Barelli: Tajani non è in discussione. E il problema dei giovani in Forza Italia non esiste”
di Gabriella CeramiRoma — «Il Centro lo occupiamo noi», il ruolo di Antonio Tajani non è in discussione e «il restyling del partito è iniziato da tempo». Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera, non vede la necessità di modificare la rotta degli azzurri, nonostante le parole di Pier Silvio Berlusconi risuonate come una strigliata.
Presidente Barelli, pochi giorni fa il figlio di Silvio Berlusconi ha detto che i moderati non hanno qualcuno in cui riconoscersi, poi ha incontrato Antonio Tajani. Segnali di sfiducia nei confronti del presidente di Forza Italia?
«Affatto, i figli di Berlusconi sono appassionati e competenti tifosi di Forza Italia e di ciò che il loro padre ha fondato. Apprezzano e fanno il tifo per Tajani ed è scontato che quindi si interessino dei successi di Forza Italia e vogliano che cresca».
Roma — «Il Centro lo occupiamo noi», il ruolo di Antonio Tajani non è in discussione e «il restyling del partito è iniziato da tempo». Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera, non vede la necessità di modificare la rotta degli azzurri, nonostante le parole di Pier Silvio Berlusconi risuonate come una strigliata.
Presidente Barelli, pochi giorni fa il figlio di Silvio Berlusconi ha detto che i moderati non hanno qualcuno in cui riconoscersi, poi ha incontrato Antonio Tajani. Segnali di sfiducia nei confronti del presidente di Forza Italia?
«Affatto, i figli di Berlusconi sono appassionati e competenti tifosi di Forza Italia e di ciò che il loro padre ha fondato. Apprezzano e fanno il tifo per Tajani ed è scontato che quindi si interessino dei successi di Forza Italia e vogliano che cresca».
E come se lo spiega l’intervento di Pier Silvio Berlusconi in cui ha detto che Giorgia Meloni sta prendendo i voti dei moderati. Serve un cambio di passo in FI?
«Da tempo Antonio Tajani sta lavorando per garantire ulteriore slancio a Forza Italia, che è la casa dei moderati italiani, e consentirle di tornare ad essere primo partito della coalizione di centrodestra. Vogliamo raggiungere l’obiettivo del 20% che ci siamo dati l’indomani delle elezioni europee. Elezioni nelle quali siamo cresciuti in proporzione più degli altri partiti».
Ieri si sono riuniti i giovani di Forza Italia, serve un cambio generazionale?
«Penso che Berlusconi ha promosso il rinnovamento indicando Tajani, cresciuto con lui, come suo braccio destro. FI è votata alla crescita e alla valorizzazione dei giovani e questo è riconosciuto da tutti, quindi è un problema che non sussiste. Ma non fermarsi e migliorare deve essere la parola d’ordine».
Eppure dalle parole di Pier Silvio Berlusconi sembrava emergesse la necessità di un restyling, non crede?
«Forza Italia dalle elezioni politiche del 2022 è cresciuta del 20% e credo si debba proseguire con quel processo che FI conosce da quando è nata, un processo di rinnovamento costante che era uno dei mantra del Cavaliere per intercettare le esigenze dei cittadini».
E se, come ha detto sempre il figlio di Berlusconi, lo spazio al centro venisse occupato da qualcun altro? Per esempio Matteo Renzi?
«Noi siamo bipolaristi convinti. E Forza Italia è indispensabile per il centrodestra di governo. Con la venuta meno del Terzo Polo, il Centro lo stiamo già occupando noi. La realtà è che Renzi è stato nel passato un premier, oggi vedo che, insieme a Elly Schlein, si interessa delle partite di calcio».
All’interno della maggioranza ci sono però profonde divisioni sui temi europei. Voi che siete sostenitori di von der Leyen, come vivete il “no” di FdI alla nuova presidente della commissione europea?
«Forza Italia, che è parte integrante del Ppe, l’ha sostenuta con convinzione. Ci sarebbe piaciuto che Fratelli d’Italia avesse fatto una scelta di coraggio votando come noi, ma ha scelto diversamente e rispettiamo questa posizione».
La Lega vi ha attaccato frontalmente dicendo che votare con Schlein è imbarazzante.
«Forza Italia lavora per un’Europa volta non al rigore ma alla crescita. Per noi votare la von der Leyen non è un fatto di poltrone ma l’abbiamo scelta noi. Di certo la posizione dei Verdi, che pure non hanno avuto soddisfazione nel programma, ha stressato il punto di vista sia nostro che dei partiti più a destra, ma io la penso come ci ha insegnato il presidente Berlusconi: quando si tratta dell’immagine e della credibilità dell’Italia all’estero non si dovrebbe fare polemica».