ROMA — Divisi anche sull’addio di Joe Biden e la corsa di Kamala Harris alla Casa Bianca. Le notizie da Washington diventano l’ennesimo motivo di tensione tra i due vicepresidenti del Consiglio. Con Meloni che deve intervenire.
Il leghista Matteo Salvini si schiera senza tentennamenti: «finalmente», esulta, Biden ha annunciato il suo ritiro. Tira in ballo addirittura George Soros, il cui figlio Alex ha appoggiato Harris («Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei»). Una nettezza che costringe il forzista Antonio Tajani, che è anche ministro degli Esteri, a una precisazione: l’Italia lavorerà bene «chiunque sarà il prossimo presidente» degli Stati Uniti, «sia Trump, sia Harris». In quanto a Biden, uno — Tajani — conferma di averci «lavorato bene», l’altro — Salvini — riporta il pensiero di Trump, che lo definisce «il peggior presidente Usa della storia».
Due linee completamente opposte. Solo l’ultima fibrillazione, dopo le scintille europee sul voto a von der Leyen e Metsola, e le tensi…
ROMA — Divisi anche sull’addio di Joe Biden e la corsa di Kamala Harris alla Casa Bianca. Le notizie da Washington diventano l’ennesimo motivo di tensione tra i due vicepresidenti del Consiglio. Con Meloni che deve intervenire.
Il leghista Matteo Salvini si schiera senza tentennamenti: «finalmente», esulta, Biden ha annunciato il suo ritiro. Tira in ballo addirittura George Soros, il cui figlio Alex ha appoggiato Harris («Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei»). Una nettezza che costringe il forzista Antonio Tajani, che è anche ministro degli Esteri, a una precisazione: l’Italia lavorerà bene «chiunque sarà il prossimo presidente» degli Stati Uniti, «sia Trump, sia Harris». In quanto a Biden, uno — Tajani — conferma di averci «lavorato bene», l’altro — Salvini — riporta il pensiero di Trump, che lo definisce «il peggior presidente Usa della storia».
Due linee completamente opposte. Solo l’ultima fibrillazione, dopo le scintille europee sul voto a von der Leyen e Metsola, e le tensioni interne su ruolo di Forza Italia, Malpensa intitolata a Berlusconi e canone Rai. Con FdI che richiama all’ordine gli alleati e la premier che avrebbe chiesto ai suoi vice «di abbassare i toni». Va bene differenziarsi, ma senza esagerare.
Ma intanto Salvini fa le sue mosse e annuncia che la prossima Pontida, la tradizionale kermesse della Lega, si svolgerà il 6 ottobre per celebrare la battaglia di Lepanto, la vittoria della coalizione cristiana contro i musulmani nel 1571. Un cambio di pelle: dai toni autonomisti a quelli sovranisti e ultra cattolici, in linea con l’adesione a Strasburgo ai Patrioti di Orbán e Le Pen. Un altro tentativo di allargare la competition a destra, con la premier Meloni sui temi identitari, accantonati dopo l’apice del discorso del 2019 (“Sono Giorgia, madre e cristiana”). Si prefigura dunque una Pontida “anti-Islam” che riecheggia un altro caposaldo della presidenza Trump, fautore del “Muslim Ban”, il controverso decreto che vietò l’ingresso da sei Paesi a maggioranza musulmana. Abrogato in uno dei suoi primi atti dal neo eletto Biden.
A proposito del quale, non sono mancate ieri le reazioni dell’opposizione. Con la segretaria dem Elly Schlein e il presidente M5S Giuseppe Conte che definiscono «responsabile» il suo gesto. Mentre l’ex commissario europeo Paolo Gentiloni posta la foto di una statuina di Kamala Harris che tiene sulla sua scrivania.