Abuso d’ufficio, Tescaroli: “Cancellarlo va contro la Costituzione e l’Europa. A rischio i processi in corso e quelli già chiusi”
di Liana MilellaDottor Luca Tescaroli, nella sua carriera da pm e procuratore aggiunto tra Palermo, Roma e Firenze, e da domani come capo della procura di Prato, lei ha avuto a che fare sia con l’abuso d’ufficio che con il traffico d’influenze. La decisione di abrogare il primo rischia di andare contro la nostra Carta?
“Potrebbero sussistere dubbi di costituzionalità perché la convenzione di Merida del 2003, ratificata dall’Italia nel 2009, prevede proprio all’articolo 19 l’abuso d’ufficio e stabilisce che ciascuno Stato esamini l’adozione di misure necessarie per prevederlo”.
Ritiene che questa regola sia tassativa?
“Io sto alla norma nella quale è scritto che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.
E l’Italia, avendo firmato quella convenzione, a questo punto è obbligata per forza a rispettarla? Il giurista Gatta sostiene di sì.
“L’Italia, innanzi…
Dottor Luca Tescaroli, nella sua carriera da pm e procuratore aggiunto tra Palermo, Roma e Firenze, e da domani come capo della procura di Prato, lei ha avuto a che fare sia con l’abuso d’ufficio che con il traffico d’influenze. La decisione di abrogare il primo rischia di andare contro la nostra Carta?
“Potrebbero sussistere dubbi di costituzionalità perché la convenzione di Merida del 2003, ratificata dall’Italia nel 2009, prevede proprio all’articolo 19 l’abuso d’ufficio e stabilisce che ciascuno Stato esamini l’adozione di misure necessarie per prevederlo”.
Ritiene che questa regola sia tassativa?
“Io sto alla norma nella quale è scritto che la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.
E l’Italia, avendo firmato quella convenzione, a questo punto è obbligata per forza a rispettarla? Il giurista Gatta sostiene di sì.
“L’Italia, innanzitutto, ha già da tempo ratificato la convenzione sottoscrivendola, e quindi è certamente obbligata ad adottare le misure necessarie per punire l’eventuale reato. Invece, abrogandolo, potrebbe porsi in contrasto con la Convenzione”.
L’Italia sta violando gli accordi internazionali che ha sottoscritto vent’anni fa?
“Sono proprio gli accordi internazionali sottoscritti dal nostro Paese a porci in una situazione di criticità con l’Europa”.
E per l’esperienza che lei ha maturato negli anni su questi processi ritiene che il nuovo reato di peculato per distrazione, introdotto nel decreto sulle carceri dal Guardasigilli Carlo Nordio, possa bastare per coprire i casi che resterebbero scoperti in base alla convenzione di Merida?
“Direi proprio di no. Perché comunque restano dei vuoti di tutela. Ci sono infatti una serie di casi che oggi rientrano nell’abuso d’ufficio e che non verrebbero coperti dal nuovo peculato per distrazione. Faccio degli esempi. L’ipotesi di chi favorisce qualcuno in un concorso pubblico e nelle pubbliche selezioni. E ancora la violazione dell’obbligo di astensione qualora ci si trovi di fronte a un conflitto di interessi”.
È proprio sicuro che per questo e per altri casi non sia disponibile nessuno di quei 17 reati del parterre della corruzione che proprio Nordio cita spesso e che ha utilizzato per giustificare in Europa il taglio dell’abuso d’ufficio?
“Lo è certamente per i casi citati. E mi chiedo inoltre, una volta soppresso l’abuso d’ufficio, che reato potrebbe essere contestato di fronte a un caso di illegittimo affidamento diretto dei lavori di un appalto senza che vi siano le condizioni per non effettuare la gara. In pratica ciò si verifica tutte le volte che si evita la gara motivandolo con una situazione di inesistente urgenza”.
L’abuso d’ufficio però copre tantissimi casi. Per questo sindaci e pubblici amministratori hanno chiesto di sopprimerlo.
“Di certo copre le condotte prevaricatrici di abuso che vengono poste in essere senza una dazione o una promessa di utilità, oppure di vantaggio economico. Ma l’abuso copre anche la distrazione di denaro pubblico a favore di terzi, basti pensare a una consulenza illegittima per somme ingenti. Ma anche il mancato rinnovo di incarichi o il demansionamento di dipendenti pubblici per scopi ritorsivi”.
Alla luce dei processi che ha seguito ritiene che, facendo il caso dell’ambito sanitario, una volta tolto l’abuso d’ufficio non si possa più agire contro un pubblico ufficiale che viola le regole?
“Questo purtroppo è un caso frequente. In esso ricadono tutti i pubblici ufficiali e incaricati di pubblico ufficio in servizio presso aziende sanitarie od ospedaliere che agiscano per favorire cliniche private o case farmaceutiche oppure che violino le regole sulle prestazioni intramoenia. Una volta cancellato l’abuso d’ufficio questi comportamenti resteranno impuniti”.
Per un reato che viene soppresso ce n’è uno invece, il traffico d’influenze, che viene solo “ristretto”. Anche in questo caso Gatta considera esiziali i tagli contenuti nel ddl. E lei?
“Il nuovo testo riduce in modo significativo l’ambito di applicazione del reato rispetto alla norma attuale che persegue condotte prodromiche a successivi accordi corruttivi. Perché sussista questo illecito, rispetto al testo oggi in vigore, le relazioni del mediatore con il pubblico ufficiale o con l’incaricato di pubblico servizio dovranno esistere davvero ed essere effettivamente sfruttate, e non solo vantate. Tutto questo deve avvenire intenzionalmente. E l’utilità data o promessa dal mediatore dev’essere di natura economica”.
Non basterebbe la promessa di un futuro posto di lavoro?
“Qui c’è il rischio che la nuova norma si traduca in una abolitio criminis e possa risultare non del tutto conforme rispetto alle previsioni europee e in particolare all’articolo 12 della Convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d’Europa del 1999 e all’articolo 11 della proposta di direttiva sempre sulla corruzione della Commissione Ue del 3 maggio scorso”.
L’Italia cosa può subire? Solo un richiamo oppure una sanzione?
“Il pericolo è duplice. Anche in questo caso, come per l’abuso d’ufficio, sussiste il rischio d’incostituzionalità perché l’articolo 117 della Carta, al primo comma, prevede che la potestà legislativa sia esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto anche dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali, che in questo caso non sarebbero rispettati, perché l’Italia sta cancellando le norme che consentono di punire il traffico d’influenze del mediatore che asserisce solo di avere relazioni con il pubblico funzionario”.
Dopo aver tagliato dal codice penale il reato di millantato credito, proprio perché veniva introdotto nel 2012 il traffico di influenze, che succede adesso se il legislatore chiede perentoriamente che sia dimostrato un passaggio di denaro?
“C’è una abolitio criminis con la conseguenza che il fatto non costituisce più reato e se c’è stata una condanna ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”.
Anche in questo caso potranno saltare dei processi in corso, nonché dovranno essere riviste le sentenze di condanna definitiva già emesse?
“Temo proprio di sì”.