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Sospiro di sollievo alla Ue, “Parigi di nuovo a bordo”. Più vicino il bis di Ursula

“Ora si riparte”, il commento a Bruxelles. Il voto in Francia premia l’europeismo, indebolisce i filorussi, rafforza le istituzioni nella nuova legislatura
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Bruxelles — È qualcosa di più di un sospiro di sollievo, è una liberazione. È la conferma che permane una capacità di reazione contro le forze antieuropee e disgregatrici. I risultati dei ballottaggi francesi rappresentano il miglior volano per le istituzioni europee che stanno affrontando l’inizio della nuova legislatura. La sconfitta del Rassemblement National di Le Pen e la vittoria di Macron e del Fronte Popolare rappresentano infatti il presupposto per l’avvio ordinato di un quinquennio che sarà comunque difficile. «Senza la Francia nella sua interezza – è il ragionamento che unisce Commissione e Consiglio europeo – sarebbe stato più difficile. Ora si riparte».

Ancora più importante, perché avviene a tre giorni dalla vittoria laburista in Gran Bretagna di un convinto europeista come Starmer che permette un riavvicinamento tra Regno Unito e Ue: «Una doppietta - il ragionamento si fa a Palazzo Berlaymont - che offre nuove prospettive».

Anche perché la preoccupazione che l’argi…

Bruxelles — È qualcosa di più di un sospiro di sollievo, è una liberazione. È la conferma che permane una capacità di reazione contro le forze antieuropee e disgregatrici. I risultati dei ballottaggi francesi rappresentano il miglior volano per le istituzioni europee che stanno affrontando l’inizio della nuova legislatura. La sconfitta del Rassemblement National di Le Pen e la vittoria di Macron e del Fronte Popolare rappresentano infatti il presupposto per l’avvio ordinato di un quinquennio che sarà comunque difficile. «Senza la Francia nella sua interezza – è il ragionamento che unisce Commissione e Consiglio europeo – sarebbe stato più difficile. Ora si riparte».

Ancora più importante, perché avviene a tre giorni dalla vittoria laburista in Gran Bretagna di un convinto europeista come Starmer che permette un riavvicinamento tra Regno Unito e Ue: «Una doppietta - il ragionamento si fa a Palazzo Berlaymont - che offre nuove prospettive».

Anche perché la preoccupazione che l’argine “antifascista” non fosse in grado di produrre un governo stabile adesso è stemperata. L’allarme agitava anche i vertici dell’Ue. Le ripercussioni sull’economia continentale e una possibile reazione emotiva dei mercati accompagnavano tutte le analisi. Sarebbero state ineliminabili in caso di vittoria lepenista.

Al di là delle mosse che farà il presidente francese Macron per la formazione del nuovo governo, i ballottaggi restituiscono – in particolare a Ursula von der Leyen che si sta apprestando a chiedere il voto al Parlamento europeo per proseguire nel suo incarico – tre fattori confortanti. Il primo riguarda appunto la “non vittoria” di Le Pen e quindi la conferma della maggioranza tradizionale dell’Ue composta da Ppe, Pse e Renew. Ossia ribadisce la possibilità di non aprire la coalizione a destra. Von der Leyen può insomma percorrere la strada tracciata a fine giugno senza obblighi nei confronti dei due-tre gruppi che stanno nascendo a destra, compreso l’Ecr di Giorgia Meloni. Anzi, proprio la costituzione della formazione sovranista dei “Patrioti” su iniziativa del premier ungherese Orbán cui è intenzionato ad aderire il Rassemblement National, libera la presidente della Commissione da eventuali vincoli istituzionali che potevano scaturire dalla nascita di un governo di destra in Francia. Un elemento ancora più confortante in considerazione del tentativo di Orbán – con il suo viaggio a Mosca - di piegare l’Ue su una linea filorussa, esattamente come dichiarato da Le Pen. Anzi, il dialogo intrapreso da Ursula con i Verdi potrebbe ricevere ulteriore legittimazione da questo voto. Non è un caso che la “spitzenkandidat” popolare stia valutando di non prendere parte al summit Nato di Washington proprio per continuare le sue trattative e individuare una maggioranza sicura in vista dello scrutinio di “fiducia” fissato per il 18 luglio.

Il secondo fattore riguarda i rapporti di forza interni al sistema dei partiti francesi e che possono avere conseguenze sugli assetti europei. In base ai risultati, infatti, potrebbe non essere indispensabile la partecipazione alla maggioranza per Palazzo Matignon della sinistra di Melenchon. E questa ipotesi sgombererebbe il campo, se confermata dai dati definitivi, anche dalle preoccupazioni legate al rischio ingovernabilità. Sia per la Commissione sia per il Consiglio Ue, si tratta soprattutto di poter contare sul pilastro francese per evitare reazioni scomposte degli investitori (nei giorni scorsi si sono abbattute sui paesi più deboli) e per evitare di rinunciare alle riforme che l’Unione sarà chiamata a studiare - e provare a realizzare - nei prossimi cinque anni. Questa legislatura viene infatti considerata quasi “costituente” per l’Ue ma la linea del leader della France Insoumise non favorirebbe questo percorso. Il ruolo di Parigi, in una fase in cui la locomotiva tedesca traina molto meno dal punto di vista politico e anche economico, diventa dunque primario. Conservare il “blocco” di comando europeista è la prima esigenza dei rappresentanti brussellesi.

Il terzo punto riguarda la partecipazione al voto. Come per il primo turno, anche nel secondo si è registrata una crescita consistente dell’affluenza che viene valutata a Bruxelles come la prova che dinanzi al pericolo sovranista, si forma «una risposta dei cittadini».

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