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Meloni in Europa punta al commissario all’Economia anche se ora è più debole nel negoziato

Giorgia Meloni a Palazzo Chigi

 
La frattura nella destra sovranista e un possibile dato sotto le attese di Le Pen in Francia: la premier nella morsa cerca di trattare. E si impone prudenza su Trump
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Negli ultimi giorni non si è mossa e non si è esposta, mentre attorno Matteo Salvini e Viktor Orbán preparavano il nuovo gruppone dei “patrioti”. Per isolarla e farla apparire compiacente con la maggioranza Ursula, da cui però è comunque stata tenuta ai margini. Adesso per Giorgia Meloni il tempo dell’attesa tattica è scaduto. Oggi si vota in Francia, da domattina si riprenderà a trattare con Bruxelles. L’Italia proverà a rilanciare innanzitutto sul portafoglio. La premier potrebbe chiedere l’Economia, puntando su un ombrello che protegga Roma dalla tempesta sui titoli di Stato annunciata per l’autunno, ma è altamente improbabile che possa ottenerla: Roma l’ha gestita negli ultimi cinque anni con Paolo Gentiloni. Cercherà in alternativa di strappare il Mercato interno. Alla fine, comunque, si potrebbe accontentare di Bilancio e Pnrr, da affidare a Raffaele Fitto. E soprattutto, salvo stravolgimenti a Parigi, dovrà rinunciare alla vicepresidenza esecutiva della Commissione.

A urne fran…

Negli ultimi giorni non si è mossa e non si è esposta, mentre attorno Matteo Salvini e Viktor Orbán preparavano il nuovo gruppone dei “patrioti”. Per isolarla e farla apparire compiacente con la maggioranza Ursula, da cui però è comunque stata tenuta ai margini. Adesso per Giorgia Meloni il tempo dell’attesa tattica è scaduto. Oggi si vota in Francia, da domattina si riprenderà a trattare con Bruxelles. L’Italia proverà a rilanciare innanzitutto sul portafoglio. La premier potrebbe chiedere l’Economia, puntando su un ombrello che protegga Roma dalla tempesta sui titoli di Stato annunciata per l’autunno, ma è altamente improbabile che possa ottenerla: Roma l’ha gestita negli ultimi cinque anni con Paolo Gentiloni. Cercherà in alternativa di strappare il Mercato interno. Alla fine, comunque, si potrebbe accontentare di Bilancio e Pnrr, da affidare a Raffaele Fitto. E soprattutto, salvo stravolgimenti a Parigi, dovrà rinunciare alla vicepresidenza esecutiva della Commissione.

A urne francesi chiuse, dunque, tutto sarà più chiaro. Una quindicina di giorni fa Meloni pensava di poter sfruttare un successo di Marine Le Pen – e l’incepparsi del patto europeista tra Macron, Scholz e Tusk - per ritagliarsi un po’ di spazio vitale. Il piano era quello di incunearsi nella coabitazione transalpina, puntando sull’estrema debolezza dell’Eliseo per far saltare la casella di Thierry Breton, per il quale il presidente francese ha già ottenuto da von der Leyen un mega portafoglio con dentro la Concorrenza, oltre allo status di vicepresidente esecutivo.

Tutte le proiezioni degli ultimi giorni, però, dicono che è improbabile immaginare una maggioranza assoluta per i lepenisti. «Io spero che ce l’abbia – confida Ignazio La Russa parlando con il Giornale – ma temo di no». Certo, Meloni avanzerà comunque la richiesta di un “vice” esecutivo, da computare come «quota italiana» e non per i Conservatori. Ursula, però, dovrebbe rinunciare allo schema di partenza, che prevede tre vicepresidenze per le tre famiglie politiche tradizionali. E soprattutto, dovrebbe esporsi a destra, rischiando di finire impallinata dai socialisti.

E insomma, lo spazio di manovra resta assai angusto. Reso per Meloni ancora più stretto dalla frattura nella destra sovranista. Il sorpasso del gruppone dei Patrioti di Orbán e Salvini ai danni di Ecr sarà possibile grazie alla fusione tra Identità e democrazia con la pattuglia di Visegrad, con dentro Marine Le Pen: l’ha certificato anche ieri Le Monde con un titolo a tutta pagina. Un contenitore putiniano, a differenza dei Conservatori. La presidente del Consiglio intende sfruttare almeno questo asset - l’atlantismo e una linea ferma sulla crisi ucraina - nella trattativa con von der Leyen e le altre Cancellerie europee.

Ma c’è un’altra incognita a condizionare la premier, in queste ore: il destino di Joe Biden. I “patrioti” sovranisti, infatti, scommettono tutto su Donald Trump e su un’Ucraina abbandonata al proprio destino in tempi brevi. E però, la diplomazia italiana ha informato Meloni di quello che considera un esito ineluttabile: il cambio di candidatura dei democratici. Non solo: Michelle Obama non sarebbe un’ipotesi così improbabile come sembra. È evidente che l’eventuale vittoria di un presidente democratico rafforzerebbe il sostegno a Kiev. Ecco perché Meloni si mostra attendista, al momento. Non si espone, vuole capire cosa accadrà oltreoceano, e come questa eventuale rivoluzione plasmerebbe gli equilibri nella destra continentale. Meno cauto è invece La Russa: «Io credo che Biden rinuncerà. I dem stanno solo aspettando il momento giusto per annunciarlo. Anche lì c’è il tentativo di non far prevalere il giudizio libero degli elettori, “attenti al barbaro!”. Io invece non ho alcun pregiudizio verso Trump». La staffetta nella candidatura democratica stravolgerebbe di certo la corsa per la Casa Bianca. Gli effetti sarebbero immediati. Per l’Europa e per Palazzo Chigi.

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