ROMA — Quarantott’ore per decidere dove puntare i 24 voti di FdI nel pallottoliere di Strasburgo. Con ancora «tutti gli scenari aperti», confidava ieri sera una fonte di via della Scrofa. Cioè votare sì, no o astensione sul bis di Ursula von der Leyen. Giorgia Meloni continua a sentire via messaggi la presidente uscente della Commissione, a caccia di conferma. L’ha fatto anche in queste ore tribolate. Ma la premier vuole decidere solo dopo un chiarimento vero, al telefono, con la popolare tedesca, atteso entro oggi. Stamattina von der Leyen vedrà il gruppo dei Conservatori. Ma, con in tasca l’appoggio dei Verdi, ieri ha potuto escludere patti con Ecr. Almeno formali. «Non ci sarà una cooperazione strutturale», ha confermato ieri, incontrando gli europarlamentari di Left. Certo, questo non esclude sponde sui singoli voti. O un patto di non belligeranza.
Comunque vada il vertice di stamattina, Ecr si presenterà giovedì nell’emiciclo di Strasburgo spaccata. I belgi di N-Va e i cechi…
ROMA — Quarantott’ore per decidere dove puntare i 24 voti di FdI nel pallottoliere di Strasburgo. Con ancora «tutti gli scenari aperti», confidava ieri sera una fonte di via della Scrofa. Cioè votare sì, no o astensione sul bis di Ursula von der Leyen. Giorgia Meloni continua a sentire via messaggi la presidente uscente della Commissione, a caccia di conferma. L’ha fatto anche in queste ore tribolate. Ma la premier vuole decidere solo dopo un chiarimento vero, al telefono, con la popolare tedesca, atteso entro oggi. Stamattina von der Leyen vedrà il gruppo dei Conservatori. Ma, con in tasca l’appoggio dei Verdi, ieri ha potuto escludere patti con Ecr. Almeno formali. «Non ci sarà una cooperazione strutturale», ha confermato ieri, incontrando gli europarlamentari di Left. Certo, questo non esclude sponde sui singoli voti. O un patto di non belligeranza.
Comunque vada il vertice di stamattina, Ecr si presenterà giovedì nell’emiciclo di Strasburgo spaccata. I belgi di N-Va e i cechi di Ods sono già passati al fronte pro-Ursula. E perfino dai polacchi del Pis, secondo fonti europee, filtra un imprevisto possibilismo. Resta da capire che farà Meloni. Antonio Tajani è in pressing: «Ascoltiamo von der Leyen, badiamo ai contenuti». L’altro vice di Meloni, Matteo Salvini, tifa per il no «agli inciuci». Due linee opposte di cui la premier dovrà tenere conto. Ecco perché dentro FdI c’è chi crede che l’opzione più praticabile sia l’astensione. Anche se in questo caso un eventuale appoggio sotterraneo a von der Leyen (il voto è segreto) sarebbe più complicato da mascherare. Sarebbe più facile nel mucchio dei favorevoli o dei contrari, che saranno più numerosi.
Prima di decidere, Meloni vuole capire che delega strapperà in Commissione. Sogna una vicepresidenza esecutiva. Difficile. E tratta su Concorrenza, Mercato interno, Bilancio e Affari economici. In pole resta il ministro Raffaele Fitto, ieri con Meloni a Bagnoli. E proprio dalla visita all’ex Ilva, si può forse cogliere qualche segnale, dalla premier. Meloni ha lodato la proroga della decontribuzione Sud, mossa della Commissione. E ha elogiato Fitto.
Gli europarlamentari di Ecr si sono già riuniti ieri. Oggi sosterranno la popolare Roberta Metsola, che corre per il bis da presidente dell’Eurocamera. E hanno indicato due candidati a vicepresidente. Un polacco del Pis, Roberts Zile, e la meloniana Antonella Sberna. Elezione sicura? «Rischiano», trapela da fonti informali del Pse. Che potrebbe, almeno in parte, provare a sabotare la nomina. Ecco perché in Ecr studiano le contromosse. Nelle ultime ore circola l’idea di un test: cioè provare a far votare Sberna da tutto l’arco a destra dei Liberali. Quindi Popolari, ma anche Patrioti e i sovranisti capeggiati da Afd. La manovra è alle battute iniziali. Ma se riuscisse - non scontato - dimostrerebbe che un asse tra Ppe ed Ecr può saldarsi. E potrebbe poi condizionare FdI sull’Ursula Bis. Alla riunione di oggi non ci sarà il segretario dei Conservatori, il deputato meloniano Antonio Giordano. Sarà in viaggio verso il Wisconsin, per la Convention di Trump. Mentre Salvini gioca a fare il più trumpiano dello Stivale, il luogotenente di Meloni in Ecr risponde così: «I Repubblicani sono il partito conservatore degli Usa e quindi il nostro interlocutore d’elezione».
Anche i Patrioti hanno i loro crucci. Il principale è Roberto Vannacci, che Salvini ha voluto vice-presidente della famiglia politica varata con Orbàn e Le Pen. All’incontro del gruppo di ieri, il capodelegazione del Rn, Jean-Paul Garraud, ha confermato: Vannacci «è un problema e lo affronteremo». Non ieri, però. Perché? «Il signor Vannacci - il commento gelido di Garraud - doveva venire, ma è arrivato in ritardo. Ne riparleremo». A sentire Salvini invece «è un non problema». Ma pare proprio di sì. Bastava guardare la faccia di Jordan Bardella, mentre lasciava la riunione: «Vannacci? Ne parleremo a tempo debito»