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Hanno tutti ragione | Meloni, La Russa e il fascismo: lo spettacolo dei vertici FdI ogni volta che spunta la parola con la F

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Il culto del passato missino come intoccabile romanzo di formazione
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Questo è il numero di venerdì 26 luglio 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

C’è sempre questo equivoco, che appena si denunciano la timidezza o l’ambiguità o l’indecenza delle dichiarazioni di dirigenti di Fratelli d’Italia quando c’è di mezzo la parola fascismo, scatta la replica: “Ma come fate a pensare che siamo fascisti? Ma siete ossessionati!”. Però, una volta per tutte, sarebbe il caso di dire che: si può essere cultori del fascismo anche se non si sta preparando la nuova marcia su Roma, si può essere compiacenti verso l’apologia di fascismo pure senza progettare un altro delitto Matteotti, si può essere condiscendenti con chi saluta romanamente anche senza avere intenzione di sciogliere il Parlamento, e questo rende forse meno preoccupante lo scenario ma non meno grave la cosa. Sarà ancora possibile segnalarlo o bisogna soccombere al cinico realismo di chi sostiene, e ha pure ragione, che con l’indigna…

Questo è il numero di venerdì 26 luglio 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

C’è sempre questo equivoco, che appena si denunciano la timidezza o l’ambiguità o l’indecenza delle dichiarazioni di dirigenti di Fratelli d’Italia quando c’è di mezzo la parola fascismo, scatta la replica: “Ma come fate a pensare che siamo fascisti? Ma siete ossessionati!”. Però, una volta per tutte, sarebbe il caso di dire che: si può essere cultori del fascismo anche se non si sta preparando la nuova marcia su Roma, si può essere compiacenti verso l’apologia di fascismo pure senza progettare un altro delitto Matteotti, si può essere condiscendenti con chi saluta romanamente anche senza avere intenzione di sciogliere il Parlamento, e questo rende forse meno preoccupante lo scenario ma non meno grave la cosa. Sarà ancora possibile segnalarlo o bisogna soccombere al cinico realismo di chi sostiene, e ha pure ragione, che con l’indignazione antifascista non si vincono le elezioni?

Poco prima di vincerle lei, le elezioni, Giorgia Meloni disse in tv che finalmente stava per arrivare il momento in cui milioni di italiani “costretti ad abbassare la testa per decenni” non avrebbero più dovuto farlo. Era un’affermazione strana. Sembrava la dichiarazione della leader di una forza politica da sempre esclusa dal governo, e invece dal 1994 in avanti i partiti eredi del Movimento sociale italiano hanno governato per più di un terzo del periodo e Meloni stessa è stata ministra. Ma è chiaro che Meloni intendeva altro: tocca a noi missini, i reietti, i ghettizzati perché neofascisti o comunque postfascisti, è la rivincita delle catacombe. Quando chiesero a una giovane Meloni se concordasse con Gianfranco Fini che aveva definito il fascismo “male assoluto”, lei disse: no. Sincera. Quando nel gennaio scorso mille camerati intonarono il “presente” ad Acca Larentia, non una parola venne dalla presidenza del Consiglio. Dice: ma Acca Larentia si fa tutti gli anni, perché non lo chiedevate ai presidenti del Consiglio Renzi, Letta o Berlusconi? Semplice, perché Renzi, Letta o Berlusconi alla commemorazione di Acca Larentia non ci sono mai andati, Meloni sì, e talvolta accompagnata dai peggiori ceffi del neofascismo romano. Sarà lecito, anzi doveroso, chiedere alla presidente del Consiglio cosa ne pensa ora che guida l’Italia?

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Le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa sull’aggressione subita a Torino dal cronista della Stampa Andrea Joly da parte di energumeni di Casapound sono state scandalose. Poi, in un colloquio con Tommaso Ciriaco su Repubblica, La Russa ha provato a fare un dietrofront almeno parziale, ma è un’altra la risposta più rivelante che La Russa ha dato a Ciriaco, alla domanda “perché non si dice antifascista?”: “Guardi, c’è anche forse il sentimento, il pensiero per i nostri vecchi missini, gente che ha lottato cinquant’anni per il partito, forse è anche giusto avere un po’ di, come dire, attenzione verso di loro. Forse, dico, non so». L’equivalente della dichiarazione di Meloni sui decenni “a testa bassa”.

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Ora, ribadito che nessuno definisce Meloni e La Russa fascisti e tanto meno abusivi al governo, possiamo dire che è agghiacciante avere ai vertici dello Stato figure che considerano il fascismo il proprio intoccabile romanzo di formazione? Che si preoccupano di non dire cose che possano turbare i nostalgici di Mussolini? Il giorno in cui si deciderà che non vale più la pena considerarlo un problema, e cominceremo a ritenerlo normale, sarà un bruttissimo giorno per la democrazia italiana.

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