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Pina Picierno: “Siamo sulla strada giusta, fuori gli anti-europeisti. FdI? Le distanze restano”

(ansa)

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La vicepresidente Pd. “Uniti sulla risoluzione su Kiev. Le astensioni di Strada e Tarquinio? Sono indipendenti. La scelta dei 5S di stare con la sinistra è un passo avanti”
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Milano — Pina Picierno, esponente del Pd eletta due giorni fa vicepresidente del Parlamento europeo, domanda semplice: come andrà a finire domani (oggi, ndr) con Ursula von der Leyen?

«Sono fiduciosa che tutto vada per il meglio, il dialogo che abbiamo avuto con lei come gruppo socialista è stato franco, intenso e aperto. Ci ha dato risposte soddisfacenti sull’Europa sociale a cui aspiriamo, sull’idea di dare una delega ad un commissario per le politiche abitative, sulla tenuta dell’impianto del Green Deal».

Ma lei ha capito cosa farà Meloni?

«Questa domanda la facciamo a lei e continua a non saper rispondere. Si tratta di qualcosa di clamoroso, senza precedenti, un paese fondatore come l’Italia la cui presidente del Consiglio non ha chiarito cosa fare: questo rivela e amplifica le contraddizioni che in Italia nel centrodestra provano a nascondere sotto il tappeto, si va dall’europeismo di Tajani all’estremismo di Salvini. Ora queste faglie sono emerse con forza. Ricordo Meloni che av…

Milano — Pina Picierno, esponente del Pd eletta due giorni fa vicepresidente del Parlamento europeo, domanda semplice: come andrà a finire domani (oggi, ndr) con Ursula von der Leyen?

«Sono fiduciosa che tutto vada per il meglio, il dialogo che abbiamo avuto con lei come gruppo socialista è stato franco, intenso e aperto. Ci ha dato risposte soddisfacenti sull’Europa sociale a cui aspiriamo, sull’idea di dare una delega ad un commissario per le politiche abitative, sulla tenuta dell’impianto del Green Deal».

Ma lei ha capito cosa farà Meloni?

«Questa domanda la facciamo a lei e continua a non saper rispondere. Si tratta di qualcosa di clamoroso, senza precedenti, un paese fondatore come l’Italia la cui presidente del Consiglio non ha chiarito cosa fare: questo rivela e amplifica le contraddizioni che in Italia nel centrodestra provano a nascondere sotto il tappeto, si va dall’europeismo di Tajani all’estremismo di Salvini. Ora queste faglie sono emerse con forza. Ricordo Meloni che aveva provato a giocare il ruolo dell’istituzionale, e ora? Temo non sia in condizione di uscirne, sta collezionando figuracce».

Ma un eventuale allargamento da Ecr ai socialisti può andare bene?

«La maggioranza europeista è sotto gli occhi di tutti: popolari, socialisti e liberali, oltre a una discussione aperta e pubblica con i verdi. Non so cosa deciderà alla fine Meloni ma certamente le distanze che abbiamo denunciato non scomparirebbero con un voto a favore».

Coloro che daranno il via libera a von der Leyen sembrano aver ottenuto tutti qualcosa... Magari sarà anche così per Meloni. Chi ha ragione?

«La maggioranza europea è sempre stata variegata e il perimetro che ci siamo dati è quello delle forze europeiste, cioè favorevoli al rispetto dello stato di diritto e all’integrazione. Questo al di là delle differenze. “Uniti nelle diversità” è uno degli slogan della Ue, ma il processo inaugurato dai padri e dalle madri fondatori e fondatrici non è ancora chiuso, per superare i nazionalismi si è fatto un passo alla volta. Meloni non vuole la modifica dei trattati né un’ Europa federale, ma un’Europa minima possibile, ciò che li rende diversi e guardati con diffidenza è la loro natura nazionalista».

Ma su von der Leyen dubbi all’interno del Pd ce ne sono?

«La discussione c’è stata, come dicevo, compresi alcuni incontri bilaterali. Le scelte che facciamo sono sempre ragionate e ciò mi fa essere positiva rispetto all’esito».

Sul voto della risoluzione su aiuti e armamenti per l’Ucraina c’è stata l’astensione di Strada e Tarquinio. Pensa che questo rappresenti un problema per il Pd?

«No, Strada e Tarquinio sono due indipendenti eletti nelle nostre liste, per il resto abbiamo votato in maniera compatta. Nulla di nuovo né di strano, la voce degli indipendenti per il Pd è sempre stata un elemento di ricchezza».

Se si guarda al voto per von der Leyen, le contraddizioni ci sono anche nel campo progressista... Un pezzo di Avs e M5S voteranno contro.

«Come ho detto più volte, in Italia serve la responsabilità di incarnare un’alternativa a una destra indentitaria che mette in discussione diritti di cittadinanza e civili. Di fronte a tutto ciò bisogna essere concreti, mettendo a valori i punti unificanti. Le differenze esistono, non lo nego, ma con serietà e rigore lavoreremo per l’appunto su ciò che ci unisce».

Sul M5S lei era stata critica in passato, ora invita a “valorizzare il dialogo”. Cosa è successo?

«Nelle aule del Parlamento europeo il confronto c’è sempre stato, ma penso che la loro collocazione in The Left, la sinistra rossoverde, aiuti a fare chiarezza rispetto a scelte del passato. Gli riconosco uno sforzo politico in questo senso. L’apertura è figlia dei loro passi in avanti».

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