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Pier Silvio e Marina di fronte al nodo del conflitto d’interessi, un vulnus mai sanato

(ansa)

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In Italia manca una legge degna di un Paese europeo Bruxelles reputa il tema cruciale Le Camere discutono una delega che solleva dubbi
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Tre parole sono scomparse dal dizionario della politica italiana: conflitto di interessi. Per certi versi questa sparizione è stata giustificata dagli eventi: l’esigenza di un intervento normativo efficace in questa materia era avvertita come una priorità durante la stagione berlusconiana. Ma quella fase è finita. Il ruolo in politica e nel governo del Cavaliere era smaccatamente in contrasto con una democrazia liberale efficiente. Il coacervo di interessi economici che avvolgeva Silvio Berlusconi, il suo partito e i suoi governi era ineliminabile con la presunta volontà personale, soggettiva e autoriferita del leader forzista. Era un’anomalia gigantesca che ha accompagnato la nascita e la crescita della cosiddetta “Seconda Repubblica”, e che per oltre venti anni ha trasformato il nostro Paese in una eccezione nel cuore dell’Europa e del mondo occidentale.

L’aspirazione ad una destra “normale”

L’Italia, per cause e motivi diversi, continua però ad essere un’anomalia. Il governo è guid…

Tre parole sono scomparse dal dizionario della politica italiana: conflitto di interessi. Per certi versi questa sparizione è stata giustificata dagli eventi: l’esigenza di un intervento normativo efficace in questa materia era avvertita come una priorità durante la stagione berlusconiana. Ma quella fase è finita. Il ruolo in politica e nel governo del Cavaliere era smaccatamente in contrasto con una democrazia liberale efficiente. Il coacervo di interessi economici che avvolgeva Silvio Berlusconi, il suo partito e i suoi governi era ineliminabile con la presunta volontà personale, soggettiva e autoriferita del leader forzista. Era un’anomalia gigantesca che ha accompagnato la nascita e la crescita della cosiddetta “Seconda Repubblica”, e che per oltre venti anni ha trasformato il nostro Paese in una eccezione nel cuore dell’Europa e del mondo occidentale.

L’aspirazione ad una destra “normale”

L’Italia, per cause e motivi diversi, continua però ad essere un’anomalia. Il governo è guidato da un partito di estrema destra e la stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non lo ha inserito nel novero delle forze democratiche. È l’unico tra i grandi paesi dell’Unione europea a essere amministrato da una maggioranza prevalentemente sovranista, con accenti antieuropei e slittamenti illiberali. Un sistema politico moderno e democratico avrebbe invece bisogno di una destra “normale” o di un centrodestra “normale”. L’aspirazione di Forza Italia a rappresentare una parte di elettorato moderato ed europeista è comprensibile. E forse costituisce uno dei modi per frenare i radicalismi estremisti di Fratelli d’Italia e Lega. Ma proprio per questo deve affrancarsi dall’idea del “Partito-Azienda”.

Il macigno del passato

Nei giorni scorsi, uno dei figli del Cavaliere, Pier Silvio Berlusconi, non ha escluso la possibilità di una sua “discesa in campo”. Ovviamente nessuno ha il potere di impedire a un libero cittadino di svolgere attività politica. In questo caso, però, va rammentato che quel grumo di interessi di cui al momento il secondogenito è legittimamente portatore diventerebbe al contrario illegittimo e inaccettabile in presenza di un ruolo nel partito o di un incarico in una Istituzione. Ma forse la prudenza con cui i primi due figli dell’ex premier stanno affrontando questa opzione è il segno che il problema è ben presente e che l’approccio non può essere quello di trenta anni fa. Ed è bene che sia così. Il macigno del passato sarebbe troppo pesante per un sistema politico che presenta delle fragilità intrinseche. La moglie di Cesare deve essere al di sopra dei sospetti. Forza Italia si è trovata nella condizione di aver superato l’ostacolo, anche se involontariamente. Ora ne accolga le conseguenze - anche in relazione alle forme di finanziamento - per giocare nell’agone democratico con le carte in regola rispetto ai criteri essenziali delle democrazie liberali e a quelli che hanno segnato la nascita dell’Unione europea. «È di fondamentale importanza – si legge infatti nella Comunicazione della Commissione Ue emanata tre anni fa - prevenire o gestire adeguatamente le situazioni di conflitto di interessi quando si verificano. Tale requisito è fondamentale per sostenere la trasparenza, la reputazione e l’imparzialità del settore pubblico nonché la credibilità dei principi dello Stato di diritto quale valore fondamentale dell’Ue». E avvertiva: «L’applicazione delle norme nazionali non sarebbe più una questione esclusivamente nazionale e potrebbe essere inclusa nell’ambito di applicazione delle verifiche, dei controlli e degli audit effettuati dai servizi della Commissione e dalla Corte dei conti europea».

Gli interrogativi su una nuova disciplina

Senza dimenticare poi che la concezione “ereditaria” di un partito non appartiene agli impianti istituzionali ben funzionanti. Nel Parlamento italiano è in discussione una delega al governo proprio per una nuova disciplina del conflitto di interessi. Ma la delega è lo strumento normativo più adatto per regolamentare questa materia? Va assegnata all’esecutivo – vista anche la sua maggioranza – la competenza ad intervenire? Camere e governo riflettano bene su quel che serve al Paese.

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