Calcio, abbracci e una chitarra: così Schlein diventa Elly, leader pop che si prende la piazza
di Serenella MatteraElly Schlein in braccio ad Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni
(ansa)Sì, qualcosa è cambiato. All’improvviso, ecco Schlein che diventa Elly. Balla e canta su un carro del Pride. Elly e Annalisa. Elly ed Elodie. Jeans e camicetta, stile pop tra le icone del pop. E una carrellata di foto sui social, Schlein tra la gente, i selfie, gli abbracci, i sorrisi, tanti sorrisi. E tanti alleati, pronti ad accorrere alla prossima foto. Schlein li stringe. Cinge Matteo Renzi, sua antitesi politica, dopo un assist su un campo di calcio. Ammicca a Giuseppe Conte, che prima da lei teneva le distanze e ora non più. Si fa prendere in braccio dai gemelli di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. E scusate se è blasfemo rievocare Enrico Berlinguer tra le braccia di Roberto Benigni, ma è anche dell’icona Berlinguer, spudoratamente contesa dalla destra meloniana, che Schlein adesso prova a riappropriarsi. Mentre sbarca su TikTok, autografa una Switch e pure una chitarra, poi si mette a strimpellare. Come tra amici, come al Nazareno, la notte del 9 giugno, nelle ore in cui …
Sì, qualcosa è cambiato. All’improvviso, ecco Schlein che diventa Elly. Balla e canta su un carro del Pride. Elly e Annalisa. Elly ed Elodie. Jeans e camicetta, stile pop tra le icone del pop. E una carrellata di foto sui social, Schlein tra la gente, i selfie, gli abbracci, i sorrisi, tanti sorrisi. E tanti alleati, pronti ad accorrere alla prossima foto. Schlein li stringe. Cinge Matteo Renzi, sua antitesi politica, dopo un assist su un campo di calcio. Ammicca a Giuseppe Conte, che prima da lei teneva le distanze e ora non più. Si fa prendere in braccio dai gemelli di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. E scusate se è blasfemo rievocare Enrico Berlinguer tra le braccia di Roberto Benigni, ma è anche dell’icona Berlinguer, spudoratamente contesa dalla destra meloniana, che Schlein adesso prova a riappropriarsi. Mentre sbarca su TikTok, autografa una Switch e pure una chitarra, poi si mette a strimpellare. Come tra amici, come al Nazareno, la notte del 9 giugno, nelle ore in cui si giocava la pelle politica, con mezzo partito pronto a mettere in discussione la sua leadership per un temuto risultato deludente, e lei che suonava mentre si godeva la sorpresa di una vittoria. Un successo inatteso, liberatorio. Un’iniezione di sicurezza, l’insperata consacrazione.
E così Schlein diventa Elly. Proprio mentre Giorgia diventa Meloni. Per uno di quegli strani, repentini, rivolgimenti che di questi tempi fanno e disfano i leader. La segretaria del Pd sfila, manifesta, lancia referendum e richieste di dimissioni, sempre rigorosamente in piazza. E invece Giorgia – un tempo fortunata protagonista del tormentone “Yo soy Giorgia” – si melonizza, perde la patina pop, lotta contro sé stessa per resistere alla tendenza a farsi istituzionale e quindi prudente, reagisce con scelte al limite dell’autolesionismo politico a quella forza centripeta verso cui la spingerebbe la responsabilità di governo.
Elly in piazza, Meloni nel palazzo. Schlein in jeans, Giorgia in tailleur griffato. I social dell’una sono pieni di foto tra la gente, mentre sulla bacheca dell’altra è una sfilata di primi piani. Lontano sembra persino il ricordo di quell’inciampo elitario sull’armocromista, che la Schlein prima maniera incautamente raccontava di avere al suo fianco. Qualcosa è cambiato e se ne sono accorti i cronisti che seguono la leader del Pd da mesi in transatlantico: prima sfuggente, rigida, attentissima a non andar fuori di copione, ora è disponibile alla battuta, a vestire le dichiarazioni studiate di un velo di apparente improvvisazione. Prima nel partito la raccontavano, tra qualche sbuffo, disposta ad ascoltare i consigli di pochi: Igor Taruffi, Gaspare Righi e per la comunicazione Flavio Alivernini, aiutato sui social da Guglielmo Masin. Ora pure, ma sbuffano meno.
«Elly era già molto pop prima di diventare leader del Pd, basta ricordare la citazione del famoso gioco Monkey Island che aveva nella bio su Twitter. Da segretaria Pd sembrava essersi frenata, sentendo forse la pressione del dover dimostrare la tenuta della sua leadership. Un risultato, anche psicologico, che ha ottenuto con le Europee. E così si è permessa di tornare sé stessa, come liberata dal fardello di mostrarsi seria, adulta», osserva Dino Amenduni, consulente politico di Proforma, società barese artefice tra l’altro delle campagne pop di Antonio Decaro. In questa svolta «c’è un tema di coerenza rispetto a quel che è stata e continua a essere. Un tema generazionale che Schlein fa pesare iconicamente. E il tema del duello con Meloni, sempre più costretta nel palazzo. Come a dire: un’altra leadership è possibile», ragiona Filippo Sensi, senatore Pd e già portavoce di Renzi e Gentiloni a Palazzo Chigi. «Poi arriveranno altre stagioni - chiosa - ma la costruzione è avviata».
Schlein a dire il vero commentava Sanremo su Facebook già lo scorso febbraio, suonava la chitarra alla Festa dell’Unità e il pianoforte da Cattelan ben prima delle Europee. Ora però di quelle immagini compone la sua leadership, ne fa messaggio. Vale per i diritti della comunità lgbtq+ rivendicati da un carro del Pride, come per le foto con gli alleati/avversari. Ecco il messaggio: abbraccio Renzi, proprio colui in dissenso dal quale uscii dal Pd, perché non temo i suoi giochi. Ancora: scherzo con Ignazio La Russa su un campo di calcio, perché si sa che sono antifascista (ma insomma, quante critiche).
Oggi i banchetti per le firme contro l’Autonomia. A giorni un tour nelle piazze dell’astensionismo. Basterà? Basterà lo slancio di un’estate a fare una coalizione, un progetto di governo, il profilo di una premier? Che domande. No, non basta. Bisogna parlare di crescita e sviluppo, non solo di diritti, già avvertono i dirigenti della minoranza dem guardando a Starmer in Inghilterra. Servono comitati per l’alternativa, per non perdersi i giovani che stanno tornando, consiglia benevolo Pier Luigi Bersani. Mentre Renzi rialza la voce. E fuori dalla foto, giù dal palco, Conte ancora recalcitra.
E in fondo poi guai a invaghirsi delle foto, dei balli virali, dei gol. «Il pop è un mezzo - dice Amenduni - non un fine: attenta a innamorarsene». Perché occhio Elly, c’è anche Schlein.