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Inferno carceri, un suicidio ogni tre giorni. Detenuto muore durante lo sciopero della fame

FIRENZE - rivolta al carcere di Sollicciano Andrea Ruggeri/CGE Fotogiornalismo 
54 suicidi nel 2024 e 61 mila detenuti, ma i posti sono solo 47.300. Rispetto al 2023 si sono tolte la vita già 20 persone in più. E a Trieste rivolta per il caldo
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ROMA — Il carcere diventa condanna a morte e il numero delle sue vittime continua a salire. Chi è chiamato a fare le leggi, intento nell’abolizione del reato di abuso d’ufficio, sembra non accorgersi dello scempio e lascia le donne in stato di gravidanza e con bambini di un anno dietro le sbarre. C’è infatti un decreto carceri in discussione in commissione al Senato che nulla contiene per far fronte all’emergenza che vede detenuti accalcati in condizioni disumane. Ieri la rabbia è esplosa nel carcere di Trieste dove, anche a causa del caldo soffocante, le persone si sono ribellate: urla, vetri rotti, incendi e feriti.

Sono 54 i detenuti che si sono tolti la vita nel 2024, uno ogni tre giorni, venti in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno…

ROMA — Il carcere diventa condanna a morte e il numero delle sue vittime continua a salire. Chi è chiamato a fare le leggi, intento nell’abolizione del reato di abuso d’ufficio, sembra non accorgersi dello scempio e lascia le donne in stato di gravidanza e con bambini di un anno dietro le sbarre. C’è infatti un decreto carceri in discussione in commissione al Senato che nulla contiene per far fronte all’emergenza che vede detenuti accalcati in condizioni disumane. Ieri la rabbia è esplosa nel carcere di Trieste dove, anche a causa del caldo soffocante, le persone si sono ribellate: urla, vetri rotti, incendi e feriti.

Sono 54 i detenuti che si sono tolti la vita nel 2024, uno ogni tre giorni, venti in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando i suicidi, fino a giugno, erano stati 34. Ed è così che in Italia si muore di detenzione e di sovraffollamento. L’assistenza psicologica è poca e la polizia penitenziaria è sempre più in sofferenza. In celle sporche e prive di spazi e servizi vitali, il 3 luglio scorso c’erano 61.547 persone quando i posti disponibili, sulla carta, sarebbero 51.178 mila ma scendono a 47.300 perché alcune prigioni sono inagibili. Ciò significa che ci sono oltre 14.200 detenuti in più.

In queste celle, che diventano loculi, non c’è solo chi si suicida, ma ci sono anche detenuti che muoiono in condizioni disumane. Dall’inizio dell’anno sono 62 a cui si aggiungono sei persone appartenenti al corpo di polizia penitenziaria.

Basti pensare che in poco più di dodici mesi, ad Augusta, nello stesso carcere, hanno perso la vita tre persone in sciopero della fame. L’ultima, Giulio Arena, un ergastolano di 68 anni deceduto lo scorso 28 giugno nell’ospedale di Catania dove era stato trasferito in condizioni già disperate ed era tenuto in vita da una soluzione fisiologica salina. Da dicembre dello scorso anno aveva smesso di bere e di mangiare per protestare contro una condanna che riteneva ingiusta. Qualcosa si poteva fare. In tempo. «Nei casi di astinenza totale dal cibo e dall’acqua - dice il garante dei detenuti di Siracusa, Giovanni Villari - andrebbe resa obbligatoria la nutrizione artificiale. La soluzione fisiologica salina endovena non può salvare una vita». In molti casi chi muore è giovane. Il 4 luglio scorso è stata una giornata nera con tre suicidi: un detenuto a Livorno di 35 anni, un ragazzo di 20 anni nel carcere di Sollicciano a Firenze e un terzo a Pavia, anche lui di 20 anni.

Proprio il giorno prima il Consiglio dei ministri aveva approvato il decreto Carceri «senza sconti di pena o indulgenze gratuite», per utilizzare le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Piuttosto, secondo il guardasigilli, sarà l’abolizione dell’abuso d’ufficio ad «avere un impatto sul numero dei reclusi». Quindi la legge approvata due giorni fa dalla Camera in via definitiva, quella che rimuovere il reato dei cosiddetti colletti bianchi e che impedisce di indagare su presunte cattive condotte da parte degli amministratori e funzionari dello Stato, sarebbe per il governo la soluzione del problema. Anche se, in realtà, i detenuti per reati contro la pubblica amministrazione si riducono a poche unità.

Dunque, una visione miope, secondo Pd e Avs e per Roberto Giachetti di Italia viva che, pronto a denunciare Nordio, propone di elevare la detrazione di pena per la liberazione anticipata da 45 a 60 giorni. Il viceministro azzurro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto è convinto che si possa «fare di più» rispetto al decreto. Ma si è già parecchio fuori tempo.

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