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Il Cio gela la premier: “Khelif è donna”. Ma pure Orban protesta

(reuters)

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Bach vede Meloni a Parigi e ricorda che la pugile intersex da sei anni disputa gare femminili: “Chiariremo i dati”. Oggi il match con un’ungherese, diffida di Budapest. L’“imbarazzo” di Malagò
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Dopo la foto della carrezza alla pugile “discriminata” Angela Carini, incontrata a poche ore dal ritiro in lacrime sul ring, Giorgia Meloni decide di sollevare personalmente il caso di Imane Khelif, «e della gara non equa per il livello di testosterone nel sangue dell’algerina» davanti al Cio. E punta al massimo rappresentante, il presidente del Comitato olimpico internazionale, Thomas Bach. Nel faccia a faccia – inizialmente programmato per discutere di Milano-Cortina, il prossimo evento olimpico in calendario - la premier ha parlato della «necessità di regole per garantire equità nelle gare».

“Chiarire il background scientifico”

Lo scambio non è stato ovviamente conclusivo, anche perché il Cio tiene il punto, come ribadito da un comunicato diffuso giovedì sera. La pugile algerina è «nata donna, è stata registrata come donna, vive la sua vita come donna, pratica il pugilato come donna» ha ribadito il portavoce del Cio, Mark Adams. «Non si tratta di un caso di transgender». Bach ha pa…

Dopo la foto della carrezza alla pugile “discriminata” Angela Carini, incontrata a poche ore dal ritiro in lacrime sul ring, Giorgia Meloni decide di sollevare personalmente il caso di Imane Khelif, «e della gara non equa per il livello di testosterone nel sangue dell’algerina» davanti al Cio. E punta al massimo rappresentante, il presidente del Comitato olimpico internazionale, Thomas Bach. Nel faccia a faccia – inizialmente programmato per discutere di Milano-Cortina, il prossimo evento olimpico in calendario - la premier ha parlato della «necessità di regole per garantire equità nelle gare».

“Chiarire il background scientifico”

Lo scambio non è stato ovviamente conclusivo, anche perché il Cio tiene il punto, come ribadito da un comunicato diffuso giovedì sera. La pugile algerina è «nata donna, è stata registrata come donna, vive la sua vita come donna, pratica il pugilato come donna» ha ribadito il portavoce del Cio, Mark Adams. «Non si tratta di un caso di transgender». Bach ha parlato di un «incontro positivo» con Meloni, confermando di aver discusso di Carini. Più che immaginare nuove regole, il presidente del Cio ha concesso tutt’al più di voler dare all’Italia maggiore accesso «allo stesso background scientifico e rendere la situazione più comprensibile». Khelif, ha ribadito il presidente del Cio, «è una donna ed ha fatto competizioni per sei anni al livello internazionale». Meloni e Bach si sono quindi lasciati con la promessa di «chiarire e migliorare il background scientifico»..

Il nodo di Milano-Cortina

Intanto il polverone sollevato dall’Italia – che ha assunto dimensioni globali arrivando fino a Elon Musk e Donald Trump – sta provocando qualche disagio per l’organizzazione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, che dovevano tra l’altro essere il fulcro dell’incontro previsto da tempo tra la premier il presidente del Cio. Con i preparativi che procedono spediti e ambiziosi per l’evento previsto in Italia nel 2026, mettere sotto accusa il Comitato olimpico internazionale non era forse la miglior mossa da fare. «Ovviamente provo un po’ di imbarazzo istituzionale» ha ammesso Giovanni Malagò, che è anche membro del Cio e componente del comitato organizzatore di Milano-Cortina secondo Palazzo Chigi non era presente all’incontro di ieri mattina con Bach. Il presidente del Coni si sarebbe limitato a un breve saluto prima di lasciare la premier discutere in tête à tête.

Il ruolo di Malagò

Malagò ha ricordato di essersi mosso a tutela della pugile italiana, fino a una protesta ufficiale attraverso una lettera al Cio. Ma ha poi spiegato che l’atleta algerina ha superato i vari controlli di ammissibilità. «Ci sono dei soggetti che nella vita fanno i medici e gli scienziati, che attestano i parametri per competere». E l’atleta algerina, secondo la commissione olimipica, rientrava in questi parametri. Malagò sostiene di aver ricevuto una lettera del Cio che attesta regolari valori ormonali di Khelif. «Poi ognuno è padrone di pensare ciò che crede. Questa non è una giustificazione, sto comunque dalla parte di Angela».

Oggi l’ungherese Hamori

A indebolire gli attacchi del governo italiano c’è il precedente usato per mettere sotto accusa Khelif, ovvero la squalifica dell’atleta algerina ai Mondiali di pugilato di Nuova Delhi. Una decisione presa dall’Iba (International Boxing Association), ormai esclusa dal Cio, in condizioni dubbiose, a poche ore dalle semifinali. L’Iba ora nega che i test effettuati fossero destinati a misurare i livelli di testosterone ma non rende pubbliche le analisi per motivi di privacy. L’esclusione un anno fa di Khelif, e della pugile taiwanese Lin Yu Ting, che ieri ha gareggiato e vinto contro l’avversaria uzbeka, è stata vista da molti come una manovra politica del presidente dell’Iba, l’oligarca russo Umar Kremlev. L’Iba è ormai finanziata massicciamente dal gigante russo del petrolio Gazprom. E Kremlev, che appare in alcune foto con Vladimir Putin, ha commentato così il ritiro di Carini: «I Giochi Olimpici del 2024 sono una vera e propria sodomia e la distruzione dei valori tradizionali in tutto il mondo e Thomas Bach ne è responsabile». Oggi Khelif torna a boxare. Avrà davanti l’ungherese Anna Luca Hamori. Il governo di Viktor Orbán, avanguardia degli attacchi contro la comunità Lgbtq+, ha già attivato il comitato olimpico ungherese per chiedere “delucidazioni” al Cio. Fino a ieri l’atleta Hamori prometteva di salire comunque sul ring contro Khelif. Ma come si è visto, tutto può cambiare in fretta.

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