Meloni tentata dal sì a von der Leyen consulta i suoi militanti e tratta sulla delega per il fedelissimo Fitto
di Lorenzo De Cicco e Emanuele LauriaROMA — La partita, alla fine, è molto concreta. Giorgia Meloni tratta per una superdelega per un fedelissimo, il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto: un portafoglio economico — uno fra Concorrenza, Mercato interno, Affari Economici e Bilancio — e alcune competenze che si attagliano ai compiti finora svolti dal dirigente pugliese di FdI, dunque legate al Pnrr e alla coesione. In aggiunta un ruolo di vicepresidente esecutivo della Commissione. È la richiesta che la premier ha deposto sul tavolo di Ursula von der Leyen, presidente uscente dell’esecutivo alla ricerca del bis. Il martedì che apre la settimana del voto sui top jobs non è decisivo ma regala qualche segnale che va nella direzione di una conclusione positiva del negoziato: tutti in attesa della telefonata fra le due leader, ma nel frattempo si lavora a un accordo. O meglio, a un «riconoscimento del peso dell’Italia» nel prossimo governo Ue, per dirla con le parole di Meloni. Che intanto non decide. E anzi, nell’ince…
ROMA — La partita, alla fine, è molto concreta. Giorgia Meloni tratta per una superdelega per un fedelissimo, il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto: un portafoglio economico — uno fra Concorrenza, Mercato interno, Affari Economici e Bilancio — e alcune competenze che si attagliano ai compiti finora svolti dal dirigente pugliese di FdI, dunque legate al Pnrr e alla coesione. In aggiunta un ruolo di vicepresidente esecutivo della Commissione. È la richiesta che la premier ha deposto sul tavolo di Ursula von der Leyen, presidente uscente dell’esecutivo alla ricerca del bis. Il martedì che apre la settimana del voto sui top jobs non è decisivo ma regala qualche segnale che va nella direzione di una conclusione positiva del negoziato: tutti in attesa della telefonata fra le due leader, ma nel frattempo si lavora a un accordo. O meglio, a un «riconoscimento del peso dell’Italia» nel prossimo governo Ue, per dirla con le parole di Meloni. Che intanto non decide. E anzi, nell’incertezza, fa appello ai suoi iscritti: in una mail inviata dal Dipartimento organizzazione a iscritti e attivisti, chiede «cosa dovrebbe fare Fratelli d’Italia». Quattro opzioni. Nell’ordine: «Votare Ursula in ogni caso». «Non votarla in ogni caso». «Astenersi». «Votarla solo se garantisce all’Italia un ruolo importante». Una consultazione della base in stile grillino, simile a quella che i 5S fecero su Rousseau prima dell’ingresso nei governi Conte e Draghi. Chissà quanto vincolante.
Nel frattempo, la prima ministra accoglie con soddisfazione un altro riconoscimento, quello che il Parlamento europeo, con un voto che vede al centro il Ppe, dà a un’esponente del suo partito, Antonella Sberna. Ai vertici delle istituzioni comunitarie, al di qua del cordone sanitario che esclude i Patrioti di Orban e altre frange estremiste ritenute non presentabili, ci sono pure i Fratelli d’Italia. A Strasburgo ci si affretta a precisare che non è la prova di uno scambio (sì a Sberna in ragione di un appoggio a von der Leyen), ma certo questo passaggio che porta la destra per la prima volta sulla poltrona di vicepresidente dell’Europarlamento (unico precedente quello dell’ex pdl Roberta Angelilli), aiuta. Eccome.
Sia chiaro: Meloni si pronuncerà all’ultimo. Solo nelle prossime ore. Fonti qualificate di Fratelli d’Italia dicono che la comunicazione sull’atteggiamento del partito della premier arriverà dopo il discorso che von der Leyen farà in aula domattina. Su una cosa Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI a Bruxelles, non ha dubbi: «Non ci saranno ambiguità. O sarà un sì o sarà un no. Altre soluzioni non credo abbiano senso». Parole di certo diverse da quelle che qualche settimane fa, quando la figura di von der Leyen sembrava entrata in un cono d’ombra, venivano pronunciate nell’inner circle della prima ministra. Ed è emblematico il giudizio che di Ursula dà oggi Francesco Lollobrigida: «Negli ultimi mesi c’è stato un cambio di passo della presidente della commissione. Rispetto al mondo dell’agricoltura — precisa il ministro — ci sono state tante aperture su vari ambiti». Un plauso, neppure troppo nascosto, che arriva dopo l’incontro fra von der Leyen e gli europarlamentari di Fratelli d’Italia a Bruxelles.
Una riunione in cui la rappresentante del Ppe che punta al bis dà qualche carezza ai propri interlocutori. Sull’immigrazione, ad esempio: von der Leyen parla degli importanti successi ottenuti in questo campo, della diminuzione degli sbarchi, della rilevanza della dimensione esterna. Sottolinea l’intesa con Tunisi, sottoscritta propria assieme a Giorgia Meloni. Sono attestati di stima, secondo gli esponenti di Fratelli d’Italia. La popolare tedesca si spinge a promettere a Ecr un commissario con delega alla Sburocratizzazione, richiesta esplicita di Meloni. Ma da sola, per la premier, è troppo poco. Qualcosa di più inoltre i meloniani si aspettano sul Green deal: Fidanza chiede «il superamento dell’approccio ideologico della legislatura conclusa». E FdI vorrebbe anche una linea più morbida da parte della nuova Commissione sull’applicazione della direttiva Bolkestein, che impatta sui balneari. Insomma, le distanze sono tutt’altro che incolmabili ma rimangono. E FdI non è (ancora) pronta a unirsi ad altre delegazioni dei Conservatori — dai cechi ai fiamminghi — in una coalizione pro-Ursula. Meloni sa, d’altro canto, che un sì a von der Leyen allargherebbe il solco che la divide da una parte della sua maggioranza (la Lega) e le alienerebbe voti a destra. Per questo motivo si riserva una decisione e non la esplicita. E nel guado, prima di uscirne, cerca il conforto anche del suo “popolo”.