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Sofo: “No a un supergruppo di destra. FdI nei Conservatori conta di più”

Intervista all’ex eurodeputato FdI e marito di Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen
2 minuti di lettura

Vincenzo Sofo, uscente eurodeputato di FdI e marito di Marion Maréchal, ritornata nel Rassemblement National guidato dalla zia Marine Le Pen, conosce bene ovviamente la politica francese.

È sorpreso dall’esito finale?

«Fino a un certo punto. La Francia ha un sistema elettorale pensato ad hoc per ribaltare le indicazioni dei cittadini con manovre politiche. L’alleanza capeggiata dal Rn ha raccolto dieci milioni di voti ma come seggi risulta terza dietro alla sinistra che ne ha raccolti sette milioni e a Macron che ne ha raccolti sei, una stortura democratica che in questi anni ha provocato una spaccatura sociale destinata a esplodere».

La destra ha “non perso”?

«Il fatto è che la maggioranza dei francesi oggi chiede politiche di destra, soprattutto su immigrazione e sicurezza, eppure la Francia avrà di nuovo un governo che farà esattamente il contrario».

Vincenzo Sofo, uscente eurodeputato di FdI e marito di Marion Maréchal, ritornata nel Rassemblement National guidato dalla zia Marine Le Pen, conosce bene ovviamente la politica francese.

È sorpreso dall’esito finale?

«Fino a un certo punto. La Francia ha un sistema elettorale pensato ad hoc per ribaltare le indicazioni dei cittadini con manovre politiche. L’alleanza capeggiata dal Rn ha raccolto dieci milioni di voti ma come seggi risulta terza dietro alla sinistra che ne ha raccolti sette milioni e a Macron che ne ha raccolti sei, una stortura democratica che in questi anni ha provocato una spaccatura sociale destinata a esplodere».

La destra ha “non perso”?

«Il fatto è che la maggioranza dei francesi oggi chiede politiche di destra, soprattutto su immigrazione e sicurezza, eppure la Francia avrà di nuovo un governo che farà esattamente il contrario».

Ma la destra ha fatto errori?

«A mio avviso la destra francese continua a pagare l’incapacità di ragionare in termini di coalizione. Per la prima volta c’è stato un tentativo ma giunto in modo tardivo, precipitoso e parziale, provocando implosioni sia in Reconquête dove il rifiuto di Zemmour di collaborare con il Rn è stato sconfessato da gran parte del suo partito schieratosi a supporto dell’alleanza, sia nei repubblicani dove al contrario Eric Ciotti ha aperto all’alleanza facendosi sconfessare da gran parte del suo partito, andato in solitaria in alcuni casi con accordi sottobanco con i macronisti».

Che strategia metterà in campo Le Pen da qui alle presidenziali?

«Secondo me il salto di qualità che la destra francese deve fare è strutturare una coalizione stile centrodestra italiano perché centristi ed estrema sinistra, in apparenza acerrimi nemici, hanno dimostrato di essere in realtà legati da un filo conduttore che permette loro di estrarre dal cilindro alleanze ogni volta che si presenta la necessità».

Zemmour è sparito: come mai?

«Reconquête nasceva dalla richiesta da parte dell’elettorato di destra di una forza conservatrice che si facesse motore di quella tanto anelata coalizione che Rn e gollisti non sono mai riusciti a fare. La campagna anti-Rn fatta da Zemmour durante le Europee con conseguente impossibilità di arrivare a un accordo con Le Pen è stata dunque punita dal suo elettorato».

Questo voto secondo lei rinforza l’asse popolari-socialisti in Europa?

«Sul breve termine potrebbe indurli a pensare che quella sia la strada giusta. Ma già a 24 ore dal voto gli effetti di un’alleanza contronatura già si fanno sentire e sono iniziati i primi litigi. La Francia è politicamente paralizzata, sia che si formi una maggioranza da Macron a Mélenchon sia che se ne faccia una con fuori solo Mélenchon e Le Pen, la durata di vita stimata da molti è di appena un anno, tempo di poter tornare di nuovo al voto. E a quel punto non ci saranno più argomenti per impedire alla destra la vittoria».

Intanto Le Pen e Salvini entrano nel gruppo di Orbán e supera i conservatori. Che ne pensa?

«Se Giorgia Meloni avesse ceduto alla tentazione certo seducente di un supergruppo europeo, con i risultati francesi avremmo rischiato di vedere tutte le destre europee sterilizzate da un supercordone sanitario. L’intuizione di Meloni nello scorso mandato europeo è stata proprio quella di non cedere a questa suggestione scommettendo sul mantenimento di Ecr, più piccolo di Id ma che grazie a tale scelta ha guadagnato un’influenza della quale hanno beneficiato le destre tutte. Lo scenario non è tanto cambiato, l’esistenza di due gruppi differenti resta la cosa migliore. Lo stesso gruppo di Orbán considera Ecr interlocutore indispensabile».

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