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“Governo diviso su Kiev, spieghi in Parlamento”. Opposizioni all’attacco

(afp)

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Dal Pd a +Europa arriva la richiesta di portare in Aula la premier a chiarire la posizione dell’Italia sull’Ucraina. Ma Schlein: “Sull’uso delle armi in Russia non critico la maggioranza”
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L’opposizione vuole stanare il governo. Vuole portarlo in Aula perché dietro il comunicato diffuso venerdì al termine del vertice tra i leader di maggioranza non può esserci solo una «scelta stilistica». Piuttosto c’è la sostanza del pensiero di almeno una parte della maggioranza che porta il nome della Lega e che, sulla politica estera, in particolare sulla guerra in Ucraina, si allontana dal solco europeo.

Per questo il deputato di +Europa Benedetto della Vedova chiede all’esecutivo di chiarire se la posizione sia «rimasta quella del pieno sostegno alla resistenza di Kiev all’aggressione putiniana, nel solco della posizione della Ue e della Nato, oppure se dietro i distinguo sempre più netti si prefiguri un cambio di linea».

La spaccatura all’interno della maggioranza sta tutta nella frase, poi sparita dalla nota, che parlava di «appoggio a Kiev ma contrari a ogni ipotesi di interventi militari fuori dai confini ucraini». Questa era la proposta avanzata dalla Lega che, pur essendo…

L’opposizione vuole stanare il governo. Vuole portarlo in Aula perché dietro il comunicato diffuso venerdì al termine del vertice tra i leader di maggioranza non può esserci solo una «scelta stilistica». Piuttosto c’è la sostanza del pensiero di almeno una parte della maggioranza che porta il nome della Lega e che, sulla politica estera, in particolare sulla guerra in Ucraina, si allontana dal solco europeo.

Per questo il deputato di +Europa Benedetto della Vedova chiede all’esecutivo di chiarire se la posizione sia «rimasta quella del pieno sostegno alla resistenza di Kiev all’aggressione putiniana, nel solco della posizione della Ue e della Nato, oppure se dietro i distinguo sempre più netti si prefiguri un cambio di linea».

La spaccatura all’interno della maggioranza sta tutta nella frase, poi sparita dalla nota, che parlava di «appoggio a Kiev ma contrari a ogni ipotesi di interventi militari fuori dai confini ucraini». Questa era la proposta avanzata dalla Lega che, pur essendo stata bocciata dagli alleati, è stata comunque diffusa. Il pasticcio, rivelatore di un forte malessere tra la premier Giorgia Meloni e i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini, piomba dopo che l’Italia ha votato contro la proposta del vicepresidente della commissione europea Josep Borrell sull’utilizzo delle armi degli Stati europei anche fuori dai confini ucraini. La segretaria del Pd Elly Schlein non critica il governo su questo aspetto ma mette l’accento sulla necessità che l’Ucraina vada «sostenuta nella sua autodifesa» perché vittima di «una ingiusta invasione criminale».

Quanto successo, per il senatore dem Filippo Sensi della commissione Politiche dell’Unione europea, conferma che «vi è una linea di faglia sia a destra sia a sinistra: sovranisti da una parte e democratici-europeisti dall’altra. Sarebbe non solo opportuno ma doveroso un chiarimento da parte del governo perché è evidente che si stia tornando indietro. Emerge un sostegno all’Ucraina sempre affievolito in tutti i contesti internazionali e fatti zero». Per Sensi è necessario «non solo velocizzare le forniture ma togliere anche il vincolo alle armi da utilizzare in Russia».

Nel campo largo, però, i distinguo sono tanti, anche troppi. Perché se a destra si litiga indebolendo l’esecutivo che deve rappresentare l’Italia all’estero, dall’altra parte, a sinistra, si fatica a trovare una strategia comune in una prospettiva di governo.

Il dibattito lo apre il dirigente nazionale del Pd Goffredo Bettini sul Fatto Quotidiano: «Il Pd deve rompere con un atlantismo durato troppo, riconquistando autonomia nell’arena del mondo». Il presidente M5S, Giuseppe Conte, di fronte alle aperture del leader di Italia viva verso il campo largo, chiede «al Pd un chiarimento sulla politica estera» ipotizzando che qualcuno possa ritenere Matteo Renzi un facilitatore del «dialogo diretto con il Partito democratico statunitense e con il governo israeliano. Ma — avverte — i governi italiani non si decidono a Washington». Da Renzi arriva una stoccata: «Non facciamo scegliere i governi a Washington, ovviamente, e ancora più ovviamente non lasciamo che sia Mosca a decidere per noi. Quanto alla politica americana tra Donald Trump e Kamala Harris noi stiamo dalla parte dei democratici americani», E poi ancora: «Ci auguriamo che tutto il campo largo sia dalla parte dei progressisti contro i sovranisti».

E a proposito di sovranisti parla l’eurodeputato della Lega Roberto Vannacci: «L’Europa è in guerra con la Russia senza risultati da due anni e mezzo. Gli europei pagheranno le conseguenze». Questa è la posizione leghista che preoccupa chi chiede che il governo riferisca in Parlamento.

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