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Il bluff di Meloni davanti a Xi: “Noi il ponte con l’Europa”

epa11505549 A handout photo made available by the Chigi Palace Press Office shows Chinese President Xi Jinping (R) shaking hands with Italian Prime Minister Giorgia Meloni (L) during their meeting in Beijing, China, 29 July 2024. Meloni is on her first official visit to China until 31 July 2024. EPA/FILIPPO ATTILI/ PALAZZO CHIGI PRESS OFFICE HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES 

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La premier prova a ritagliarsi un ruolo da mediatrice nei rapporti con la Cina senza delega da parte dei vertici Ue con cui ha rotto. E firma un’intesa per “sforzi congiunti” sulle auto elettriche
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PECHINO - Prova a ritagliarsi un ruolo da mediatrice tra Unione europea e Cina, ma senza nessun fondamento concreto. «L’Italia può avere un ruolo importante nei rapporti con l’Ue nella creazione di relazioni equilibrate». Giorgia Meloni dice a Xi Jinping quello che ai cinesi importava di più sentire: riallacciare buone intese tra Roma e Pechino che servano alla leadership comunista per migliorare quelle con l’Europa, in mezzo alle tensioni commerciali e geopolitiche in atto.

Solo che la sfida della premier è difficile se non impossibile: sta combattendo per avere una delega di peso in Europa da Von der Leyen, però il voto contrario di Fratelli d’Italia al Parlamento Ue sul bis della presidente dopo le elezioni eur…

PECHINO - Prova a ritagliarsi un ruolo da mediatrice tra Unione europea e Cina, ma senza nessun fondamento concreto. «L’Italia può avere un ruolo importante nei rapporti con l’Ue nella creazione di relazioni equilibrate». Giorgia Meloni dice a Xi Jinping quello che ai cinesi importava di più sentire: riallacciare buone intese tra Roma e Pechino che servano alla leadership comunista per migliorare quelle con l’Europa, in mezzo alle tensioni commerciali e geopolitiche in atto.

Solo che la sfida della premier è difficile se non impossibile: sta combattendo per avere una delega di peso in Europa da Von der Leyen, però il voto contrario di Fratelli d’Italia al Parlamento Ue sul bis della presidente dopo le elezioni europee l’ha relegata ai margini. Non c’è da parte dei vertici di Bruxelles la volontà di affidare a Roma un ruolo da pontiere con Pechino. Meloni prova a tornare centrale ma senza grandi chance. E prima di lei qui sono stati il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente Emmanuel Macron (Xi che a maggio è pure stato in visita in Francia).

«La Cina per noi è un partner economico, commerciale, culturale di grande rilievo», ma «abbiamo bisogno di un ordine basato sulle regole per garantire la stabilità, la pace e un commercio che rimanga libero», dice Meloni nelle battute di apertura del faccia a faccia con Xi a cui i media italiani non hanno avuto però accesso. La premier arriva alla giornata più politica della sua missione in Cina portando svariati messaggi. Il leader cinese la riceve - per un’ora e mezza, incontro a cui è seguita una cena offerta dal padrone di casa - alla residenza di Stato di Diaoyutai, oasi di ville e laghetti nel cuore di Pechino. Sul fronte commerciale ci sono da riallacciare i rapporti per lasciarsi alle spalle la Via della Seta: con un piano triennale che comprende accordi sulla sicurezza alimentare, la capacità industriale, il commercio, gli investimenti, l’istruzione e la protezione dell’ambiente. La parte più operativa degli accordi - tra cui il memorandum d’intesa sulla cooperazione industriale nel quale si legge che le parti coopereranno nel settore dei veicoli a nuova energia - arriverà in un secondo momento, quando Meloni sarà tornata in Italia, si apprende: quella che è stata creata è la cornice, che ora va riempita. Pure Xi dedica un passaggio alle auto: «La Cina è disposta a esplorare gli sforzi congiunti con l’Italia in materia di intelligenza artificiale e veicoli elettrici».

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Il leader cinese dice di accogliere «con favore le aziende italiane che investono in Cina. E auspico un ambiente equo, trasparente, sicuro e non discriminatorio per le imprese cinesi in Italia. Nonostante i profondi cambiamenti in corso a livello internazionale, la volontà della Cina di attribuire importanza e sviluppare buone relazioni con l’Italia non è cambiata».

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E proprio di «questioni prioritarie dell’agenda internazionale» hanno parlato i due. Dalla guerra in Ucraina alla situazione in Medio Oriente alle tensioni nell’Indo-Pacifico e al processo di riforma del Consiglio di Sicurezza Onu, dice Palazzo Chigi («Sfide globali», come accenna quasi di sfuggita il comunicato cinese). «C’è una crescente insicurezza a livello internazionale e credo che la Cina sia inevitabilmente un interlocutore molto importante per affrontare tutte queste dinamiche», dice Meloni. La premier sa che Xi si sta posizionando sempre più in modo centrale nelle varie questioni geopolitiche e che quindi bisogna parlarci seriamente: «Un interlocutore molto importante», appunto.

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