Toghe | Nordio “soffoca” il traffico di influenze. Lo spettro della Consulta
di Liana MilellaIl presidente Sergio Mattarella torna domenica dal Brasile. E sul tavolo, ad attenderlo, c’è una legge da valutare e promulgare (se rispetta i canoni di costituzionalità necessari), quella che sopprime l’abuso d’ufficio e fa diventare “piccolo piccolo” il reato di traffico di influenze. In spregio all’Europa e agli accordi internazionali, il Guardasigilli meloniano Carlo Nordio ha volutamente ignorato convenzioni, direttive, intese, consigli che, per entrambi i reati, ne sottolineavano e ne imponevano la presenza nel caso dell’abuso d’ufficio, e l’ampiezza, quanto al traffico di influenze. Tant’è. Eliminare l’abuso farà cadere 3.623 condanne definitive. Restringere il secondo reato comporterà la compromissione, e in più casi l’azzeramento, di molti processi. Tutto qui o accadrà anche altro? Come, per il traffico di influenze, probabili ricorsi alla Consulta per contestarne il ridimensionamento?
Certo è che proprio i “conti” costituzionali non tornano. Come ha più volte detto su Repubb…
Il presidente Sergio Mattarella torna domenica dal Brasile. E sul tavolo, ad attenderlo, c’è una legge da valutare e promulgare (se rispetta i canoni di costituzionalità necessari), quella che sopprime l’abuso d’ufficio e fa diventare “piccolo piccolo” il reato di traffico di influenze. In spregio all’Europa e agli accordi internazionali, il Guardasigilli meloniano Carlo Nordio ha volutamente ignorato convenzioni, direttive, intese, consigli che, per entrambi i reati, ne sottolineavano e ne imponevano la presenza nel caso dell’abuso d’ufficio, e l’ampiezza, quanto al traffico di influenze. Tant’è. Eliminare l’abuso farà cadere 3.623 condanne definitive. Restringere il secondo reato comporterà la compromissione, e in più casi l’azzeramento, di molti processi. Tutto qui o accadrà anche altro? Come, per il traffico di influenze, probabili ricorsi alla Consulta per contestarne il ridimensionamento?
Certo è che proprio i “conti” costituzionali non tornano. Come ha più volte detto su Repubblica il docente di diritto penale della Statale di Milano Gian Luigi Gatta, sia in merito all’abuso d’ufficio, sia per il traffico di influenze. E se, per il primo reato, le conseguenze riguardano soprattutto la futura assenza di tutela per molti cittadini di fronte agli “abusi” che subiranno, nonché i nostri equilibri di garanzia della legalità rispetto agli altri stati membri della Ue, proprio come aveva segnalato sia in audizioni in Parlamento, sia su Repubblica, l’allora vice procuratore di EPPO, la Procura Europea, Danilo Ceccarelli, per il secondo reato invece i futuri problemi riguardano la sua compatibilità con la nostra Carta. Che, all’articolo 117, primo comma, è tassativa: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.
E qui ci sovviene di nuovo un puntuale e documentato articolo appena pubblicato sulla rivista giuridica online Sistema penale del professor Gatta che già dal titolo - “La legge Nordio e il “soffocamento applicativo” del traffico di influenze illecite. Tra parziale abolitio criminis e profili di illegittimità costituzionale per violazione di obblighi internazionali - racconta come proprio buona parte del reato previsto dall’articolo 346bis del codice penale sia stato gettato con leggerezza tra i rifiuti. Da dove potrà essere recuperato - se effettivamente la legge così com’è dovesse entrare in vigore - da una possibile reprimenda costituzionale.
Vediamo perché citando un paio di considerazioni significative considerazioni dell’articolo. E ricordando che, già su Repubblica, l’attuale procuratore di Prato, ed ex aggiunto di Firenze, Luca Tescaroli aveva sostenuto la stessa tesi, cioè l’evidente violazione delle convenzioni internazionali. Oltre a dire che la soppressione dell’abuso d’ufficio andava contro la convenzione di Merida del 2003, ratificata in Italia nel 2009, Tescaroli sul traffico di influenze parlava del “rischio di un’abolitio criminis”.
