Dal potere alla caduta, il destino in comune degli amici Toti e Brugnaro
di Matteo PucciarelliErano una strana coppia, formata da due non allineati del centrodestra con in comune diverse caratteristiche, una più di tutte: l'ambizione. E anche gli esiti finali, almeno per ora, sembrano combaciare. 'Loro' sono il presidente della Liguria Giovanni Toti e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, entrambi finiti invischiati in pesanti guai giudiziari che gettano diverse ombre sulla rispettiva politica amministrativa. Nel 2021 insieme provarono a mettere su una ditta, politicamente parlando: Coraggio Italia. Finì male sul piano parlamentare ma il peggio, a conti fatti, doveva ancora arrivare.
Toti e Brugnaro, dicevamo, hanno parecchio in comune. Intanto, l'aver conquistato luoghi storicamente di sinistra. Il primo, ex giornalista di Mediaset, nel 2015 beneficiò delle spaccature degli avversari, divisi tra una candidatura di sinistra-sinistra, una del Pd e alleati, e un'altra del M5S. Il secondo sempre nel 2015 espugnò la Laguna contro l'ex magistrato Felice Casson, il quale non si ripr…
Erano una strana coppia, formata da due non allineati del centrodestra con in comune diverse caratteristiche, una più di tutte: l'ambizione. E anche gli esiti finali, almeno per ora, sembrano combaciare. 'Loro' sono il presidente della Liguria Giovanni Toti e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, entrambi finiti invischiati in pesanti guai giudiziari che gettano diverse ombre sulla rispettiva politica amministrativa. Nel 2021 insieme provarono a mettere su una ditta, politicamente parlando: Coraggio Italia. Finì male sul piano parlamentare ma il peggio, a conti fatti, doveva ancora arrivare.
Toti e Brugnaro, dicevamo, hanno parecchio in comune. Intanto, l'aver conquistato luoghi storicamente di sinistra. Il primo, ex giornalista di Mediaset, nel 2015 beneficiò delle spaccature degli avversari, divisi tra una candidatura di sinistra-sinistra, una del Pd e alleati, e un'altra del M5S. Il secondo sempre nel 2015 espugnò la Laguna contro l'ex magistrato Felice Casson, il quale non si riprese mai da quella bocciatura. Due vittorie inaspettate ma che intercettarono ciò che stava avvenendo nel Paese: ovvero l'estrema mobilità dell'elettorato. Non c'erano più fortini inespugnabili, città o regione rosse, tutto diventava possibile grazie a sacche di astensione sempre più alte e alla scheggia impazzita del voto di protesta per il M5S, all'epoca davvero sganciato dal centrodestra o dal centrosinistra.
Toti e Brugnaro si presentarono come la novità, descrivendosi come "uomini del fare" che volevano riportare grandezza alle rispettive comunità, immusonite dai 'comunisti', gente un po' invidiosa del successo. Mentre per Toti il modello berlusconiano era tale sul fronte comunicativo, lui che arrivava dalla tv della family e che di Berlusconi fu il delfino poi mezzo ripudiato, per Brugnaro lo era sul fronte fattuale: il ricco imprenditore con squadra di basket che 'scendeva in campo' per riaggiustare tutto e con qualche conflitto di interesse dentro l'armadio. Entrambi comunque scelsero per sé l'immagine della concretezza: pane al pane, vino al vino, le chiacchiere stanno a zero, ora ci penso io, ora risolvo tutto io.
Il sistema ha funzionato, lustri e lustrini dappertutto, e infatti entrambi furono rieletti senza troppi problemi nel 2020. Coltivando, sia l'uno che altro, sogni di grandezza al di là dei rispettivi territori. Da qui nacque Coraggio Italia: per rosicchiare un po' di consenso alla declinante Forza Italia, speculando sul dopo Berlusconi, mettendosi al centro dei giochi raccattando qua e là deputati e senatori in cerca d'autore. Fu uno dei vari tentativi di essere influenti a Roma, solo che si può essere i dominus a Genova e a Venezia e non contare un tubo nella Capitale.
Poi si arriva ai giorni nostri, e si scopre quello che era chiaro sin da subito e che — va detto — tutti sapevano, in Liguria e a Venezia, anche perché né Toti né Brugnaro avevano mai nascosto la propria natura di simpatici e gioviali amministratori che sanno come va il mondo. Cioè una certa furba leggerezza, per così dire, nel distinguere pubblico e privato, interessi collettivi e interessi particolari, magari lasciando i telefoni lontani al riparo da eventuali intercettazioni quando i discorsi si facevano pruriginosi. Il sindaco ora si dice pronto a percorrere la propria “via crucis”, il presidente non si dimette nonostante da settimane si trovi agli arresti domiciliari. Siamo infatti all’altra inconfondibile caratteristica della coppia scoppiata: l’ostinazione.