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La Ue teme Trump su Ucraina e dazi e spera nei dem

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Riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione. Borrell: “A seconda di chi vince differenze importanti nelle relazioni transatlantiche”. Allarme per un disimpegno degli Usa su Kiev
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BRUXELLES — «Gli americani devono decidere chi vogliono alla Casa Bianca, e sono sicuro che ci sarà una differenza piuttosto importante per le relazioni transatlantiche a seconda di chi ci sarà». Josep Borrell, l’Alto Rappresentante Ue, non poteva essere più esplicito. Se alle presidenziali americane di novembre vincesse Donald Trump il rapporto tra Europa e Usa inevitabilmente cambierebbe. In peggio.

Lo spettro di “The Donald”, dopo il passo indietro annunciato da Joe Biden, ha così aleggiato sulla testa di tutti i ministri degli Esteri europei durante la riunione del Consiglio Ue. Sebbene all’ordine del giorno ci fosse essenzialmente il sostegno all’Ucraina, le ultime novità della campagna elettorale statunitense non potevano che calamitare il dibattito. Dentro e fuori dal vertice. Del resto, la possibile vittoria del Tycoon di New York, viene vissuta come un potenziale tsunami sul Vecchio Continente. In particolare su due versanti: quello militare e quello economico.

I suoi an…

BRUXELLES — «Gli americani devono decidere chi vogliono alla Casa Bianca, e sono sicuro che ci sarà una differenza piuttosto importante per le relazioni transatlantiche a seconda di chi ci sarà». Josep Borrell, l’Alto Rappresentante Ue, non poteva essere più esplicito. Se alle presidenziali americane di novembre vincesse Donald Trump il rapporto tra Europa e Usa inevitabilmente cambierebbe. In peggio.

Lo spettro di “The Donald”, dopo il passo indietro annunciato da Joe Biden, ha così aleggiato sulla testa di tutti i ministri degli Esteri europei durante la riunione del Consiglio Ue. Sebbene all’ordine del giorno ci fosse essenzialmente il sostegno all’Ucraina, le ultime novità della campagna elettorale statunitense non potevano che calamitare il dibattito. Dentro e fuori dal vertice. Del resto, la possibile vittoria del Tycoon di New York, viene vissuta come un potenziale tsunami sul Vecchio Continente. In particolare su due versanti: quello militare e quello economico.

I suoi annunci di una riduzione del contributo fornito dagli States alla Nato è il primo allarme. Trump non solo ha puntato l’indice contro quei Paesi partner che non raggiungono il 2 per cento di Pil per la spesa militare (come l’Italia), ma ha fatto capire che lo sguardo di Washington si sposterà verso il Sud America e verso oriente e non più verso l’Europa. Un’impostazione vissuta con preoccupazione da tutte le Cancellerie dell’Unione impegnate — nella maggioranza — a sostenere l’Ucraina nella guerra contro la Russia. Sostanzialmente da Berlino a Parigi, da Varsavia a Madrid tutti iniziano a pensare: «Cosa facciamo se Trump si disimpegna dalla difesa di Kiev? Come facciamo ad aiutare Zelensky da soli? E soprattutto come possiamo tenere testa alla pressione russa sul nostro fianco orientale?». Tutti interrogativi che agitano la Ue e spingono la maggior parte dei leader a seguire con circospezione l’esito delle presidenziali. Nessuno dichiara di tifare apertamente per i Democratici ma molti lo fanno capire. Ad eccezione del fronte sovranista, a partire dall’Ungheria di Orban e in parte anche dall’Italia. Giorgia Meloni ha ricordato che il Partito Repubblicano americano è iscritto all’Ecr, i Conservatori europei, come una sorta di socio “esterno”.

Il secondo aspetto riguarda l’economia. La politica dei dazi seguita dall’ex presidente Usa è destinata ad essere ristabilita dal prossimo gennaio. In quel caso si tratterebbe di una battaglia commerciale che per l’Unione costerebbe almeno 11 miliardi di dollari ogni anno. E potrebbe avere un impatto considerevole nei tentativi di ripresa avviati dall’Ue.

Tutte questioni affrontate informalmente in queste ore in Europa, anche a margine del Consiglio dei ministri Ue degli Esteri. «Abbiamo lavorato molto bene con Biden», ha insistito Borrell. «Se ha deciso di ritirarsi perché pensa che un altro candidato possa avere più forza per vincere le elezioni per i democratici, rispettiamo la decisione». Il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, ha usato prudenza ricordando che «le relazioni transatlantiche per noi rappresentano una priorità della politica estera e chiunque sarà presidente l’Italia rimarrà un interlocutore privilegiato». E a suo giudizio, in ogni caso non verrà modificata la posizione sull’Ucraina: «L’Unione europea è l’Unione europea, mica siamo uno Stato degli Stati Uniti. Vedremo cosa succederà negli Stati Uniti, chi sarà il vincitore e quali saranno le politiche del vincitore. L’Unione europea deciderà per suo conto. Tutti vogliamo la pace ma la pace deve essere giusta, non può essere la resa dell’Ucraina. L’abbiamo ribadito tutti quanti anche oggi».

Ma che il problema ci sia lo fa ben capire il rappresentante francese, Stephane Sejournè: «L’Europa difenderà i suoi interessi. Ci confronteremo con qualsiasi amministrazione americana: penso che sia nell’interesse degli europei, ma è anche nell’interesse della stabilità mondiale». Il polacco Radoslaw Sikorsky, infine,appare preoccupato soprattutto di non incrinare l’alleanza militare. Per Varsavia, il primo nemico è infatti Mosca e ha bisogno della sponda diWashington. «Gli Usa — ha puntualizzato — rimarranno il principale partner strategico dell’Europa, indipendentemente da chi guiderà la Casa Bianca. Ma i Paesi europei dovrebbero assumersi maggiori responsabilità per la sicurezza e la difesa della regione».

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