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Sondaggio sul referendum contro l’Autonomia, quorum alla portata grazie al Sud. E anche gli elettori di Forza Italia bocciano la riforma

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Il 55% degli italiani è al momento intenzionato a votare, se tale stima, elaborata dall’Istituto Noto Sondaggi per Repubblica, sarà rispettata il quesito ha buone probabilità che sia valido. Contrario al ddl Calderoli il 63% dei meridionali
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La domanda che ci si pone ancor prima di presentare la richiesta del referendum sull’autonomia differenziata è se il quorum del 50% dei votanti sarà superato oppure no. Il 55% degli italiani è al momento intenzionato a votare, quindi se tale stima, elaborata dall’Istituto demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica, sarà rispettata il referendum ha buone probabilità che sia valido, anche con un discreto margine.

Con l’astensione crescente in tutte le tornate elettorali, politiche, amministrative ed europee, la capacità di coinvolgere gli elettori su un quesito referendario non è assolutamente scontata. La storia italiana è ricca di eventi che non hanno oltrepassato il quorum. Però il tema dell’autonomia regionale sta avendo un impatto diverso nei confronti dei cittadini. Sono scesi in campo, sia a favore che contro, quasi tutti i Presidenti di Regione e la questione è diventata molto divisiva. Inoltre, la formazione del consenso/dissenso non segue solo le pure logiche di appartenenza pol…

La domanda che ci si pone ancor prima di presentare la richiesta del referendum sull’autonomia differenziata è se il quorum del 50% dei votanti sarà superato oppure no. Il 55% degli italiani è al momento intenzionato a votare, quindi se tale stima, elaborata dall’Istituto demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica, sarà rispettata il referendum ha buone probabilità che sia valido, anche con un discreto margine.

Con l’astensione crescente in tutte le tornate elettorali, politiche, amministrative ed europee, la capacità di coinvolgere gli elettori su un quesito referendario non è assolutamente scontata. La storia italiana è ricca di eventi che non hanno oltrepassato il quorum. Però il tema dell’autonomia regionale sta avendo un impatto diverso nei confronti dei cittadini. Sono scesi in campo, sia a favore che contro, quasi tutti i Presidenti di Regione e la questione è diventata molto divisiva. Inoltre, la formazione del consenso/dissenso non segue solo le pure logiche di appartenenza politica ma anche quelle territoriali. A tal proposito c’è anche da annoverare che il Governatore della Calabria Roberto Occhiuto, pur essendo un esponente vicino alla maggioranza di governo, si è già dichiarato pubblicamente contrario al percorso che porterà all’autonomia differenziata. Pertanto al momento il varo del provvedimento ha prodotto una consistente divisione tra i cittadini. Dall’analisi politica emerge che, indipendentemente dall’area di residenza, l’intenzione di recarsi a votare è sicuramente maggiore da parte di coloro che sostengono i partiti di opposizione: dal 68% degli elettori del Pd al 95% dei simpatizzanti di Alleanza Verdi e Sinistra. Però è anche da notare che la propensione ad entrare in cabina elettorale coinvolge anche il 68% dei votanti Forza Italia (la stessa percentuali dei dem), mentre tra i seguaci di FdI scende al 44% e tra i leghisti comunque arriva al 58%. Questo per dire che se è vero che gli elettori dei partiti di opposizione hanno le maggiori motivazioni a partecipare, è anche vero che per i sostenitori del governo comunque questa è percepita come una sfida alla quale prendere parte, forse anche per l’estrema valenza simbolica e storica che questo provvedimento ha in quelli che si identificano con la Lega.

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Ma la stima sull’affluenza riporta un quadro ancora più interessante e del tutto inedito, basato su una elevata differenza della partecipazione in relazione all’area territoriale di residenza. Mentre nelle ultime elezioni europee si è registrata una maggiore partecipazione al Nord che non al Sud, nel caso del referendum sull’autonomia differenziata le tendenze si capovolgono. Infatti al Meridione è intenzionato ad andare a votare il 68% dei cittadini, al Centro la percentuale si abbassa al 59%, ma comunque al di sopra della soglia del 50, mentre nel Settentrione diminuisce ma non in maniera elevata e arriva al 45%. Insomma questa volta i cittadini sembrano apprezzare lo strumento referendario senza rifugiarsi nella tattica dell’astensione per rendere l’evento nullo. C’è poi il tema delle intenzioni di voto, se gli italiani intendano cancellare o meno la norma sull’autonomia differenziata da poco approvata in Parlamento. I risultati del mese di luglio non sono differenti rispetto a quanto già pubblicato a giugno. Rimane stabile al 45% la quota che boccerebbe la riforma, così anche quelli che sono a favore, inchiodati al 35%. C’è però ancora un ulteriore 20% che si dichiara indeciso, una fetta di popolazione che potrebbe incidere in maniera decisiva sull’esito del risultato referendario. Analizzando dunque le intenzioni di voto emerge chiaramente dalle opposizioni l’intenzione di cancellare la legge Calderoli. Dal 50% di Azione al 78% del Pd, predomina il sì al referendum abrogativo. Più interessanti sono i dati dei partiti di maggioranza. Non stupiscono certo il 75% dei leghisti e il 63% di FdI pronti a votare No all’abrogazione, ma desta particolare interesse il dato degli elettori Azzurri. Oltre la metà dei simpatizzanti di Forza Italia si esprimerebbe contro la norma, e solo il 35% si allineerebbe al voto degli altri partiti di maggioranza. È una differenziazione piuttosto netta che potrà riverberarsi in qualche modo nella campagna referendaria. Se, inoltre, si analizzano le intenzioni di voto in relazione all’area di residenza si ripresenta il quadro di un Paese diviso in due da un punto di vista territoriale, più che politico, confermandosi la stessa dinamica già descritta nella partecipazione al voto. Infatti a bocciare la riforma Calderoli sarebbe il 63% dei residenti nel Sud, il 54% degli abitanti nel Centro mentre solo nel Nord prevarrebbero nettamente i favorevoli con il 57%.

Comunque sia, se al momento la probabilità di superare il quorum è un obiettivo raggiungibile, la vittoria dei Sì o dei No è ancora tutta da costruire ma entrambe le fazioni forse devono rivedere le proprie strategie. Chi vuole mantenere l’autonomia differenziata forse deve motivare i cittadini ad andare a votare più che puntare sull’astensione ma allo stesso tempo chi invece vuole abrogare la legge deve interagire con la maggior parte di quel 20% di indecisi che ancora non ha una precisa opinione in merito. La partita è ancora tutta da giocare ma gli italiani non sono disposti ad andare al mare il giorno del referendum.

L’autore è direttore di Noto Sondaggi

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