✕

Rachele Mussolini: “Altro che teoria gender, la pugile algerina linciata ingiustamente”

Ascolta l'audio

Intervista all’esponente di FdI, nipote del Duce: “Abbiamo tanti militanti omosessuali, il nostro partito non è una caserma. Ma l’esasperazione con cui la comunità Lgbtq+ promuove la sua causa, che io difendo, può generare delle crisi di rigetto”
2 minuti di lettura

«Fino a prova contraria Imane Khelif è una donna. E ha subìto una caccia alle streghe indegna». Va controcorrente Rachele Mussolini, nipote del Duce e figlia di Romano, consigliera comunale di FdI a Roma.

Con chi ce l’ha, onorevole?

«Con tutti quelli che continuano a dire e a scrivere, ormai da giorni, che Imane è un uomo, che è un transessuale. E poi anche un intersex, parola di cui nemmeno – confesso – conoscevo il significato. Mi sono documentata. E leggendo i pareri di medici e scienziati ho capito che si può essere donna anche con un cromosoma X e Y. Che non è la produzione di testosterone a definire la predominanza sessuale, né spesso a determinare un vantaggio per gli atleti. Infine Khelif è nata donna. Ed è stata anche sconfitta da altre donne nel corso della sua carriera. Quindi vuol dire che non è imbattibile».

A destra non la pensano come lei.

«Non solo a destra. Dopodiché anche dalle nostre parti ci sono voci come quella del forzista Ferrante o del leghista Fontana ch…

«Fino a prova contraria Imane Khelif è una donna. E ha subìto una caccia alle streghe indegna». Va controcorrente Rachele Mussolini, nipote del Duce e figlia di Romano, consigliera comunale di FdI a Roma.

Con chi ce l’ha, onorevole?

«Con tutti quelli che continuano a dire e a scrivere, ormai da giorni, che Imane è un uomo, che è un transessuale. E poi anche un intersex, parola di cui nemmeno – confesso – conoscevo il significato. Mi sono documentata. E leggendo i pareri di medici e scienziati ho capito che si può essere donna anche con un cromosoma X e Y. Che non è la produzione di testosterone a definire la predominanza sessuale, né spesso a determinare un vantaggio per gli atleti. Infine Khelif è nata donna. Ed è stata anche sconfitta da altre donne nel corso della sua carriera. Quindi vuol dire che non è imbattibile».

A destra non la pensano come lei.

«Non solo a destra. Dopodiché anche dalle nostre parti ci sono voci come quella del forzista Ferrante o del leghista Fontana che hanno preso le distanze da questa brutta campagna. Quando leggo che la vicenda è riconducibile a una fantomatica dittatura woke, a complotti di livello planetario per imporre le teorie gender mi cascano le braccia».

Sono tutte dichiarazioni di esponenti del suo partito, lo sa?

«Diciamo che l’esasperazione con cui la comunità Lgbtq+ promuove la sua causa, che io difendo, può generare delle crisi di rigetto. Se vuoi parlare di inclusione lo puoi fare in tanti modi, senza dover per forza suscitare clamore come è accaduto con la rappresentazione dell’Ultima cena, che ho trovato un po’ trash, fuori luogo in un contesto sportivo».

Li sta giustificando?

«Tutt’altro. Voglio dire che prima di tutto bisogna rispettare le persone. A me l’orientamento sessuale non interessa. E la penso così perché sono figlia dei miei genitori, papà musicista e mamma attrice, di un’educazione e di ideali che cerco di portare nel contenitore politico nel quale mi trovo. FdI non è una caserma, siamo liberi di esprimere opinioni dissonanti. Dentro ci sono tanti gay, anche se sono meno esibizionisti».

Forse perché pensano che non verrebbero accettati?

«No, ripeto: abbiamo tanti militanti omosessuali. Le strumentalizzazioni provengono da destra, ma io le ho sempre denunciate».

Torniamo all’incontro, l’ha visto?

«Sì. E ovviamente, da patriota, ho tifato per Angela Carini. La sconfitta non deve essere stata facile, dopo tanti sacrifici. Forse le polemiche feroci che hanno preceduto la sfida l’hanno condizionata. Sono molto dispiaciuta per lei, ma anche per l’atleta algerina che ha subito un linciaggio ingiusto. Imane non ha alcuna responsabilità per l’accaduto. E ho molto apprezzato che Angela sia stata la prima a dire “io non sono nessuno per giudicare” e a rivolgersi all’avversaria al femminile».

Quindi per lei non è stato un incontro ad armi impari?

«Non ho gli strumenti per poterlo dire. Mi devo rifare ai regolamenti del Cio: se Khelif è salita su quel ring vuol dire che poteva farlo. Poi, se c’è stato un errore clamoroso, saranno i medici a dirlo. Ma prima di allora, basta parole senza senso».

Leggi i commenti