Luca Zaia: “Armi a Kiev? Chiudiamola qui. È giunto il tempo della diplomazia”
di Enrico FerroLa guerra, le riforme dell’autonomia differenziata e del premierato, le tensioni nella Lega e gli attriti tra gli azionisti di maggioranza del governo Meloni. Luca Zaia, a 15 mesi da quello che (al momento) è il suo ultimo mandato come governatore della Regione Veneto, entra in gioco in tutte queste partite.
Presidente, partendo dalla situazione internazionale: il governo rinnova gli aiuti militari all’Ucraina e gli Stati Uniti annunciano il rifornimento di missili a corto raggio V-Shorad in supporto alla brigata Usa di stanza a Vicenza. La Lega non è d’accordo, lei cosa ne pensa?
«E lo chiedete a un obiettore di coscienza? Hemingway diceva che la guerra è il contesto in cui gli uomini peggiori mandano a morire gli uomini migliori. Io penso che le guerre non si siano mai risolte uccidendo la gente. L’epilogo è sempre stato l’armistizio, la pace e l’azione diplomatica».
Più che missili diplomazia, quindi?
«I grandi della terra sono tali solo se risolvono il problema della guerra, a…
La guerra, le riforme dell’autonomia differenziata e del premierato, le tensioni nella Lega e gli attriti tra gli azionisti di maggioranza del governo Meloni. Luca Zaia, a 15 mesi da quello che (al momento) è il suo ultimo mandato come governatore della Regione Veneto, entra in gioco in tutte queste partite.
Presidente, partendo dalla situazione internazionale: il governo rinnova gli aiuti militari all’Ucraina e gli Stati Uniti annunciano il rifornimento di missili a corto raggio V-Shorad in supporto alla brigata Usa di stanza a Vicenza. La Lega non è d’accordo, lei cosa ne pensa?
«E lo chiedete a un obiettore di coscienza? Hemingway diceva che la guerra è il contesto in cui gli uomini peggiori mandano a morire gli uomini migliori. Io penso che le guerre non si siano mai risolte uccidendo la gente. L’epilogo è sempre stato l’armistizio, la pace e l’azione diplomatica».
Più che missili diplomazia, quindi?
«I grandi della terra sono tali solo se risolvono il problema della guerra, altrimenti non valgono granché. Una carica come il presidente degli Stati uniti, che noi percepiamo come riferimento democratico, dovrebbe risolvere questi problemi. Io sono d’accordo con il Papa che ci ha indicato una via».
Dunque è contro il sostegno a Kiev?
«Non ci sono dubbi su chi sia l’aggredito e chi l’aggressore, ma bisogna chiuderla questa partita».
Passando alla politica italiana, cosa ne pensa del premierato?
«Sono un grande sostenitore del premierato, perché mutua un’esperienza positiva che noi abbiamo già fatto con i referendum di Segni dei primi anni ’90. A volte non si ricordano queste cose: allora sindaco e presidente di Regione venivano indicati dai partiti, prima della conquista all’elezione diretta da parte di noi cittadini».
Quali pensa potranno essere le conseguenze pratiche?
«È una bella soluzione per coinvolgere la gente e convincerla a venire a votare. Penso soprattutto ai giovani».
Perché proprio ai giovani?
«In questo mondo digitale e iperconnesso i giovani sono abituati a scelte dirette. Mi scrivono su Instagram e TikTok e poi dobbiamo spiegargli che non possono scegliere il loro leader perché qualcuno lo fa al posto loro?».
Autonomia. Come giudica l’atteggiamento oppositivo dei presidenti delle Regioni a statuto speciale?
«Sfatiamo una leggenda metropolitana. C’è solo la Sardegna che si è dichiarata contraria».
Dunque è solo Alessandra Todde contro l’autonomia differenziata?
«Ha posizione molto ideologica, rappresenta un partito che è contro l’autonomia. Niente di nuovo. Ma io non accuso nessuno. I primi giorni sono sempre difficili per chiunque. Ricordo soltanto che in Veneto ogni cittadino lascia al Fisco circa 4 mila euro l’anno e che più di 600 milioni vanno alla Sardegna. Però voglio tendere una mano, non spariamoci addosso tra noi».
Cosa pensa dei tre emendamenti presentati dal governatore De Luca in tema di sanità?
«In Veneto abbiamo ristrutturato la nostra sanità. Il vero tema è capire perché i cittadini fanno le valigie per andare a curarsi fuori regione. È ridicolo giustificarlo dicendo che altri territori hanno avuto di più».
Con Stefano Bonaccini siete ancora amici o il rapporto si è guastato sul terreno dell’autonomia differenziata?
«Io non ho mai messo in discussione rapporti umani in ragione di scelte politiche. Il Pd dal 2011 al 2022 è stato presente nella maggior parte dei governi del Paese, difendendo i principi dell’autonomia senza realizzarla. Oggi che è legge viene messa in discussione proprio dalla sinistra».
Peraltro, dopo i 15 giorni di vacatio legis, il 13 luglio la legge è entrata ufficialmente in vigore.
«Ora vogliamo procedere rispettando il rapporto con il governo. A questo proposito, la mia lettera non era una dichiarazione di guerra ma una ripresa del dialogo. Abbiamo chiesto di aprire un tavolo di confronto su 9 materie, non vuol dire che le chiederemo da subito tutte. Anch’io conosco il tema della gradualità».
Cosa pensa della questione delle liste d’attesa?
«Sono una priorità nazionale a difesa di un sistema che non deve abdicare alla cura pubblica dei cittadini. Sono convinto che, nell’interesse del bene comune, governo e regioni dovranno trovare una soluzione rispettosa dei cittadini».
Qual è, secondo lei, lo stato di salute della Lega?
«Ho visto momenti migliori e vissuto momenti peggiori. Le europee le ha vinte Giorgia Meloni ma noi abbiamo raggiunto un ottimo risultato alle amministrative. La Lega è un partito ancora molto radicato sul territorio, su cui dobbiamo investire. Credo che i temi identitari del popolo e dei giovani siano nelle corde della buona politica. Ma noi per primi dobbiamo crederci».