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Abuso d’ufficio e peculato, da Nordio ancora modifiche per evitare i rilievi dell’Europa e del Quirinale

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, durante la firma del Protocollo d’Intesa per la realizzazione dell’intervento di ampliamento della Citta’ Giudiziaria di piazzale Clodio, presso la Regione Lazio, Roma, 10 luglio 2024. ANSA/ANGELO CARCONI (ansa)

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Al Senato presentati dal governo nuovi emendamenti al decreto carceri con l’obiettivo di “salvare” la legge Nordio che cancella l’articolo 323 del codice penale. Il giurista Gatta: “è la prova provata che il nuovo reato prende il posto dell’abuso d’ufficio, seppure ne recupera solo una parte”
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ROMA - Il governo corre di nuovo ai ripari sull’abuso d’ufficio. Quell’articolo del codice penale cancellato incombe sulla testa di Nordio come una maledizione. Tant’è che, dopo averci messo la “pezza” del nuovo “peculato per distrazione” inserito nel decreto carceri, adesso, durante la frenetica conversione al Senato, il Guardasigilli ci rimette le mani con una nuova modifica. Che suona grottesca. Perché, di fatto, con una mano il governo cancella un reato, cioè l’abuso d’ufficio, e con l’altra cerca freneticamente di parare i danni che produce. Perché l’Italia, che fa parte dell’Europa, non può ignorare gli impegni presi in quella sede. Ovviamente su Nordio e sul governo “incombe” la firma del Quirinale sulla legge approvata definitivamente dalla Camera il 10 luglio.

Che succede stavolta? Innanzitutto per il peculato viene aggravata la pena che viene portata fino a quattro anni invece dei tre iniziali. Cioè proprio la stessa pena prevista per l’abuso d’ufficio, qualora il fatto comm…

ROMA - Il governo corre di nuovo ai ripari sull’abuso d’ufficio. Quell’articolo del codice penale cancellato incombe sulla testa di Nordio come una maledizione. Tant’è che, dopo averci messo la “pezza” del nuovo “peculato per distrazione” inserito nel decreto carceri, adesso, durante la frenetica conversione al Senato, il Guardasigilli ci rimette le mani con una nuova modifica. Che suona grottesca. Perché, di fatto, con una mano il governo cancella un reato, cioè l’abuso d’ufficio, e con l’altra cerca freneticamente di parare i danni che produce. Perché l’Italia, che fa parte dell’Europa, non può ignorare gli impegni presi in quella sede. Ovviamente su Nordio e sul governo “incombe” la firma del Quirinale sulla legge approvata definitivamente dalla Camera il 10 luglio.

Che succede stavolta? Innanzitutto per il peculato viene aggravata la pena che viene portata fino a quattro anni invece dei tre iniziali. Cioè proprio la stessa pena prevista per l’abuso d’ufficio, qualora il fatto commesso causi un danno grave, cioè oltre i centomila euro, agli interessi finanziari della Ue.

Modifica che il giurista milanese Gian Luigi Gatta, prima su Repubblica, e poi sulla rivista Sistema penale di cui è direttore, nonché in audizione al Senato, aveva indicato come indispensabile, salvo che l’Italia non volesse finire nel mirino della Ue. Tant’è che la presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno, proprio durante l’audizione, l’aveva più volte interrotto, mostrando un interesse evidente per le sue osservazioni, che poi il governo è stato costretto a recepire.

Ma non basta, perché con i nuovi emendamenti viene anche estesa la responsabilità alle persone giuridiche in base al decreto 231 del 2001 sui reati commessi ai danni degli enti. Ovviamente, poiché il decreto è già in vigore dal 4 luglio quando è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, si creerà uno iato, una mancata perseguibilità, di cui potranno fruire alcuni “fortunati”. “Buco” che proseguirà fino a quando il decreto stesso non diventerà una legge, dopo il via libera del Senato prima, la prossima settimana, e della Camera poi, il che potrebbe avvenire forse nella prima settimana di agosto, salvo che il governo non abbia interesse a “favorire” qualche posizione anomala e rinviare a settembre.

Ma non basta ancora, perché gli emendamenti del governo dimostrano che in realtà il nuovo peculato per distrazione introdotto, il 314bis, è una sorta di abuso d’ufficio mascherato, tant’è che viene messo proprio al posto dell’abuso “scomparso” - il famoso 323 del codice penale - nella norma strategica che regola i rapporti con l’Europa, cioè l’articolo 322-bis, adeguato dal governo Draghi rispetto alle insistenti segnalazioni della stessa Europa. Un articolo che estende i reati commessi contro la pubblica amministrazione qualora abbiano riflesso anche sull’Unione europea. Al posto del 323 ecco comparire il 314bis. Come dice Gatta “si tratta della prova provata che il nuovo reato prende il posto dell’abuso d’ufficio, seppure ne recupera solo una parte”. Perché delle quattro condotte punite dal vecchio reato, adesso il governo ne salva solo una, il peculato per distrazione, mentre restano impuniti, come conferma Gatta che si prepara a fare l’elenco dei processi che verranno cancellati, “fatti gravissimi come l’abuso di danno, l’abuso di vantaggio e la violazione del conflitto d’interessi”. Come non bastasse il peculato viene pure inserito nell’elenco di quelli cui si possono applicare le regole blande previste in caso di “particolare tenuità del fatto”.

Tuttavia restano ancora due possibili aspetti di contrasto con la direttiva Ue. Il nuovo reato riguarda solo “la distrazione di beni mobili”, mentre la direttiva non distingue tra beni mobili e immobili, come appartamenti, palazzi, case, garage. E questo potrebbe aprire comunque un contrasto con la Ue. E infine ai giuristi non sfugge che il testo del nuovo peculato, quando parla di una condotta che viola “specifiche norme di legge o atti aventi forza di legge da cui non residuino margini di discrezionalità“ di fatto si scontra con un limite che, in questa versione, potrebbe non essere sufficiente per l’Europa che potrebbe contestarci un peculato per distrazione “troppo piccolo”, in cui non è prevista la violazione dei “regolamenti” come invece dettano le regole europee.

Nessun emendamento del governo invece sul traffico di influenze in versione “mini” che serve per tirare fuori dai guai i personaggi eccellenti finiti in tanti processi, come le stesse cronache testimoniano. Saranno i mesi futuri a dirci quali di questi subiranno dei “tagli” o addirittura dei possibili azzeramenti grazie alle nuove norme. Resta il contrasto frontale con la convenzione di Strasburgo sulla lotta alla corruzione che potrà essere ovviamente contestata dall’Europa, come ha detto a Repubblica il procuratore di Prato Luca Tescaroli.

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