ROMA — Ora Vannacci è un caso europeo. Il generale è stato bocciato da tutti gli alleati della Lega al Parlamento di Strasburgo. Mercoledì si è riunito l’ufficio di presidenza dei Patrioti, composto dai rappresentanti delle delegazioni, tredici, che compongono il gruppo. E tutti i membri del bureau hanno espresso parere negativo alla nomina a vicepresidente dell’ufficiale eletto nelle liste della Lega. L’unico a sostenerlo il capodelegazione del Carroccio, Paolo Borchia, ora finito nel mirino proprio per non aver evitato politicamente il clamoroso incidente. Per non avere scongiurato una votazione che si presentava rischiosa. Alla riunione che ha sancito il non gradimento di Vannacci, tra l’altro, era presente lo stesso generale. Non esattamente un felice debutto, per l’autore de “Il mondo al contrario”, che ha provato a minimizzare. Facendo buon viso a cattivo gioco: «I Patrioti sono un partito in ristrutturazione, magari non farò il vicepresidente ma altro».
ROMA — Ora Vannacci è un caso europeo. Il generale è stato bocciato da tutti gli alleati della Lega al Parlamento di Strasburgo. Mercoledì si è riunito l’ufficio di presidenza dei Patrioti, composto dai rappresentanti delle delegazioni, tredici, che compongono il gruppo. E tutti i membri del bureau hanno espresso parere negativo alla nomina a vicepresidente dell’ufficiale eletto nelle liste della Lega. L’unico a sostenerlo il capodelegazione del Carroccio, Paolo Borchia, ora finito nel mirino proprio per non aver evitato politicamente il clamoroso incidente. Per non avere scongiurato una votazione che si presentava rischiosa. Alla riunione che ha sancito il non gradimento di Vannacci, tra l’altro, era presente lo stesso generale. Non esattamente un felice debutto, per l’autore de “Il mondo al contrario”, che ha provato a minimizzare. Facendo buon viso a cattivo gioco: «I Patrioti sono un partito in ristrutturazione, magari non farò il vicepresidente ma altro».
Dichiarazioni di comodo, evidentemente, davanti allo scorno di un rifiuto dei colleghi che adesso mette in imbarazzo Vannacci e Salvini. Il generale era stato votato per acclamazione, assieme ad altri sei candidati alla vicepresidenza, l’8 luglio. Ma qualche ora dopo quel sì frettoloso a un elenco di nomi fornito dalle varie rappresentanze, giunto nel corso di una riunione con molte assenze, il Rassemblement national (partito di Marine Le Pen) aveva cominciato a porre dei dubbi sull’opportunità della scelta. Puntando l’indice, in particolare, sui giudizi omofobi espressi da Vannacci nel suo libro. Giudizi che, peraltro, già prima delle elezioni europee erano stati criticati da Jordan Bardella, braccio destro di Le Pen e nuovo capogruppo dei Patrioti. Jean-Philippe Tanguy, già viceccordinatore di Marine Le Pen nelle Presidenziali del 2022, aveva detto che la designazione di Vannacci era figlia di un annuncio “unilaterale” della Lega. Chiedendo esplicitamente a Salvini di cambiare nome. I contatti successivi fra il numero uno di via Bellerio e la leader di Rassemblement national, nello scorso fine settimana, non hanno sortito effetto.
Un primo vertice per discutere il caso, lunedì scorso, non si era svolto per il ritardo con cui Vannacci si era presentato a Strasburgo. Ma mercoledì il bureau è tornato a riunirsi: e non solo Rn, la delegazione più folta dei Patrioti con 30 parlamentari, ma pure i rappresentanti degli altri partiti (fra i quali Fidesz di Viktor Orbán) hanno detto no alla nomina di Vannacci. E il generale? A margine del voto dell’emiciclo di Strasburgo su Ursula von der Leyen, prova a scherzarci su. Con allusioni di dubbio gusto: «Diciamo che il nostro è un gruppo fluido». Davanti alle telecamere di Rete4 in serata, prima prova a smentire, attaccando Repubblica: «Mi vuole in galera». Ma la notizia è vera o no? «Mah, diciamo che c’è una discussione in atto — si schermisce il generale — i Patrioti devono ancora cristallizzarsi. Ho parlato con Bardella, tutto è in via di divenire. Comunque questa eventuale novità non cambierebbe l’importanza della Lega, che è la terza forza del gruppo. Per me possono esserci anche altri incarichi...». Le accuse di omofobia? «Se guardate le dichiarazioni pubblicate dalla stampa nei vari Paesi, lo sono anche i miei colleghi, o la maggior parte di essi». Un’altra gaffe involontaria, per il generale sbarcato in Europa e subito messo in riga. Il dubbio, sul piano tecnico, è ora quello delle modalità di ripetizione di un voto per acclamazione che si è già svolto. Ma la sostanza politica è chiara. Vannacci è ritenuto impresentabile anche dall’estrema destra di Le Pen e Orbán.