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La destra e Trump. Meloni: “Il dialogo fermi la violenza”. Ma Salvini attacca

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con il vicepremier Matteo Salvini (Ansa)

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La premier: “Nel dibattito ci sono limiti da non superare”. Il leghista: “La sinistra arma le menti deboli”. Mattarella: “Deteriorato il tessuto civile”
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Per la destra italiana è l’ora del derby su Trump. Prima dell’attentato all’ex presidente americano, FdI aveva optato per una linea prettamente istituzionale, quasi di equidistanza rispetto alla corsa elettorale dall’altro lato dell’Atlantico. Pur vivendo con fastidio le manovre di Salvini e soci, pronti a presentarsi come i più trumpiani dello Stivale, a via della Scrofa finora è stato seguito l’ordine di Giorgia Meloni, che da presidente del Consiglio non può compromettere i rapporti coi Democratici Usa, metti che alla fine vinca Biden o un nuovo candidato dell’asinello.

I fatti di Butler un po’ cambiano lo scenario. Anche se il Carroccio insiste nella sua narrazione: «Penso di essere uno dei pochi, se non il solo, a sostenere da tempo l’utilità della vittoria di Trump», rimarcava ieri mattina Salvini, intervistato al Tg1. Il vicepremier leghista, col resto del partito, ha tutta l’intenzione di alzare i decibel della polemica. Twitta da tifoso: «Go Donald Go». Se la prende con …

Per la destra italiana è l’ora del derby su Trump. Prima dell’attentato all’ex presidente americano, FdI aveva optato per una linea prettamente istituzionale, quasi di equidistanza rispetto alla corsa elettorale dall’altro lato dell’Atlantico. Pur vivendo con fastidio le manovre di Salvini e soci, pronti a presentarsi come i più trumpiani dello Stivale, a via della Scrofa finora è stato seguito l’ordine di Giorgia Meloni, che da presidente del Consiglio non può compromettere i rapporti coi Democratici Usa, metti che alla fine vinca Biden o un nuovo candidato dell’asinello.

I fatti di Butler un po’ cambiano lo scenario. Anche se il Carroccio insiste nella sua narrazione: «Penso di essere uno dei pochi, se non il solo, a sostenere da tempo l’utilità della vittoria di Trump», rimarcava ieri mattina Salvini, intervistato al Tg1. Il vicepremier leghista, col resto del partito, ha tutta l’intenzione di alzare i decibel della polemica. Twitta da tifoso: «Go Donald Go». Se la prende con la sinistra, a indagini ancora in corso sul movente dell’attentatore (che peraltro era iscritto al Gop). Salvini preferisce, da subito, soffiare sul fuoco: «I toni di certa sinistra rischiano di armare le mani di deboli di mente». Un flusso di invettive, che sfocia in una gaffe. Perché Salvini, al primo telegiornale Rai, dice testuale: «Spero che (l’episodio di Butler, ndr) serva a chi semina odio contro le destre, contro i fascisti, contro i razzisti».

In attesa di un vertice tra i leader di maggioranza (oggi è ipotizzato un Cdm, «da confermare), FdI non sposa il piglio aggressivo dei leghisti. Anzi invita «ad abbassare i toni». La stessa premier Meloni, dopo la solidarietà al tycoon, si augura che «prevalga dialogo e responsabilità su odio e violenza». E in un altri due messaggi sui social - uno corredato dalla foto dell’ex presidente insanguinato - si mostra preoccupata per «limiti che non dovrebbero mai essere superati». Ma a differenza di Salvini non se la prende con una parte politica: «È un monito per tutti, indipendentemente dallo schieramento». Poi però aggiunge: «Servono parole chiare. Silenzi, minimizzazioni e demonizzazioni non sono giustificabili e creano l’humus che produce atti come quello a cui il mondo ha assistito». Dentro FdI comunque qualcosa si muove. Il deputato Antonio Giordano, segretario dei Conservatori, nelle prossime ore sarà alla Convention repubblicana. Ed era già previsto (la Lega invece non ci sarà). Ma per la prima volta dall’inizio della campagna Usa, FdI sembra rivendicare il suo gemellaggio col Grand Old Party, nell’ambito dei Conservatori. Una nota di via della Scrofa esprime «vicinanza ai Repubblicani». Nicola Procaccini, co-presidente di Ecr, parla di «amicizia» col partito dell’elefante. Il deputato Andrea Di Giuseppe, ponte tra meloniani e Repubblicani, da ieri è al telefono con gli omologhi Usa. E sembra rimarcare la differenza di approccio con la Lega, quando afferma: «Non c’è bisogno di iniziative di FdI per Trump, è evidente: lo sosteniamo».

Tutta la politica e le istituzioni intervengono per condannare l’attentato. A cominciare dal presidente della Repubblica. Sergio Mattarella parla di «grave allarme e forte indignazione», per un «gesto di odio e di attacco alla libertà». «La violenza che da qualche tempo ha ripreso a manifestarsi in ambito politico», per il capo dello Stato «è uno sconcertante sintomo di deterioramento del tessuto civile e del pericoloso rifiuto del confronto, del rispetto della vita democratica». Ai piani alti di FdI, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sceglie i toni più foschi: «Se Trump non si fosse salvato avremmo gli Usa sull’orlo della guerra civile». Il ministro degli Esteri e segretario di FI, Antonio Tajani, si dice «sconvolto» da immagini che ricordano gli attentati a Kennedy e Reagan. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, come Salvini, fa un raffronto con «l’aggressione subita da Berlusconi». La famosa statuetta del Duomo. Anche la sinistra interviene con parole nette. Per la segretaria del Pd, Elly Schlein, «la violenza politica non deve trovare spazio nelle nostre democrazie». «No all’odio nel confronto democratico», le fa eco il capo dei 5S, Giuseppe Conte. Il verde Angelo Bonelli replica invece agli strali della Lega anti-sinistra, insieme a Riccardo Magi di +Europa e a qualche dem: «Salvini ha dimostrato ancora una volta quanto sia irresponsabile».

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