✕

Vola la raccolta firme contro l’Autonomia differenziata. Obiettivo: “Un milione a settembre”

A Napoli un banchetto per la raccolta firme per il referendum contro l'Autonomia differenziata

 

Ascolta l'audio

Solo sul web superata quota 250 mila. Esultano le opposizioni. La Lega in allarme, Salvini: “Non vedo l’ora che si voti”
2 minuti di lettura

In quattro giorni dall’avvio della raccolta sulla piattaforma ministeriale, quindi solo con le firme online certificate attraverso la Spid, il quesito referendario contro l’autonomia differenziata ha superato quota 250 mila firme, più della metà di quanto necessario. Infatti ne occorrono 500 mila per raggiungere il quorum e agli organizzatori non basterà: l’obiettivo è arrivare a un milione di firme a settembre. «Continueremo a raccogliere le adesioni per tutto il tempo disponibile, sia sul web che nei banchetti che abbiamo organizzato e che intendiamo moltiplicare in maniera capillare in tutta Italia», fanno sapere dalla Cgil, mobilitata e in prima linea per la raccolta delle adesioni, cominciata nei gazebo, a nord come a sud, gli scorsi 20 e 21 luglio.

In quattro giorni dall’avvio della raccolta sulla piattaforma ministeriale, quindi solo con le firme online certificate attraverso la Spid, il quesito referendario contro l’autonomia differenziata ha superato quota 250 mila firme, più della metà di quanto necessario. Infatti ne occorrono 500 mila per raggiungere il quorum e agli organizzatori non basterà: l’obiettivo è arrivare a un milione di firme a settembre. «Continueremo a raccogliere le adesioni per tutto il tempo disponibile, sia sul web che nei banchetti che abbiamo organizzato e che intendiamo moltiplicare in maniera capillare in tutta Italia», fanno sapere dalla Cgil, mobilitata e in prima linea per la raccolta delle adesioni, cominciata nei gazebo, a nord come a sud, gli scorsi 20 e 21 luglio.

Lo scopo di una mobilitazione permanente è «rendere questa battaglia sempre più condivisa e partecipata: una battaglia democratica in difesa dell’unità e della coesione nazionale, del welfare pubblico e universalistico e delle prospettive economiche e sociali del paese». Per il centrosinistra e il M5S, ma anche associazioni come Anpi e Arci che sui territori stanno organizzando in maniera capillare la raccolta, sono numeri che fanno ovviamente ben sperare per la consultazione referendaria vera e propria, quando ci sarà; e sono dati in un qualche modo inaspettati, perlomeno con queste dimensioni e in questo periodo dell’anno. Per il presidente dei 5 Stelle Giuseppe Conte si tratta di «un boom di partecipazione che testimonia la determinazione e l’opposizione dei cittadini a una legge che mina la coesione sociale e l’unità del Paese.

Un segnale importante, un chiaro avviso al governo che dice senza mezzi termini: l’Italia non si spacca, non resteremo a guardare inermi». Ragiona Peppe De Cristofaro di Alleanza verdi sinistra: «L’autonomia differenziata è il tentativo di normalizzare per legge le disuguaglianze. Discuterne vuol dire aprire automaticamente uno squarcio sulla sofferenza del paese reale, riallacciare legami, ridare senso alla rappresentanza politica».

La battaglia referendaria contro il provvedimento leghista, ideato e messo a terra dal ministro Roberto Calderoli, agita soprattutto la Lega, com’è ovvio che sia. Per i presidenti di regione del Carroccio del nord la riforma è un punto di arrivo dopo anni di promesse e tentativi con vari governi. Quindi ad esempio secondo Massimiliano Fedriga chi raccoglie le firme «sta facendo disinformazione ai cittadini, soprattutto del sud, dicendo che la riforma divide, cosa assolutamente falsa. Raccontano che il meridione non è all’altezza dell’autonomia differenziata. È un’umiliazione al Mezzogiorno, io non ci sto». Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini invece si dice sicuro: «Non vedo l’ora che tutti gli italiani si possano esprimere, in Veneto, Lombardia, Puglia, Abruzzo, perché autonomia significa dare servizi migliori ai cittadini tagliando gli sprechi». Dopodiché l’effetto politico dell’autonomia, per adesso, è quello di aver compattato le opposizione e il largo campo sociale a suo sostegno. Nel mentre nello stesso centrodestra, contrapposti agli entusiasmi leghisti, ci sono i distinguo e le freddezze soprattutto di Forza Italia nel centrosud. Lo “spacca Italia” potrebbe finire quindi per spaccare solo la coalizione di governo.

Leggi i commenti