STRASBURGO - Un nuovo “Recovery Fund” per uscire dalle secche della stagnazione economica. Un esercito europeo per difendersi meglio dalla Russia e evitare che una eventuale presidenza americana di Donald Trump colga l’Europa in mezzo al guado. La riforma dei Trattati per allontanare i veti dei sovranisti o di Paesi “piccoli” come l’Ungheria di Viktor Orban. Nella piattaforma programmatica presentata ieri da Ursula von der Leyen sono questi i tre pilastri veri. Poi, certo, dentro c’è un po’ di tutto. È costruita per accontentare gli alleati tradizionali (Ppe, Pse e Liberali), accogliere il nuovo partner verde e dribblare fratture irreversibili con una parte dei contrari.
Ma si può dire che il cuore del progetto abbia tre “valvole” per far fluire le sfide centrali di questa legislatura europea. Un quinquennio che presenta un marcato carattere di straordinarietà per il contesto geopolitico in cui prende il via.
STRASBURGO - Un nuovo “Recovery Fund” per uscire dalle secche della stagnazione economica. Un esercito europeo per difendersi meglio dalla Russia e evitare che una eventuale presidenza americana di Donald Trump colga l’Europa in mezzo al guado. La riforma dei Trattati per allontanare i veti dei sovranisti o di Paesi “piccoli” come l’Ungheria di Viktor Orban. Nella piattaforma programmatica presentata ieri da Ursula von der Leyen sono questi i tre pilastri veri. Poi, certo, dentro c’è un po’ di tutto. È costruita per accontentare gli alleati tradizionali (Ppe, Pse e Liberali), accogliere il nuovo partner verde e dribblare fratture irreversibili con una parte dei contrari.
Ma si può dire che il cuore del progetto abbia tre “valvole” per far fluire le sfide centrali di questa legislatura europea. Un quinquennio che presenta un marcato carattere di straordinarietà per il contesto geopolitico in cui prende il via.
La premessa è quindi la conferma del Green Deal e degli impegni a favore della “decarbonizzazione”. Un passo necessario per conquistare i voti dei Verdi. Ma l’obiettivo di ridurre del 90 per cento le emissioni entro il 2040 e di confermare lo stop nel 2035 alle auto a benzina e diesel, comporta delle conseguenze. La prima è appunto quella di accompagnare la transizione con un nuovo “Deal” per l’industria pulita. Con un fondo che aiuti la transizione e dia «certezze» agli industriali. Un obiettivo da accompagnare con un Fondo che dia impulso alla competitività europea e agli investimenti. Un progetto che evidentemente prende spunto dal rapporto predisposto da Mario Draghi e che l’ex premier italiano presenterà solo in autunno su richiesta proprio di von der Leyen. Uno strumento che può essere costruito sull’esempio del “Recovery Fund” e dunque del NextGenerationEu con un’altra emissione di debito comune. Quel soffitto di cristallo è stato rotto e ora è più semplice proporre soluzioni analoghe, anche contro il parere dei cosiddetti “frugali”. Soprattutto è l’unica arma efficace per incrementare una crescita che resta decimale - non solo nel nostro Paese - e per reggere la competizione con i mercati asiatici.
La Difesa europea è connessa a questa iniziativa perché la sicurezza è di nuovo minacciata da est e comporta uno sforzo per fronteggiare ingerenze politiche e industriali. L’intenzione è predisporre le basi per un’industria militare dell’Ue al fine di «spendere di più e meglio» e per non dipendere eccessivamente dagli Usa. Von der Leyen a questo proposito ha citato tre dati: tra il 2019 e il 2021 l’Ue ha aumentato la spesa militare del 20 per cento, la Russia del 300 per cento e la Cina del 600 per cento. Numeri impressionanti. Non è un caso che la presidente eletta abbia annunciato la nascita di un commissario alla Difesa. Incarico reclamato dalla Francia per il suo rappresentante, Thierry Breton, che sarà confermato nell’esecutivo europeo.
Il terzo pilastro si sostanzierà nel tentativo di riformare i Trattati europei e in particolare i criteri con cui si decide, ossia la governance. La regola dell’unanimità non funziona più. Rende farraginosa ogni scelta e assegna un potere immenso a partner “piccoli” o con posizioni antieuropee come quelle ungheresi.
Nel programma ci sono poi concessioni a destra, il controllo dei flussi migratori, e a sinistra con l’introduzione di un ”Piano Casa” di “fanfaniana” memoria. Fu Amintore Fanfani a presentare un programma simile nel nostro paese nel 1949.
Quanto ai migranti, nella nuova squadra ci sarà un commissario per il Mediterraneo che potrebbe essere destinato ad uno alleato tra Grecia, Malta e Cipro. Difficilmente all’Italia, si tratterebbe di un portafoglio minore. Il candidato italiano sarà l’attuale Raffaele Fitto. Il voto contrario di Fdi non lo mette in una bella situazione ma potrebbe ottenere il Bilancio, delega prestigiosa ma non centrale. Quasi tutti i “grandi” partner dell’Ue hanno già segnalato il proprio Commissario e la competenza desiderata. La Germania, ovviamente, conterà su von der Leyen. La Francia su Breton, la Spagna sulla ministra socialista Teresa Ribera che punta al “dicastero” della Transizione ecologica. La Lettonia ha riproposto il “falco” Valdis Dombrovski. La presidente sceglierà se nominare dei “vice”, in caso saranno espressione della “maggioranza politica”, quindi non ci sarà un italiano. In più ha chiesto a tutti i Paesi che non confermano gli uscenti di sottoporgli due candidature: un uomo e una donna. Un’altra grana per Giorgia Meloni.