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Schlein e Conte, pranzo insieme a Giffoni: nel menu Autonomia e campo largo. La leader Pd: “Proviamo a mescolare i militanti”

Elly Schlein e Giuseppe Conte tra i ragazzi del Giffoni Film Festival (ansa)

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Incontro a margine del Festival, l’idea di accelerare sul referendum contro la riforma: “Facciamo un botto di firme nei prossimi giorni”. Irrisolto il nodo Renzi. La dem: Basta veti. Freddo il presidente 5S che lancia una convention costituente per i grillini
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GIFFONI (SALERNO) — L’ultima accelerazione di Matteo Renzi rimbalza all’ora di pranzo in quel di Giffoni, dove Elly Schlein ha appena finito di parlare a una platea di adolescenti. Insieme al direttore del Festival del cinema per ragazzi, Claudio Gubitosi, si dirige verso il suggestivo convento di San Francesco: ad attenderli al ristorante c’è già Giuseppe Conte, che dovrà tenere il suo intervento nel pomeriggio.

Prima di sedersi al tavolo apparecchiato per una ventina di persone, i due si appartano. Hanno molto da dirsi. «La piattaforma per il referendum contro l’Autonomia è online, mettiamoci d’accordo come l’anno scorso sul salario», esordisce la segretaria del Pd. «Così facciamo un botto di firme nei primi giorni», insiste, mentre il presidente 5S annuisce. «Chiamo anche Maurizio», ovvero Maurizio Landini, il capo Cgil che è fra i promotori della consultazione popolare.

L’antipasto di una conversazione più complessa…

GIFFONI (SALERNO) — L’ultima accelerazione di Matteo Renzi rimbalza all’ora di pranzo in quel di Giffoni, dove Elly Schlein ha appena finito di parlare a una platea di adolescenti. Insieme al direttore del Festival del cinema per ragazzi, Claudio Gubitosi, si dirige verso il suggestivo convento di San Francesco: ad attenderli al ristorante c’è già Giuseppe Conte, che dovrà tenere il suo intervento nel pomeriggio.

Prima di sedersi al tavolo apparecchiato per una ventina di persone, i due si appartano. Hanno molto da dirsi. «La piattaforma per il referendum contro l’Autonomia è online, mettiamoci d’accordo come l’anno scorso sul salario», esordisce la segretaria del Pd. «Così facciamo un botto di firme nei primi giorni», insiste, mentre il presidente 5S annuisce. «Chiamo anche Maurizio», ovvero Maurizio Landini, il capo Cgil che è fra i promotori della consultazione popolare.

L’antipasto di una conversazione più complessa, ma difficile da liquidare in pochi minuti, davanti a così tanta gente. Eppure il tema è urgente. Merita almeno un accenno, da approfondire più avanti, ma non troppo: le elezioni d’autunno incombono, fare cappotto nelle tre regioni chiamate al voto, due governate dalla destra, equivarrebbe a dare una bella spallata a un governo già parecchio in ambasce.

L’elefante nella stanza è il leader di Italia viva, che l’ex premier grillino vede come fumo negli occhi. Renzi ha appena annunciato l’intenzione di «stare nella coalizione di centrosinistra in modo organico alle future regionali». Pronto ad allearsi, sempre e ovunque, con tutte le forze progressiste, incluso il M5S, fin qui detestato, cordialmente ricambiato. In linea con quanto la “testardamente unitaria” segretaria dem ha ribadito pure in mattinata: «Dopo le Europee ho detto una cosa a cui credo fino in fondo: il tempo dei veti è finito. Ci vuole generosità, riconoscimento reciproco. Proviamo a mescolare i nostri militanti, la nostra gente che ce lo chiede sui territori». Un invito pressante che sale dalla base. Giunto persino dai baby giurati del Festival, che regalano a entrambi la maglietta arancione di Giffoni, «colore che è l’unione tra giallo ed rosso». Schlein ride di gusto, quindi avverte: «Le coalizioni non nascono in provetta, per vincere si fa un’alleanza sui temi concreti». Salari, sanità, ambiente, diritti, è l’elenco. «Prima che su perimetri e nomi, troviamo un accordo sulle cose da fare». È questa la strada, evitando di impantanarsi nella polemica tra dirigenti di partito.

(ansa)

Eppure Conte resta prudente. Non si fida. Ai ragazzi che lo interrogano sulla crisi del suo esecutivo non fa concessioni: «Renzi ha deciso di far cadere il governo in piena pandemia». E difatti «il “conticidio” è una ferita che brucia ancora», spiega uno degli uomini più vicini al leader grillino, «a dividerci è il concetto stesso di alleanza: per il capo di Iv è un espediente elettorale, per noi nasce dalla condivisione di progetti e lotte progressiste. Siamo sicuri che Renzi sia un progressista?». È quanto in filigrana si domanda pure Conte nel suo intervento a Giffoni: «Tante cose sin qui ci hanno unito al Pd, la battaglia sul salario minimo, contro l’autonomia differenziata e altre attività parlamentari. Ma in prospettiva dobbiamo costruire un solido programma di governo, di cambiamento del Paese, non di ritorno al potere», avverte. «Attenzione! Non di gestione del potere, perché bisogna scalzare Meloni». Chiaro a chi si riferisca. «Riusciremo a mandarla via», conclude Conte, «solo con un progetto serio, credibile, realmente alternativo». Che perciò non può includere Renzi: giudizio condiviso con Nicola Fratoianni. «Non decide Italia viva chi deve stare in coalizione», sbuffano in SI, «si discute e decide insieme».

Giuseppe Conte ed Elly Schlein con il direttore del festival di Giffoni, Claudio Gubitosi (ansa)

Una questione destinata a pesare sul «processo costituente che il M5S avvierà nei prossimi giorni», annuncia a sorpresa Conte: «Un esercizio di democrazia diretta al quale, oltre agli iscritti, potranno partecipare i non iscritti e che richiede molto coraggio perché ci metteremo tutti in discussione, anche chi è qui davanti a voi». Un modo per rispondere al calo dei consensi e pure a quanti, dentro il movimento, ne mettono in dubbio la leadership. «Tutti potranno suggerire obiettivi strategici, temi, progetti, segnalare soluzioni, che poi verranno votati in autunno nell’assemblea finale». E chissà che non spunti un referendum per dire no a Renzi.

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