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“Tentò di boicottare lo sciopero dei giornalisti”. Condannata la Rai

Il Direttore Rainews24 Paolo Petrecca a "A 10 anni dalla nascita Costruiamo l'Italia del Futuro" la festa di Fratelli d'Italia per il decennale dalla fondazione a Piazza del Popolo Roma, 16 dicembre 2022. ANSA/FABIO CIMAGLIA  (ansa)

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Pressioni e censura delle ragioni della protesta del 6 maggio: il giudice sancisce il comportamento antisindacale
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Il sindacato lo aveva già denunciato pubblicamente, ora arriva anche il pronunciamento del tribunale del Lavoro di Roma: la Rai a trazione meloniana il 6 maggio, giorno dello sciopero indetto da Usigrai, attuò un comportamento antisindacale. Nel tentativo di depotenziare e boicottare la protesta delle giornaliste e dei giornalisti del servizio pubblico, indirizzata anche verso le intromissioni del governo sull’informazione e che ebbe adesioni del 75 per cento. «Troppa foga: volevano andare in onda a tutti i costi, ma quando ci sono delle regole vanno rispettate», dice il segretario di Usigrai Daniele Macheda.

Entrando nel merito del provvedimento, Rai è stata condannata a pubblicare la sentenza della giudice Laura Cerroni per due giorni consecutivi su Repubblica, Stampa e Corriere della Sera, sia sui giornali che online, e sui siti Rai.it e Rainews.it. Poi dovrà rilanciare il comunicato sindacale Usigrai nei tg di Rai News 24 — la testata diretta da Paolo Petrecca che ne aveva depenna…

Il sindacato lo aveva già denunciato pubblicamente, ora arriva anche il pronunciamento del tribunale del Lavoro di Roma: la Rai a trazione meloniana il 6 maggio, giorno dello sciopero indetto da Usigrai, attuò un comportamento antisindacale. Nel tentativo di depotenziare e boicottare la protesta delle giornaliste e dei giornalisti del servizio pubblico, indirizzata anche verso le intromissioni del governo sull’informazione e che ebbe adesioni del 75 per cento. «Troppa foga: volevano andare in onda a tutti i costi, ma quando ci sono delle regole vanno rispettate», dice il segretario di Usigrai Daniele Macheda.

Entrando nel merito del provvedimento, Rai è stata condannata a pubblicare la sentenza della giudice Laura Cerroni per due giorni consecutivi su Repubblica, Stampa e Corriere della Sera, sia sui giornali che online, e sui siti Rai.it e Rainews.it. Poi dovrà rilanciare il comunicato sindacale Usigrai nei tg di Rai News 24 — la testata diretta da Paolo Petrecca che ne aveva depennato la lettura in alcune edizioni — , con la dicitura: “Il presente comunicato sindacale viene letto oggi, in virtù di provvedimento giudiziale, in quanto la sua lettura era stata illegittimamente omessa nella giornata di sciopero proclamata per il 6 maggio”. Il 12 agosto è atteso un altro pronunciamento per quanto avvenne quel giorno a Pescara (al tg regionale lessero il comunicato inserendo altre considerazioni); il 30 settembre invece su una vicenda che riguarda Bari, dove la direzione locale anche lì omise il comunicato sindacale. Il ricorso era stato presentato da Stampa romana, l’associazione sindacale dei giornalisti del Lazio.

Su un punto la giudice non ha dato ragione ai ricorrenti, ovvero la contestazione della procedura dell’edizione straordinaria lanciata dal direttore del Tg1 Gianmarco Chiocci (fedelissimo di Giorgia Meloni pure lui) per la strage di Casteldaccia, dove morirono 5 operai. La norma vuole che, di fronte all’edizione straordinaria, i giornalisti in sciopero possano essere richiamati. Ed è quel che fece Chiocci, secondo Usigrai non solo strumentalmente ma più che altro non avvertendo prima come da procedura corretta il Comitato di redazione della testata. La comunicazione però avvenne dopo, Chiocchi fece lo speciale con chi non scioperava e quindi va bene così, è stato il giudizio in sostanza. Probabile comunque che venga fatto un ricorso.

Sul piano politico, il Pd adesso chiede le dimissioni di Petrecca: l’ultima vicenda segue il suo esposto all’ordine dei giornalisti contro il Comitato di redazione di Rai News 24 e il non aver mandato in onda uno speciale sulle elezioni francesi. «In Rai — è la denuncia dei dem — è una gestione totalmente fallimentare, basta guardare gli ascolti. Un atmosfera insostenibile per chi ci lavora, basta vedere i tanti addi di persone serie e professionali. Uno strumento di propaganda che non è più in grado di assicurare il diritto a una corretta informazione. Petrecca non può più restare al suo posto. Chiediamo un sussulto di dignità ai vertici dell’azienda, chiediamo le dimissioni immediate».

Difficile che da Fdi e soci avvenga una qualche forma di autocritica o provvedimento. Basta vedere la reazione di Unirai, il sindacatino di destra (250 iscritti su 2 mila giornalisti) fondato con la benedizione del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e del direttore generale Giampaolo Rossi. «Il muro è caduto. Il monopolio è finito. Qualcuno si metta l’anima in pace», dice come un disco rotto il segretario Francesco Palese. Questo nel mentre Federico Mollicone, responsabile nazionale cultura di Fdi, se la prende con il Cdr del Tg1 per non aver commentato l’“assoluzione” di Chiocci («Per qualcuno ogni occasione è buona per imbastire un regolamento di conti, ribadire un’idea del servizio pubblico dependance dei partiti, terreno di guerra tra bande», è la replica di Stampa romana); e, ancora, nel mentre l’amministratore delegato Roberto Sergio in commissione Vigilanza Rai ha inviato una nota per difendere in toto il lavoro della Rai il giorno delle consultazioni francesi che videro la destra di Le Pen sconfitta.

Tutto a posto, tutto funziona alla grande, è insomma la tesi governativa. Ma nel nostro Paese è in atto un «continuo assalto all’indipendenza del giornalismo che deve allarmare chiunque abbia a cuore il funzionamento stesso della democrazia», è invece la denuncia della segretaria e del presidente di Fnsi, Alessandra Costante e Vittorio Di Trapani. Hanno inviato una seconda lettera alla vicepresidente Vera Jourová, commissaria Ue per i Valori e la Trasparenza. Il caso Italia a Bruxelles è aperto, a Roma fanno finta di nulla.

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