Gros sulle elezioni in Francia: “Ma attenzione all’effetto sui mercati. Con questo risultato c’è il rischio instabilità”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniL'economista Daniel Gros
Parigi — Il risultato delle elezioni, e soprattutto la forza delle sinistre «renderà il rapporto della Francia con l’Europa molto difficile». L’economista Daniel Gros vede nero: il direttore del Center for European Policy Studies pensa che il parlamento resterà paralizzato e che non sarà una buona notizia per i mercati. E se il Nuovo fronte popolare governerà alle condizioni di Jean-Luc Mélenchon, saranno dolori sul versante dei conti pubblici: «È un programma incompatibile con la stabilità finanziaria della Francia e con il nuovo Patto di stabilità».
Gros, cosa deduce dal risultato elettorale di ieri in Francia?
«È un risultato che mi ha sorpreso. E temo che renderà il rapporto della Francia con l’Europa molto difficile».
Perché?
«Perché il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, ha detto molto chiaramente anche ieri che vuole attuare il suo programma per intero. Ed è un programma incompatibile con la stabilità finanziaria della Francia e con il nuovo Patto di stabili…
Parigi — Il risultato delle elezioni, e soprattutto la forza delle sinistre «renderà il rapporto della Francia con l’Europa molto difficile». L’economista Daniel Gros vede nero: il direttore del Center for European Policy Studies pensa che il parlamento resterà paralizzato e che non sarà una buona notizia per i mercati. E se il Nuovo fronte popolare governerà alle condizioni di Jean-Luc Mélenchon, saranno dolori sul versante dei conti pubblici: «È un programma incompatibile con la stabilità finanziaria della Francia e con il nuovo Patto di stabilità».
Gros, cosa deduce dal risultato elettorale di ieri in Francia?
«È un risultato che mi ha sorpreso. E temo che renderà il rapporto della Francia con l’Europa molto difficile».
Perché?
«Perché il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, ha detto molto chiaramente anche ieri che vuole attuare il suo programma per intero. Ed è un programma incompatibile con la stabilità finanziaria della Francia e con il nuovo Patto di stabilità. La Francia diventerà un partner molto scomodo per Bruxelles».
Ma non pensa che alla fine ci sarà una Grande coalizione tra il Nuovo Fronte Popolare e i macronisti di Renaissance?
«Io penso che dopo questo risultato così netto per la sinistra, sarà più difficile. Perché allearsi con Macron per il Nuovo Fronte Repubblicano creerebbe un grande problema con la piazza. La France Insoumise, il partito di Mélenchon, lo dice il nome stesso, non si vuole “sottomettere”. Una grande coalizione la vedo dura dopo le parole di ieri sera di Melenchon. Il suo elettorato si rivolterebbe contro di lui, lo accuserebbe di essere un traditore. Peraltro vorrei far notare che il capo del Rn, Jordan Bardella, è stato l’ultimo in ordine a menzionare l’Europa. Melenchon tace sull’Europa, come se non esistesse».
Cosa la preoccupa del programma del cartello di sinistra?
«La parte più preoccupante è la parte che riguarda i conti pubblici. La Francia è in piena procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo e Mélenchon vuole continuare a spendere. Vuole aumentare i salari nonostante la Francia abbia già un problema di competitività. Prevedo che se aumenterà il salario minimo poi sarà costretto anche a dare soldi all’industria francese che potrebbe ritrovarsi in difficoltà con le buste paga più alte. E quindi entrerà in rotta di collisione anche con le regole sugli aiuti di Stato».
Come reagiranno i mercati secondo lei? Siamo dinanzi all’hung parliament preconizzato dai sondaggi, un’assemblea paralizzata da tre grandi poli che apparentemente non si parlano?
«Per i mercati penso che sia negativo. Perché l’incertezza è peggiore di una maggioranza con un Rassemblement national “addomesticato”. Jordan Bardella aveva già detto che annullare la riforma delle pensioni non era una priorità. Insomma, aveva già dato un segnale molto forte anche in direzione dei mercati. Invece Mélenchon insiste: la prima cosa sarà l’abolizione delle riforma delle pensioni».
Secondo lei la Bce cosa farà se i mercati impazziranno? Attiverà lo scudo anti spread Tpi?
«Non c’è bisogno ora di applicarlo e comunque non c’è una ragione oggettiva per farlo. Che lo spread aumenti potrebbe essere fisiologico, ma saremmo lontani da un’instabilità che giustificherebbe l’intervento della Bce. L’importante che le banche francesi siano in grado di rifinanziarsi».
Che problemi vede con l’Ue, se la Francia continuerà a sforare con il deficit?
«Per citare l’ex presidente della Commissione Ue Juncker, “La Francia è la Francia”. Finirà come al solito. Che le regole europee non si applicheranno alla Francia. Si inventeranno che Parigi fa investimenti nel futuro e troveranno la scusa per non fare nulla. E Melenchon non accetterà comunque una multa europea. E vorrei anche ricordare che per lui la difesa dell’Ucraina viene dopo la difesa del potere d’acquisto dei francesi».
Ma forse ha ragione a difendere il potere d’acquisto, che peraltro è stato anche un punto trainante della campagna elettorale di Marine Le Pen. Insieme al problema dei salari troppo bassi.
«C’è sempre un problema di salari ma in Francia non sono diminuiti di più che altrove, l’Italia sta peggio».
Come sarà d’ora in poi il rapporto tra Francia e Germania? Già adesso è ai minimi storici.
«Ancora più difficile. Faranno buon viso a cattivo gioco ma ci sarà ancora meno in comune sull’economia, perché la nuova Francia chiederà ancora di più alla Commissione di essere protezionista e di dare aiuti alle imprese. Mentre sull’Ucraina sarà ancora più tirchia. E già dava poco, rispetto alla Germania».