Liguria, la destra sotto scacco del “totismo”. E il centrosinistra ora sogna la rimonta
dal nostro inviato Stefano CappelliniGENOVA - Le intenzioni di Giovanni Toti stanno nella formula di congedo ai giornalisti radunati davanti alla sua casa di Ameglia per raccoglierne le prime parole da uomo libero: «Andatevi a fare un bagno, per oggi non dico più niente, andiamo a lavorare». A cosa deve lavorare un ormai ex governatore? Alla sua difesa in vista del processo? Anche, magari. Alle elezioni regionali previste in autunno? Pure, sicuro. Toti le considera una grande occasione di rilancio e riscatto. Una specie di sentenza parallela, si potrebbe dire, se l’espressione non fosse impronunciabile. «Toti è un uomo libero, quindi anche libero di fare politica», sintetizza il suo avvocato Stefano Savi. E la farà ricominciando dalla civica che portava il suo nome e che alle ultime regionali fu il simbolo più votato.
Giovanni Toti esce dagli arresti domiciliari
L’avvocato Savi ha smentito una candidatura in prima perso…
GENOVA - Le intenzioni di Giovanni Toti stanno nella formula di congedo ai giornalisti radunati davanti alla sua casa di Ameglia per raccoglierne le prime parole da uomo libero: «Andatevi a fare un bagno, per oggi non dico più niente, andiamo a lavorare». A cosa deve lavorare un ormai ex governatore? Alla sua difesa in vista del processo? Anche, magari. Alle elezioni regionali previste in autunno? Pure, sicuro. Toti le considera una grande occasione di rilancio e riscatto. Una specie di sentenza parallela, si potrebbe dire, se l’espressione non fosse impronunciabile. «Toti è un uomo libero, quindi anche libero di fare politica», sintetizza il suo avvocato Stefano Savi. E la farà ricominciando dalla civica che portava il suo nome e che alle ultime regionali fu il simbolo più votato.
Giovanni Toti esce dagli arresti domiciliari
L’avvocato Savi ha smentito una candidatura in prima persona dell’ex presidente, ma c’è ancora un mondo che ruota intorno a lui e, chiunque sarà il candidato della destra, costituirà un pezzo rilevante della coalizione, chiamato a testimoniare che il sistema omonimo gode ancora di credito presso molti elettori liguri. Anche elettori che non rappresentano solo sé stessi. «La destra trovi un nome in continuità con il modello del fare di Toti», ha detto al Foglio pochi giorni fa Umberto Risso, il presidente di Confindustria Genova. Parole identiche a quelle di Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Liguria: «Toti ha lavorato bene». La destra è in grande difficoltà, ma considerarla già sconfitta sarebbe un errore.
Nonostante le battute e i sorrisi dispensati al cancello della villa di Ameglia, Toti non è un uomo in pace con il suo mondo: ce l’ha con quegli alleati da cui si è sentito scaricato tra ipocrisie e reticenze, forse più che con gli avversari che hanno infierito sulla sua detenzione. E nel centrodestra, sia ligure che nazionale, non sanno ancora bene come prendere questo Toti tutt’altro che piegato dai quasi tre mesi di arresti domiciliari. Sanno che Toti è insieme una risorsa e un ordigno. Una necessità e una minaccia. Da una parte le uniche chance di vincere passano dal rivendicare continuità con la sua stagione di governo che, anche con grande spregiudicatezza, ha radicato un consenso sul territorio; dall’altra, però, questo significa inevitabilmente portarsi in campagna elettorale tutto il pacchetto: le serate allegre di Signorini, l’ex presidente del Porto di Genova, gli incontri sullo yacht di Sciò Aldo, al secolo Spinelli, le spericolate manovre elettorali dell’entourage totiano per accaparrarsi pacchetti di voti da gente poco raccomandabile. Questa non è roba su cui è possibile aprire un dibattito, come sulla fondatezza della carcerazione preventiva per l’ex governatore.
Toti appena liberato: "Non ero allo Spielberg ma non è piacevole se si è innocenti"
Non sarà facile un’uscita ordinata dal totismo. Una possibilità passava da Edoardo Rixi. Genovese, segretario regionale della Lega e viceministro alle Infrastrutture («L’unico leghista che lavora davvero in quel ministero», è la battuta che circola in Fratelli d’Italia), amico di Matteo Salvini da quasi tre decenni, sarebbe stato un candidato naturale alla presidenza della Liguria. Ma non vuol candidarsi nemmeno se glielo chiedono in ginocchio, e Salvini non s’è messo in ginocchio solo per questioni di amicizia e rango ma gliel’ha chiesto eccome. Non lo ha convinto. Rixi non vuol correre per due ragioni. La prima, non dichiarabile, è che teme sorprese giudiziarie. La seconda, che ha spiegato a Salvini, è la convinzione che l’unico modo di tenere viva la sfida con il centrosinistra sia puntare su un civico, che depoliticizzi lo scontro e metta più in difficoltà una figura come Andrea Orlando, l’ex ministro dem che nel frattempo avanza come probabile candidato di un campo largo, forse larghissimo, addirittura dal M5S ai renziani. La disponibilità di Rixi avrebbe offerto a Toti la possibilità, in caso di vittoria, di correre alle eventuali suppletive nel collegio ligure dove Rixi è stato eletto alla Camera.
Sulla strategia civica teorizzata da Rixi concordano quasi tutti gli alleati, dall’indistruttibile Claudio Scajola, che dal suo feudo di Imperia punta ad annettersi un po’ di truppe totiane in riposizionamento, al confindustriale Mondini che invoca “un nuovo Bucci”. Indisponibile però il sindaco di Genova, qualcuno pensa al suo vice, Pietro Piciocchi («Uno che ha i difetti di Bucci senza possederne i pregi», commenta dall’altro lato della barricata Ferruccio Sansa, che fu sfidante di Toti alle ultime regionali), altri con meno convinzione ipotizzano Ilaria Cavo, oggi parlamentare e già assessora (oltre che collega di lavoro in Mediaset). Doloroso è stato il no, fin qui intrattabile, di Beppe Costa, presidente della società che gestisce l’Acquario. Toti ha un nome a sorpresa? Difficile ma non impossibile, di certo il candidato non potrà essere scelto contro il suo parere.
Dall’altra parte Orlando aspetta solo che il tavolo di coalizione concordi sul suo nome. La volontà pare generale, gli accordi sul programma sono uno scoglio, detto che le faide nel centrosinistra locale non hanno nulla da invidiare a quelle dei rivali. Toccherà a Lella Paita, spezzina come Orlando ma non esattamente la sua migliore amica, e viceversa, lei che fu la prima candidata battuta da Toti anche a causa della spaccatura a sinistra guidata all’epoca da Sergio Cofferati, provare a rimettere quegli antichi cocci e portare anche i renziani dentro la coalizione. Sul M5S non paiono esserci grossi dubbi, anche se qualche timore è salito dopo il caso Ermini, inteso come David, l’ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura che ha appena accettato di andare a dirigere la società di Spinelli. Due giorni fa, pressato da Elly Schlein e dallo stesso Orlando, si è dimesso dalla direzione del Partito democratico. Sansa ha attaccato il Pd, l’ex governatore Claudio Burlando ha detto che Sansa è portatore di una «schifosa cultura del sospetto». Ermini non l’ha presa benissimo, però non ha smarrito il senso dell’umorismo: «Se Orlando diventasse presidente della Liguria non sarebbero possibili incontri a rischio, io ho solo un moscone a Cervia».