“Da quando la coalizione di estrema destra guidata da Giorgia Meloni è entrata in carica nell'ottobre 2022, la libertà di stampa è stata sottoposta a una crescente pressione, con attacchi senza precedenti e violazioni spesso fatte partire da esponenti politici nel tentativo di marginalizzare e silenziare le voci critiche”. Eccolo qui il giudizio durissimo, inappellabile, contenuto nel dettagliato report sull’Italia e le condizioni dei media a cura del consorzio Mfrr (Media freedom rapid response), co-finanziato dall'Unione europea. Considerazioni di fronte alle quali per la presidente del Consiglio sarà difficile ribaltarne il senso, magari trasformandosi in vittima di chissà quale strumentalizzazione o complotto.
“Da quando la coalizione di estrema destra guidata da Giorgia Meloni è entrata in carica nell'ottobre 2022, la libertà di stampa è stata sottoposta a una crescente pressione, con attacchi senza precedenti e violazioni spesso fatte partire da esponenti politici nel tentativo di marginalizzare e silenziare le voci critiche”. Eccolo qui il giudizio durissimo, inappellabile, contenuto nel dettagliato report sull’Italia e le condizioni dei media a cura del consorzio Mfrr (Media freedom rapid response), co-finanziato dall'Unione europea. Considerazioni di fronte alle quali per la presidente del Consiglio sarà difficile ribaltarne il senso, magari trasformandosi in vittima di chissà quale strumentalizzazione o complotto.
Il titolo dato al dossier italiano, 28 pagine, non lascia spazio a molta immaginazione: “Silenziare il quarto potere, la deriva democratica dell'Italia”. Lo studio verrà presentato online alle 14, ma Repubblica è in grado di anticiparne alcuni assaggi. La delegazione guidata dal sindacato europeo dei giornalisti Efj - affiancato da realtà come Obc Transeuropa, European Centre for Press and Media Freedom allo International Press Institute, Article 19 e Free Press Unlimited - era stata a Roma lo scorso maggio, e aveva proposto incontri anche con i vertici istituzionali. Ma nessun esponente del centrodestra, a livello partitico o istituzionale, si era detto in alcun modo disponibile. Mentre parlamentari dell’opposizione, la presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia, i vertici di Agcom e i rappresentanti di Fnsi, Usigrai e Ordine dei giornalisti, hanno dato il loro contributo e testimonianza per inquadrare il contesto italiano.
Il report pubblica diversi numeri. Nel periodo ottobre 2022 - giugno 2024, cioè con la destra al governo, il numero degli 'incidenti' e delle minacce (verbali, legali, censorie, fisiche) che hanno coinvolto giornalisti e cronisti è stato di 193; nei 22 mesi precedenti erano stati 75. Dei 193 casi, 54 sono arrivati su diretta indicazione di esponenti politici. L'elenco degli annunci di querele fa abbastanza impressione. Matteo Salvini contro Roberto Saviano, Claudio Durigon contro il Domani, Adolfo Urso contro Report, Daniela Santanchè contro Report, Giorgia Meloni e la sorella il cognato ministro contro il Fatto Quotidiano per le vignette di Natangelo, Ignazio La Russa contro Report, Meloni contro Saviano, Giancarlo Giorgetti contro Report, Urso contro il Foglio e il Riformista, Fratelli d'Italia contro Report, Meloni contro il Domani; casi eclatanti ma diventati ormai la norma dell'azione di governo: anche contro Repubblica sono piovute numerose azioni risarcitorie per lavori di inchiesta che hanno raccontato magagne e conflitti di interessi di membri dell'esecutivo.
La campagna elettorale di Fratelli d’Italia per le scorse europee, utilizzando il tramite dell’account Atreju (la festa di partito) con scritte come “Fai piangere la redazione di Repubblica, scrivi Giorgia”, e i post social contro i giornalisti ‘non allineati’, sono citati nel dossier come ulteriori elementi di allarme.
Il documento tocca diverse questioni critiche: il servizio pubblico, cioè la Rai, ormai schiacciato ai desiderata della maggioranza di governo (“raggiunti livelli senza precedenti di pressioni straordinarie e crescenti casi di autocensura”), le regole sulla par condicio volute sempre dal governo che invece danno all’esecutivo spazi di parola (e propaganda) enormi, il tentativo di limitare l’azione sindacale dei giornalisti di Viale Mazzini; la possibile cessione dell'agenzia Agi al senatore leghista Antonio Angelucci; suggerimenti per l’applicazione dell’European Media Freedom Act, che vuole garantire l’indipendenza di tv e radio pubbliche dalla politica, la trasparenza nelle proprietà e proteggere i giornalisti dagli spyware-spia, provvedimento sul quale al Parlamento Ue Fratelli d’Italia e Lega si sono astenuti; le querele bavaglio, il metodo intimidatorio migliore ancora oggi per limitare il diritto di cronaca; il disegno di legge sulla diffamazione presentato da Alberto Balboni (FdI), di fatto liberticida viste le maxi sanzioni previste per i giornalisti.
“La crescente attenzione da parte di media nazionali e internazionali sul declino della libertà dei media in Italia ha sollevato preoccupazioni a Bruxelles e non solo. Tuttavia, il governo italiano non ha ancora dimostrato il proprio impegno nell'affrontare il problema”, è scritto nell'introduzione del dossier. E poi: “L’atteggiamento complessivo dei membri della coalizione di governo nei confronti dei professionisti dei media testimonia una deriva che non prende in considerazione l'interesse pubblico e il pluralismo nonché una mancanza di considerazione per la giurisprudenza della Corte di Strasburgo e la sua interpretazione dell'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo”. Come spiegato dalla Corte, infatti, “esiste una stretta connessione tra pluralismo da un lato e media e democrazia dall'altro: non può esserci democrazia senza pluralismo. La democrazia prospera sulla libertà di espressione. L'essenza della democrazia è quella di consentire la proposta e la diffusione di programmi politici diversi, anche quelli che chiamano in causa la libertà di espressione e che mettono in discussione il modo in cui uno Stato è attualmente organizzato, purché non danneggino la democrazia stessa”.
Concetti basilari che tra Palazzo Chigi e via della Scrofa, vuoi per convenienza vuoi per formazione, con ogni evidenza non sono considerati meritevoli di cura.