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Le donne in politica nel mirino dagli hater: “Violenze e attacchi tre volte più degli uomini, bersagliate solo perché hanno potere”

Uno studio analizza i dati elettorali nei Comuni e gli attacchi segnalati nel periodo 2010-2021 dalla ong Avviso pubblico: “Il pregiudizio finisce per scoraggiare la partecipazione femminile”
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In politica l’odio colpisce soprattutto le donne. Le elette hanno il triplo delle possibilità di finire nel mirino della violenza rispetto ai loro colleghi uomini. Una tendenza, dimostrata ora dai dati, che concorre allo squilibrio di genere nelle istituzioni e che rivela l’esistenza di una malsana relazione tra le manifestazioni d'odio e la presenza femminile in politica. In sostanza: più è alta la partecipazione delle donne, più queste ultime ricoprono ruoli di potere, e più è probabile che diventino bersaglio di attacchi e violenze.

“Le donne vengono prese di mira non per il loro comportamento al potere, ma solo per il fatto di appartenere ad un genere che non è quello maschile”, spiega Gemma Dipoppa, assistant professor alla Brown University e autrice del paper Attacking Women or their Policies? Understanding Violence against Women in Politics. L'obiettivo dello studio, scritto insieme a Gianmarco Daniele e Massimo Pulejo dell’Università di Milano, è quello di verificare, dati all…

In politica l’odio colpisce soprattutto le donne. Le elette hanno il triplo delle possibilità di finire nel mirino della violenza rispetto ai loro colleghi uomini. Una tendenza, dimostrata ora dai dati, che concorre allo squilibrio di genere nelle istituzioni e che rivela l’esistenza di una malsana relazione tra le manifestazioni d'odio e la presenza femminile in politica. In sostanza: più è alta la partecipazione delle donne, più queste ultime ricoprono ruoli di potere, e più è probabile che diventino bersaglio di attacchi e violenze.

“Le donne vengono prese di mira non per il loro comportamento al potere, ma solo per il fatto di appartenere ad un genere che non è quello maschile”, spiega Gemma Dipoppa, assistant professor alla Brown University e autrice del paper Attacking Women or their Policies? Understanding Violence against Women in Politics. L'obiettivo dello studio, scritto insieme a Gianmarco Daniele e Massimo Pulejo dell’Università di Milano, è quello di verificare, dati alla mano, l'esistenza di un rapporto causale tra i fenomeni di odio e la presenza donne in politica. Per farlo sono stati analizzati i dati elettorali nei comuni e gli attacchi segnalati nel periodo 2010-2021 dalla ong Avviso pubblico. Si tratta di eventi che riguardano politici eletti in ambito locale: principalmente dunque sindaci e consiglieri comunali. Il risultato, neanche a dirlo, è che la relazione esiste eccome ed è tutta sbilanciata a favore degli eletti uomini.

Le elette, dimostra il paper, hanno il triplo della probabilità di essere vittime di minacce, danni al patrimonio, violenze fisiche o verbali. Il tutto a prescindere dall'orientamento politico o dal modo di amministrare. Poco importa, dunque, l'appartenenza ad un partito o la capacità di governare: il vero discrimine è il genere. “Esiste - spiega Dipoppa - un doppio standard secondo cui a parità di decisioni le donne subiscono più attacchi rispetto agli uomini”. In sostanza, una scelta discutibile sul piano amministrativo attira più odio se a prenderla è stata una donna anziché un uomo. Una tendenza "fondata su un pregiudizio”, che dimostra una certa indulgenza nei confronti degli uomini e che spesso “finisce per scoraggiare la partecipazione delle donne alla politica".

Il documento indica come la violenza sia particolarmente elevata in contesti dove la rappresentanza delle donne è più consistente o dove queste ultime ricoprono ruoli di potere. Più empowerment corrisponde ad un numero maggiore di attacchi. Ed è proprio nei comuni in cui si adottano quote di genere che è riscontrabile una maggiore incidenza di odio. Il risultato porta ad un fenomeno paradossale: le manifestazioni di violenza finiscono per allontanare le donne dalla partecipazione politica, anche dove lo squilibrio di genere è meno intenso. Un bel problema in un Paese in cui le donne (dati Openpolis) amministrano appena l’8,4 per cento dei capoluoghi. Non a caso - tira le somme lo studio - le sindache sono significativamente meno propense a ricandidarsi rispetto ai sindaci uomini che hanno subito attacchi simili.

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