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Toghe | L’indiscrezione sul Csm che scotta. Nordio-Natoli, una N di troppo

Rosanna Natoli e Carlo Nordio 

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Il Guardasigilli dà una notizia sul caso Natoli, “pare che abbia presentato delle denunce”, che scatena gli interrogativi al Csm. Una manovra per non dimettersi o per spostare l’inchiesta da Roma? Ma la procura batte un colpo. Questa è Toghe, la newsletter sulla giustizia di Liana Milella. Per iscrivervi cliccate qui
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Guardasigilli sempre singolare, il Carlo Nordio. Dei fatti di cui dovrebbe sapere, perché glielo impone la carica, non sa nulla. E teorizza pure di non dover sapere. Tant’è che, ancora una volta, con 60 suicidi in carcere dall’inizio dell’anno, li definisce “un evento imprevedibile”. Quindi si ritiene “non colpevole” e si auto-assolve, senza neppure mettersi sotto processo. Di quello di cui invece “non” dovrebbe sapere, e sapendolo dovrebbe spiegare perché lo sa e dove lo ha appreso, invece parla. Accade in un’intervista al quotidiano di cui fu editorialista, e che non gli pone mai quesiti imbarazzanti. Alla domanda se “la consigliera del Csm Natoli si deve dimettere” lui, candido, replica con un “pare che siano state presentate delle denunce dalla stessa Natoli”. Non gli viene chiesto né dove, né da chi lo ha appreso, né tantomeno cosa intenda fare con questa notizia. Evidentemente anche Nordio - oltre al presidente del Senato Ignazio La Russa, quello fotografato con la consigliera d…

Guardasigilli sempre singolare, il Carlo Nordio. Dei fatti di cui dovrebbe sapere, perché glielo impone la carica, non sa nulla. E teorizza pure di non dover sapere. Tant’è che, ancora una volta, con 60 suicidi in carcere dall’inizio dell’anno, li definisce “un evento imprevedibile”. Quindi si ritiene “non colpevole” e si auto-assolve, senza neppure mettersi sotto processo. Di quello di cui invece “non” dovrebbe sapere, e sapendolo dovrebbe spiegare perché lo sa e dove lo ha appreso, invece parla. Accade in un’intervista al quotidiano di cui fu editorialista, e che non gli pone mai quesiti imbarazzanti. Alla domanda se “la consigliera del Csm Natoli si deve dimettere” lui, candido, replica con un “pare che siano state presentate delle denunce dalla stessa Natoli”. Non gli viene chiesto né dove, né da chi lo ha appreso, né tantomeno cosa intenda fare con questa notizia. Evidentemente anche Nordio - oltre al presidente del Senato Ignazio La Russa, quello fotografato con la consigliera del Csm, in quota Fratelli d’Italia, Rosanna Natoli mentre mangia un piatto di spaghetti in quel di Paternò - ritiene normale che una giudice della sezione disciplinare incontri privatamente una magistrata sotto inchiesta, di cui lei stessa è giudice, per cercare di venirle incontro e trovare con lei una morbida soluzione per uscirne. Per giunta coinvolgendo anche altri componenti laici di centrodestra come la consigliera di matrice leghista Claudia Eccher. Peccato che la magistrata catanese Maria Fascetto Sivillo registri tutto e scelga il noto Carlo Taormina come suo avvocato che denuncia Natoli e tutta la sezione disciplinare. Ma torniamo a Nordio e a quella frasetta densa di significato su Natoli che avrebbe “presentato delle denunce”. Contro chi e perché? E come fa Nordio a saperlo? Chi glielo ha detto? Una voce forse circolata durante il consiglio dei ministri? Oppure una confidenza di partito visto che lui e Natoli occupano una poltrona istituzionale entrambi in quota Fratelli d’Italia? E se così fosse, Nordio, il mentore di Winston Churchill, non si è stupito di un passo della consigliera che serve per resistere e prendere tempo, in rotta di collisione con quanto si è augurato Sergio Mattarella, che invece considera “insostenibile” la sua permanenza a palazzo Bachelet.

Che Carlo Nordio sia un gaffeur è noto. Ma stavolta la notizia che ha rivelato pesa. Istituzionalmente. Politicamente. Moralmente. Da Guardasigilli è tenuto ad avere rapporti cristallini con il Csm, soprattutto in quanto co-titolare del potere di promuovere le azioni disciplinari con il Procuratore generale della Cassazione Luigi Salvato che ne è membro di diritto. E qui il caso Natoli mette sul tavolo una pesante turbativa proprio della sezione disciplinare. Giusto quando Nordio si fa promotore della legge costituzionale sulla separazione delle carriere che toglie al Csm l’azione disciplinare per trasferirla a un’ipotetica Alta corte. Ma non basta. Politicamente il caso Natoli svela l’evidente occupazione di luoghi istituzionali come il Csm con figure che confondono il consiglio comunale di un paese siciliano con l’organo di autogoverno della magistratura presieduto dal capo dello Stato. Infine, se si è protagoniste di un comportamento illegittimo, documentato da un’intercettazione, c’è un solo passo da compiere, prendere la giacca e andare a casa. Prim’ancora che parli Mattarella. Se poi, dopo l’invito del Quirinale, si finge pure indifferenza e si resiste, allora può solo voler dire che in quel di Paternò c’è chi ignora cosa voglia dire avere il senso dello Stato. Ma tant’è. Alla procura di Roma il fascicolo che riguarda la tuttora consigliera Rosanna Natoli è nelle mani del procuratore Franco Lo Voi. E questa è di per sé una garanzia. Non v’è dubbio alcuno che il suo incontro da giudice disciplinare con una sua incolpata configuri un reato. Tant’è che la procura le ha già contestato l’abuso d’ufficio, nonché la rivelazione dei segreti del medesimo ufficio. Sempre grazie a Nordio, se Mattarella firma davvero il suo disegno di legge, l’abuso d’ufficio potrebbe scomparire nel giro di pochi giorni. E si aprirebbe un problema di competenza. Ma, almeno per ora, calza a pennello in questa storia.

Ma forse Natoli, proprio con la sua denuncia, vuole influire sul luogo dell’inchiesta. O più semplicemente, consigliata dai suoi compagni di partito, vuole conservare più a lungo di quanto dovrebbe la casacca che lei stessa ha compromesso. Ma il passo della procura le taglia le gambe. Perché, a questo punto, lei in quanto indagata può essere sospesa se due terzi dei colleghi, in base all’articolo 37 della legge sul Csm del 1958, votano a favore. Il Csm aveva chiuso per ferie. E questo avrebbe consentito all’avvocato in quota Lega Fabio Pinelli di tenere nel congelatore i richiami di Mattarella. Ma dopo il passo decisivo di piazzale Clodio la storia di Natoli cambia completamente. Perché i venti togati del Csm, con i due laici di Pd e M5S, nonché i due membri di diritto della Cassazione Cassano e Salvato costituiscono un’ampia maggioranza per sospendere Natoli dal Consiglio. Con un risultato politico. Se Nordio voleva sorteggiare i togati del Csm per via dell’affair Palamara, a questo punto dopo il caso Natoli servirà un sorteggio pieno anche per i laici. Meglio la sorte che i “larussiani” di Paternò.

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