WASHINGTON – E’ il giorno delle bombe russe su Kiev, ma anche quello in cui la Francia certifica la sconfitta di Marine Le Pen. Giorgia Meloni si ferma quattro minuti nella hall dell’hotel Saint Regis. Condanna l’aggressione russa, che dimostra come Mosca faccia “propaganda” quando sostiene di volere una soluzione pacifica del conflitto e intanto “si accanisce sui bambini” ricoverati per curare il cancro. Poi si avventura in una lettura del voto francese, sostanzialmente per negare che il Rassemblement National abbia perso le elezioni mentre il blocco di sinistra abbia vinto ed Emmanuel Macron ottenuto un risultato assai migliore delle aspettative. “Nessuno dei tre schieramenti è in grado di governare da solo, nessuno può cantare vittoria”. Un segnale diretto soprattutto al Presidente francese, che ha contribuito ad escluderla dalla trattativa sui top jobs europei. E che serve a non abbandonare del tutto il sostegno ai lepenisti, a favore dei quali si era esposta a pochi giorni dal secondo turno. Di certo, un’entrata a gamba tesa su un terreno – quello dell’esito elettorale di un Paese alleato – che forza il galateo istituzionale tra capi di Stato e di governo. E che infatti suona come una pesante e inedita invasione di campo.
Il primo quesito, però, riguarda la nascita del gruppo dei “patrioti”, un gruppo filoputiniano che in queste ore preme per far saltare Ursula von der Leyen, scegliendo di guardare a Donald Trump e a un possibile accordo con Vladimir Putin a scapito di Kiev. C’è dentro Matteo Salvini, che avverte la premier: se sostieni la nuova Commissione sei finita. Dichiarazione poi smentita dall’interessato. Sul punto, Meloni non si espone e sceglie una risposta diplomatica, anche se l’operazione di Orban, del segretario leghista e di Le Pen mira comunque a danneggiare i suoi Conservatori: “L’dea di un gruppo apertamente filoputiniano – si limita a replicare a chi le chiede se sia preoccupata per questa dinamica - è più una ricostruzione da osservatore”. Poi affronta l’attacco missilistico sulla capitale ucraina: “Le immagini dei bimbi per strada a seguito del bombardamento dell’ospedale pediatrico oncologico di Kiev sono spaventose e penso che offrano una dimensione della reale volontà di una certa propaganda russa di cercare una soluzione pacifica al conflitto, come molto spesso sentiamo dire. Quando si aggredisce la popolazione civile con questa veemenza e ci si accanisce sui bambini - dice la premier - i segnali che arrivano sono altri rispetto a quello che una certa propaganda vorrebbe diffondere”.
Sul voto francese il giudizio di Meloni prova ad andare controcorrente e a negare il pessimo risultato dei lepenisti, sfidando però numeri assai inferiori alle aspettative: “La lettura che ho visto di una sconfitta del RN sembra un po’ semplicistica – dice - Se guardiamo la realtà, vediamo che non può cantare vittoria nessuno. C’erano tre schieramenti, nessuno dei tre si è affermato ed è in grado di governare da solo”. Poi la premier insiste: “All’interno di questi tre schieramenti ci sono anche alcune differenze molto evidenti, quindi vedremo cosa accadrà. Comunque il risultato elettorale è che nessuno ha vinto le elezioni”.
La presidente del Consiglio, che molto si era esposta per Le Pen, deve come detto tenere il punto: “Il Rassemblement National, per paradosso, è quello che ha guadagnato più seggi. Dopodiché vedremo la formazione del governo, ma su questo non mi addentro perché non sono dinamiche che mi competono”. L’ultimo passaggio serve a rivendicare la stabilità dell’esecutivo che presiede, soprattutto rispetto al rebus francese: “Per esperienza personale posso dire che è più facile governare quando si sta insieme perché si condividono delle idee, piuttosto che quando si condivide un nemico, però non mi infilo nelle dinamiche degli altri. C’era un tempo in cui l’Italia era una nazione instabile mentre alcune nazioni europee avevano governi molto solidi, oggi vediamo una realtà assai diversa. Un’Italia con un esecutivo molto solido in un’Europa in cui ci sono esecutivi molto meno stabili del nostro. E penso che questo debba renderci orgogliosi”.