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Le mani della destra sul nuoto, il derby nel centrodestra per la guida della Federazione. Rampelli sfida Barelli: “Stupito che si ricandidi per quarta volta”

Paolo Barelli di Forza Italia e Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia 
Il vicepresidente della Camera, una volta ipermeloniano figlio della sezione di Colle Oppio, prova a prendere il posto del capogruppo azzurro alla Camera che guida la federazione dal 2000
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Dice Fabio Rampelli: “Ho chiamato Paolo Barelli per informarlo della mia candidatura alla guida della Federnuoto. Non mi ha detto nulla”.

Anche Barelli si candida.

“Non immaginavo che si sarebbe presentato per la quarta volta consecutiva, più gli anni in cui è stato vicepresidente e consigliere”.

Barelli guida la Federnuoto dal 2000.

“Infatti sono stupito”.

Fabio Rampelli, 63 anni, contro Paolo Barelli, 70. Fratelli d’Italia contro Forza Italia. Spettacolo fratricida nel centrodestra. Si va al voto il 7 settembre.

Sono due pezzi grossi. Rampelli è il vicepresidente della Camera. Una volta passava per iper meloniano, figlio della sezione di Colle Oppio, poi è un po’ caduto in disgrazia, (non si amano con Lollobrigida, il cognato). Non l’ha fatto pesare troppo, FdI è un organismo leninista e Rampelli resta comunque uno dei padri fondatori del partito.

Barelli è il capogruppo di Forza Italia alla Camera. Imposto dal suo grande amico Antonio Tajani. Potente dirigente sportivo. Potentissim…

Dice Fabio Rampelli: “Ho chiamato Paolo Barelli per informarlo della mia candidatura alla guida della Federnuoto. Non mi ha detto nulla”.

Anche Barelli si candida.

“Non immaginavo che si sarebbe presentato per la quarta volta consecutiva, più gli anni in cui è stato vicepresidente e consigliere”.

Barelli guida la Federnuoto dal 2000.

“Infatti sono stupito”.

Fabio Rampelli, 63 anni, contro Paolo Barelli, 70. Fratelli d’Italia contro Forza Italia. Spettacolo fratricida nel centrodestra. Si va al voto il 7 settembre.

Sono due pezzi grossi. Rampelli è il vicepresidente della Camera. Una volta passava per iper meloniano, figlio della sezione di Colle Oppio, poi è un po’ caduto in disgrazia, (non si amano con Lollobrigida, il cognato). Non l’ha fatto pesare troppo, FdI è un organismo leninista e Rampelli resta comunque uno dei padri fondatori del partito.

Barelli è il capogruppo di Forza Italia alla Camera. Imposto dal suo grande amico Antonio Tajani. Potente dirigente sportivo. Potentissimo. E perciò non amato da Giovanni Malagò. Raccontano che nel 2018, al momento di fare le liste Gianni Letta, ispirato dal presidente del Coni, premesse su Tajani per non inserirlo come candidato. Per gelosia, dicono. Perché Barelli è uno che vince le medaglie: 22 olimpiche in cinque edizioni, 157 mondiali in tredici edizioni. Un dinosauro del nuoto, sul cui regno governa incontrastato. È stato venti volte campione italiano, olimpionico (a Monaco nel 1972), poi imprenditore, titolare di piscine. Un tipo spiccio, svelto, col senso degli affari, che ha avuto le sue belle grane con la giustizia contabile.

Rampelli era una promessa del nuoto. Gareggiava nella Cs Imperi. Partecipò ai campionati del mondo di Berlino del 1978 con la 4 per 100, poi un infortunio ne stroncò la carriera mentre si allenava con la nazionale di Bubi Dennerlein alla vigilia delle Olimpiadi di Mosca del 1980. Nuota ancora, regolarmente, alla Larus Nuoto di Torpignattara. Ogni bracciata è un nervosismo in meno.

Nell’ambiente Barelli passa per imbattibile. Troppo ammanicato. Dice di sé: “Non ricordo un momento della mia vita senza sport, da atleta, da dirigente”. Un mondo che conta cinque milioni di praticanti e che gode di risorse per 65 milioni di euro. Mica bruscolini.

Dicono che Rampelli sia in cerca di una rivincita dopo le delusioni di partito. Revancismo è la parola chiave. Fratelli d’Italia vuole mettere le mani anche sul nuoto, dopo che Marco Mezzaroma, buon amico di “Giorgia”, è diventato il presidente di Sport e Salute.

Rampelli è sicuro del vasto consenso: “L’amore per il nuoto e gli sport acquatici non mi ha mai lasciato e così tanti amici dirigenti, tecnici, allenatori, atleti, mi hanno chiesto per questo di scendere in campo. C’è tanto lavoro da fare per portare i ragazzi dalla strada alla vasca”.

Pure Barelli lo è: “Spronato dal vostro largo sostegno ho deciso di ricandidarmi per continuare a dedicarmi ai progetti difesi, incrementati e avviati nel corso degli ultimi quadrienni”.

C’è sempre l’ombra di un cavillo nelle cose italiane. Rampelli ieri si è autodenunciato per un errore materiale nella presentazione della candidatura, “formalmente subito corretto”. “Riterrei grave la mancata accettazione dell’integrazione alla domanda perché priverebbe dell’unica candidatura alternativa”.

Dopo la faida Tajani contro Salvini si apre anche quella natatoria Rampelli contro Barelli. E l’importante non è partecipare.

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