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Ue, von der Leyen lancia un segnale a FdI: il Ppe vota con la destra. Metsola riconfermata

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con la presidente uscente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen (Foto di Andreas SOLARO / AFP)

 

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La svolta nell’elezione della meloniana Sberna alla vicepresidenza. Confermata anche la dem Picierno. La popolare maltese rieletta con 562 voti su 699
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Oltre alla stra-annunciata (e stra-votata) presidenza bis di Roberta Metsola al timone dell’Europarlamento, l’avvio della X legislatura, nell’emiciclo di Strasburgo, produce due fatti politici rilevanti, anche per l’Italia. Il primo è l’uscita definitiva dei Conservatori di Giorgia Meloni dal girone degli impresentabili dell’Ue. Ecr raddoppia le vice-presidenze, entrambe strappate al secondo giro di votazioni, grazie soprattutto a un cordone di destra, che ha messo insieme un pezzo importante del Ppe, Ecr ovviamente, ma anche i Patrioti di Orbàn, Le Pen e Salvini e l’ultradetra di Afd con la sua pattuglia di estremisti appena battezzata “Europa delle nazioni sovrane”.

L’altro dato politico riguarda proprio i Patrioti: nonostante le trattative tra Jordan Bardella, il delfino di Le Pen promosso capogruppo in Ue, sono rimasti ai margini, senza spuntare nemmmeno una vicepresidenza, scacciati dal “cordone sanitario” eretto da Liberali, Socialisti e Popolari, che hanno incassato il gro…

Oltre alla stra-annunciata (e stra-votata) presidenza bis di Roberta Metsola al timone dell’Europarlamento, l’avvio della X legislatura, nell’emiciclo di Strasburgo, produce due fatti politici rilevanti, anche per l’Italia. Il primo è l’uscita definitiva dei Conservatori di Giorgia Meloni dal girone degli impresentabili dell’Ue. Ecr raddoppia le vice-presidenze, entrambe strappate al secondo giro di votazioni, grazie soprattutto a un cordone di destra, che ha messo insieme un pezzo importante del Ppe, Ecr ovviamente, ma anche i Patrioti di Orbàn, Le Pen e Salvini e l’ultradetra di Afd con la sua pattuglia di estremisti appena battezzata “Europa delle nazioni sovrane”.

L’altro dato politico riguarda proprio i Patrioti: nonostante le trattative tra Jordan Bardella, il delfino di Le Pen promosso capogruppo in Ue, sono rimasti ai margini, senza spuntare nemmmeno una vicepresidenza, scacciati dal “cordone sanitario” eretto da Liberali, Socialisti e Popolari, che hanno incassato il grosso dei posti in palio. Nel partito di Meloni, ma anche dentro Forza Italia, diversi esponenti di peso leggono il voto dell’Eurocamera di ieri come un’apertura dei Popolari e di Ursula von der Leyen ai Conservatori, che la presidente della Commissione in corsa per un secondo mandato ha incontrato in mattinata, tentando di acciuffare al fotofinish un sostegno in vista della “fiducia” che dovrà superare domani.

Metsola, maltese classe ‘79, presidente uscente, è stata rieletta con una maggioranza senza precedenti (von der Leyen, che si è subito complimentata, difficilmente ne avrà una simile domani). La candidata del Ppe ha raccolto il 90% delle schede valide. Con 562 su 699 votanti. E guardando le cose di casa nostra, è riuscita a mettere d’accordo quasi tutti i partiti italiani. Pd e FI, ma anche FdI col grosso di Ecr, la Lega, i Verdi. Gli unici che non l’hanno sostenuta, ma col sospetto di qualche defezione, Sinistra italiana e M5S, gemellati dentro Left. Nel discorso di Metsola — che ha ricevuto gli auguri del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «È un momento cruciale per l’Ue, va completato il processo di riforma» — largo spazio all’Italia. Citazione in italiano di Alcide De Gasperi, «l’Europa è una delle costanti della storia», poi Falcone e Borsellino, il femminicidio di Giulia Cecchettin. In mezzo tanto europeismo e un incrollabile supporto a Kiev, subito apprezzato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Più che sul bis di Metsola, dato per scontato da giorni, da Roma Antonio Tajani ha lavorato — con telefonate ai big del Ppe — perché reggesse l’asse con Ecr. La batteria di chiamate ha avuto i suoi effetti. Ecr, che in passato al massimo ha avuto una vicepresidenza e nemmeno sempre, ha portato a casa 2 poltrone delle 14 da vice. C’è voluto il secondo turno di votazioni, dopo che al primo Liberali, Socialisti e Popolari si erano spartiti 10 posizioni, più una per i Verdi sempre più nell’orbita di von der Leyen. Con qualche fibrillazione, al secondo turno sono stati eletti, per i Conservatori, l’uscente polacco Roberts Zile, con 490 schede (buona parte anche del Pse e del Pd, per far fuori i Patrioti) e con 314, meno delle 323 prese al primo turno, Antonella Sberna di FdI. È la prima meloniana coi galloni di vicepresidente. L’ultimo biglietto per la vicepresidenza l’ha strappato l’«insoumis» francese Younous Omarjee, di Left, con 311 voti. Fuori dai giochi, come detto, nonostante l’aiuto nell’urna dei Conservatori (sulla scheda sono ammesse più preferenze) il lepenista Fabrice Leggeri, con appena 177 voti, la ceca dei Patrioti Klara Dostalova (116) e la polacca Ewa Zajaczkowska-Hernik (Polonia) associata ad Afd, con 46 voti. «Uno sfregio alla democrazia», già si duole la Lega.

Tutti gli altri gruppi hanno avuto almeno un rappresentante. Tre posti di vertice, più Metsola, al Ppe. Cinque per i socialisti, con la democratica Pina Picierno che conquista il secondo mandato ai massimi livelli di Strasburgo. Due vicepresidenze ai macronisti di Renew. Un posto al verde Nicolae Stefanuta. Germania, Italia, Spagna e Romania hanno incassato due vicepresidenze a testa.

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