Ma eccoci all’esegesi di Gatta. In un passaggio chiave il giurista afferma che il reato di traffico di influenze risulta “sterilizzato” e cita un’espressione molto significativa utilizzata dal professor Tullio Padovani che parlò di “soffocamento applicativo” a proposito dell’abuso d’ufficio. Destino che previene quello della morte che “forse il traffico di influenze illecite eviterà perché è oggetto di più solidi vincoli sovranazionali”. Gatta analizza quel che resta del traffico di influenze rapportandolo con gli impegni internazionali sottoscritti dall’Italia che potrebbero creare “dubbi di legittimità costituzionale alla luce dell’articolo 117 della Costituzione”.
Il giurista ricorda gli impegni presi dall’Italia quando ha sottoscritto a Strasburgo nel 1999 la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla corruzione e quelli assunti con la Convenzione ONU, ugualmente contro la corruzione, firmata appunto a Merida nel 2003. Parliamo di due articoli delle due convenzioni, l’articolo 12 per la prima e l’articolo 18 per la seconda, contenute in testi che, sottolinea Gatta “sono stati ratificati dall’Italia e mirano a incriminare il traffico di influenze illecite e presentano più profili di frizione con la nuova versione del reato introdotta dalla legge Nordio”.
E qui conviene citare testualmente i tre punti individuati da Gatta. Il primo: le convenzioni “danno rilievo allo sfruttamento da parte del mediatore di relazioni non solo esistenti ma anche asserite o millantate”. Ancora: “danno rilievo, quale contropartita della condotta illecita, a qualsiasi vantaggio indebito e non solo a utilità economiche”. E siamo al terzo ostacolo: le convenzioni “non limitano il concetto di mediazione illecita a quella diretta a far commettere al funzionario pubblico un atto contrario ai doveri d’ufficio costituente reato“. Secondo Gatta “il legislatore sembra non aver fatto i conti, rispetto ai tre profili di disciplina, con un vero e proprio obbligo convenzionale di incriminazione previsto dalla Convenzione di Strasburgo”.
Ma non basta perché in questa storia c’è di mezzo anche il Greco, il “Gruppo di Stati contro la Corruzione” di cui ovviamente fa parte anche l’Italia e che vede tra i suoi rappresentanti addirittura il presidente dell’Anac, l’Anticorruzione italiana, Giuseppe Busia che più volte, anche con parole dure, ha bocciato la legge sull’abuso d’ufficio di Nordio. Nel caso specifico, per quanto riguarda il traffico di influenze, proprio il Greco aveva segnalato un’anomalia nell’articolo che fu introdotto dalla Guardasigilli Paola Severino nella sua legge anticorruzione nel 2012, e cioè l’insufficiente rilievo che veniva dato alle influenze “meramente asserite”. Tant’è che il reato fu successivamente modificato dal Guardasigilli Alfonso Bonafede nel 2019 nella legge Spazzacorrotti. Ma adesso si torna indietro.
Se questa è la situazione la conclusione del giurista Gatta ci porta ai processi chiusi o in corso. Peraltro numerosi, basti citare i casi Guidi, Arcuri, Palamara, Grillo, Alemanno, Verdini, nei quali il giudice chiamato ad applicare il nuovo reato dovrà porsi ben tre profili di possibile incostituzionalità e inesorabilmente “sollevare una questione di legittimità invocando il contrasto con l’articolo 117 della Costituzione e con l’articolo 12 della convenzione di Strasburgo”. Un profilo che potrebbe anche presentare, in anticipo, tutta la sua evidente anomalia nel momento in cui il Quirinale è chiamato a firmare nel suo complesso la legge sull’abuso d’ufficio e sul traffico di influenze.