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Ursula alla prova d’Aula, l’ultimo assist ai Verdi contro i franchi tiratori

Ursula von der Leyen

 

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Oggi il voto per la presidenza del Parlamento europeo: von der Leyen teme il mancato sostegno di una parte del Partito popolare. Apertura agli ambientalisti. L’incognita Conservatori
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Strasburgo - «Dopo di me cosa c’è? Solo il caos. Chi nella nostra maggioranza pensa di non votarmi dovrebbe farsi questa domanda. Cosa succede se non ho la maggioranza? Chi ci guadagna davvero?». Negli ultimi colloqui avuti ieri, Ursula von der Leyen ha usato queste parole con i rappresentanti dei gruppi di Ppe, Pse e Renew. Ossia i partiti che formano la sua coalizione. La presidente uscente della Commissione che punta al bis non sta nascondendo un certo nervosismo. Oggi il Parlamento europeo deve infatti emettere il suo verdetto e serve la maggioranza assoluta degli aventi diritto: 361 voti. E più che gli argomenti programmatici che esporrà stamattina in aula, sul tavolo sta mettendo le conseguenze di un suo fallimento. L’effetto sull’Ue, sulla sua tenuta e sul suo futuro. E quanto i sovranisti potrebbero approfittare di questa eventuale caduta.

Argomenti che denunciano comunque una paura. Quella della von der Leyen più che dei suoi sostenitori. In effetti il “pallottoliere” no…

Strasburgo - «Dopo di me cosa c’è? Solo il caos. Chi nella nostra maggioranza pensa di non votarmi dovrebbe farsi questa domanda. Cosa succede se non ho la maggioranza? Chi ci guadagna davvero?». Negli ultimi colloqui avuti ieri, Ursula von der Leyen ha usato queste parole con i rappresentanti dei gruppi di Ppe, Pse e Renew. Ossia i partiti che formano la sua coalizione. La presidente uscente della Commissione che punta al bis non sta nascondendo un certo nervosismo. Oggi il Parlamento europeo deve infatti emettere il suo verdetto e serve la maggioranza assoluta degli aventi diritto: 361 voti. E più che gli argomenti programmatici che esporrà stamattina in aula, sul tavolo sta mettendo le conseguenze di un suo fallimento. L’effetto sull’Ue, sulla sua tenuta e sul suo futuro. E quanto i sovranisti potrebbero approfittare di questa eventuale caduta.

Argomenti che denunciano comunque una paura. Quella della von der Leyen più che dei suoi sostenitori. In effetti il “pallottoliere” non offre al momento garanzie piene. Eppure il “soccorso verde”, ossia il sostegno degli ambientalisti che contano 53 deputati, appare sufficiente a dissipare i dubbi. In teoria infatti la “maggioranza Ursula” è composta da 401 europarlamentari. Ma sono previsti almeno 45 franchi tiratori: venti del Ppe (a cominciare dai francesi), 15 del Pse e 10 Liberali. Von der Leyen non si fida in primo luogo proprio del suo partito, il Popolare. Lo staff della presidente della Commissione teme la “vendetta” del capogruppo Ppe Manfred Weber. Il sospetto di un “trappolone” si affaccia soprattutto negli uffici di Palazzo Berlaymont. Se a 402 si tolgono 45 dissidenti, dunque, si scende sotto il quorum di 361. Ma se ci fosse nel gruppo più numeroso davvero il tentativo di “silurare” la sua “spitzenkandidat”, allora i conti dovrebbero essere rivisti. «Dovrebbero mancare almeno 40 popolari - spiega chi nella maggioranza aggiorna il pallottoliere - per far saltare tutto. Difficile».

La candidata però non si fida, è in ambasce anche per la sentenza della Corte di giustizia europea sulla scarsa trasparenza sui vaccini. Una decisione che spinge addirittura la sinistra a chiedere il rinvio del voto. Ecco perché Ursula vuole una rete di protezione. In primo luogo quella dei Verdi. Che si stanno orientando a dare “libertà di voto” ai propri iscritti. Su 53, allora, potrebbero arrivare una quarantina di sì. E infatti non è escluso che nel discorso di oggi, la presidente della Commissione confermerà l’intenzione di aumentare le voci di bilancio per attuare il Green Deal. Fattore molto apprezzato anche dai socialisti di S&D. Tra i favorevoli bisogna poi considerare i 5 eletti del partito slovacco Smer, del premier Fico, che seppure sia ancora sospeso dal Pse, comunque ha fatto sapere di voler fornire il proprio favore.

Poi c’è il capitolo destra. In particolare quella di Ecr, di cui fa parte Fratelli d’Italia. Il gruppo di Giorgia Meloni vuole decidere stamani come esprimersi dopo aver ascoltato la relazione di Von der Leyen. Si aspettano un riconoscimento e anche che l’appoggio alle tesi di Pse e Verdi non sia troppo marcato. Speranza che al momento non appare del tutto fondata. Proprio perché un “riconoscimento” pubblico della destra e una mancata sottolineatura delle richieste progressiste aprirebbe una fronda dentro S&D e Verdi che davvero comprometterebbe la sua elezione. Socialisti e ambientalisti sfiorano insieme quasi quota 190 deputati, una cifra che non può essere ignorata.

Per Fratelli d’Italia la scelta rischia di essere comunque una sconfitta. Anche perché proprio dentro i Conservatori ci sono almeno due delegazioni, quella ceca e quella olandese, che daranno il sì a Ursula. Se il partito di Meloni si associasse a questa linea provocherebbe una spaccatura interna e accetterebbe il ruolo di sparring partner: votare senza ottenere un ruolo politico. Se si esprimessero per il no, sarebbero definitivamente all’opposizione nell’Ue. Forse, alla fine, si difenderanno dietro la libertà di voto. Un modo per far arrivare qualche consenso a Ursula senza dirlo. Ma, in questo caso, per la premier sarebbe una débâcle.

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