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Meloni in un vicolo cieco dopo il voto in Francia, Tajani ora la spinge verso l’intesa col Ppe

Giorgia Meloni e Marine Le Pen

 
La premier puntava su un Macron più debole, il leader di FI: “Estrema destra destinata a perdere”
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Chi ha sentito Giorgia Meloni l’ha trovata nervosa. Tesa. Davanti a un vicolo cieco e con l’unica chance, per tenere un piede nella stanza dei bottoni dell’Ue, di affidarsi al Ppe e alla sponda di Antonio Tajani, che intanto gongola: «L’estrema destra è sempre destinata a perdere». Più che sulla vittoria di Le Pen, la premier scommetteva sull’indebolimento di Emmanuel Macron. Ma la puntata non è riuscita. Il presidente francese dovrà gestire, sì, un parlamento scombinato. Ha perso seggi. Ma rispetto al disastro delle Europee è in risalita. Tutti segnali che smentiscono la narrazione dei “Fratelli” su una destra in ascesa in Europa. E che accompagnano Meloni al tavolo delle trattative continentali in una posizione di debolezza, ad alto rischio di marginalità. È il momento più delicato, per la premier, che nelle prossime ore atterrerà a Washington per il vertice Nato, dove martedì incontrerà i leader europei. Meloni è a un bivio: sfilarsi dalla destra estrema, che a Bruxelles è emargina…

Chi ha sentito Giorgia Meloni l’ha trovata nervosa. Tesa. Davanti a un vicolo cieco e con l’unica chance, per tenere un piede nella stanza dei bottoni dell’Ue, di affidarsi al Ppe e alla sponda di Antonio Tajani, che intanto gongola: «L’estrema destra è sempre destinata a perdere». Più che sulla vittoria di Le Pen, la premier scommetteva sull’indebolimento di Emmanuel Macron. Ma la puntata non è riuscita. Il presidente francese dovrà gestire, sì, un parlamento scombinato. Ha perso seggi. Ma rispetto al disastro delle Europee è in risalita. Tutti segnali che smentiscono la narrazione dei “Fratelli” su una destra in ascesa in Europa. E che accompagnano Meloni al tavolo delle trattative continentali in una posizione di debolezza, ad alto rischio di marginalità. È il momento più delicato, per la premier, che nelle prossime ore atterrerà a Washington per il vertice Nato, dove martedì incontrerà i leader europei. Meloni è a un bivio: sfilarsi dalla destra estrema, che a Bruxelles è emarginata dal «cordone sanitario» eretto da Socialisti, Popolari e Liberali, oppure rimanere intruppata in un blocco che non sfonda e non tocca palla. Appare una magra consolazione, allora, il commento di alcuni colonnelli di FdI: siamo l’unica destra che in Europa vince. Anche perché, col risultato francese, sarà ancora più difficile per l’Italia ottenere una delega come il Mercato interno, già prenotato proprio da Parigi.

In attesa di decidere che strada imboccare, FdI nell’emiciclo di Strasburgo, dove il 18 si voterà la “fiducia” a Ursula von der Leyen, si tiene le mani libere. I Conservatori europei, che Meloni presiede, non voteranno in blocco sulla presidente della Commissione. «Ogni delegazione nazionale deciderà come votare, non c’è un vincolo di gruppo», spiegava il ministro Raffaele Fitto, in pole per un posto da commissario. Fitto pare aperturista, sul voto degli eurodeputati della fiamma: «Non c’è ancora un orientamento, ascolteremo von der Leyen, votiamo sulla base di un programma». A via della Scrofa, a maggior ragione dopo il voto francese, prende quota l’idea, ancora tutta da vagliare, di una «astensione costruttiva» a von der Leyen.

Tajani vorrebbe di più. Un sì alla tedesca, con cui si è sentito in questi giorni. Il leader azzurro parlando coi suoi la metteva così: «L’estrema destra è sempre destinata a perdere. La sinistra vince se non c’è un centrodestra con un centro forte». Per Tajani, da Parigi arriva «un monito per l’Italia. E hanno fatto bene i Républicains a non cedere a Le Pen». Lo stesso ripete in chiaro Maurizio Gasparri: «Il centrodestra vince solo al centro».

La Lega per ora resta in un imbarazzato silenzio. Matteo Salvini ha twittato in mattinata: «Avanti tutta Marine». Poi nulla. Gli unici commenti dal Carroccio sono di Claudio Borghi e Alberto Bagnai: «Lasciando la Francia a un ammucchione dominato dalla sinistra, regalano la vittoria alle presidenziali a Le Pen». Sarà. Il leader della Lega avrebbe comunque sentito, nella notte, la francese. Con cui oggi annuncerà il passaggio al gruppo dei Patrioti di Orbàn.

Sul lato domestico, l’esito del secondo turno in Francia rafforza, a destra, l’idea di smantellare i ballottaggi nei Comuni. E di abbassare l’asticella sotto al 40%, per la legge elettorale legata al premierato. Lo fa capire Carlo Fidanza, capodelegazione dei Fratelli in Ue: il sistema francese, sostiene, «favorisce alleanze innaturali che ingannano gli elettori».

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