Il più infame: “2 agosto 1980. Alle vittime della strage. A Luigi Ciavardini, a Valerio Fioravanti, a Francesca Mambro, a Gilberto Cavallini. Perché nessuno di noi era a Bologna”. Per l’utente “In Memoriam”, dunque, le vittime della strage sarebbero i terroristi condannati. Gli fa eco tal Francesco Leoni Di Pietro che pubblica lo striscione “Verità su Bologna, Ciavardini innocente” appeso da Forza Nuova a Macerata nel 2010 e cita un brano del gruppo fascio-rock Hobbit (“E quel sangue che ha sporcato la stazione ha il colore del segreto militare… e se fossero innocenti…”). Sono solo due esempi di una galleria di centinaia di post. Il filo che li tiene insieme è lo slogan “innocenti — 02.08.1980”, scritta bianca su t-shirt nera, rimbalza sui social rilanciato da gruppi neonazifascisti e da utenti identitari e “non conformi”.
Un vento non ostile
Un’onda negazionista senza precedenti è montata in rete nel giorno della 44° commemorazione della strage neofascista di Bologna. Forse profittan…
Il più infame: “2 agosto 1980. Alle vittime della strage. A Luigi Ciavardini, a Valerio Fioravanti, a Francesca Mambro, a Gilberto Cavallini. Perché nessuno di noi era a Bologna”. Per l’utente “In Memoriam”, dunque, le vittime della strage sarebbero i terroristi condannati. Gli fa eco tal Francesco Leoni Di Pietro che pubblica lo striscione “Verità su Bologna, Ciavardini innocente” appeso da Forza Nuova a Macerata nel 2010 e cita un brano del gruppo fascio-rock Hobbit (“E quel sangue che ha sporcato la stazione ha il colore del segreto militare… e se fossero innocenti…”). Sono solo due esempi di una galleria di centinaia di post. Il filo che li tiene insieme è lo slogan “innocenti — 02.08.1980”, scritta bianca su t-shirt nera, rimbalza sui social rilanciato da gruppi neonazifascisti e da utenti identitari e “non conformi”.
Un vento non ostile
Un’onda negazionista senza precedenti è montata in rete nel giorno della 44° commemorazione della strage neofascista di Bologna. Forse profittando del vento non ostile — tra acrobazie, ambiguità e vittimismi — del governo e in particolare del partito che ne detiene la leadership, i camerati sono andati all’attacco della verità storica e giudiziaria sul massacro del 2 agosto 1980. Fortezza Identitaria posta una strofa del pezzo di Ultima Frontiera, altra band di area: “Abbatteremo questo muro di menzogna, perché nessuno di noi era a Bologna”. Tanti commenti. Il leit motiv è “anche noi aspettiamo quella verità”. Come se una cosa fossero le sentenze giudiziarie — per parafrasare il senso delle parole di Ignazio La Russa — e un’altra cosa la verità “vera”.
Cuori neri e saluti romani
Ecco un manifesto del Msi — di cui FdI è erede — dal titolo “strage di Bologna, cade un’accusa infame”. Il poster riporta le scuse al partito fondato da Almirante da parte dell’allora capo dello Stato Francesco Cossiga. Finale: “Vogliamo la verità sulle stragi”. Cuori neri e saluti romani. E una frase ripetuta come un mantra: “Nessuno di noi era a Bologna”. Sono le parole che chiudono i post di Daniela Cirillo Rubini — “Oggi, 2 agosto, ricorre l’anniversario della caccia all’uomo nero, vergognoso errore giudiziario” — di Mariano Falcone — “Bologna, 2 agosto 1980. Trovate i massacratori. Quelli veri, mandanti e esecutori” — e di Beppe Firenze Mazzei Quartus — “44 anni di bugie e di complicità”. Ci sono alcuni gruppi dell’estremissima destra: “Azione Frontale”, “Fortezza Identitaria”, “Progetto Zero”, “Passo dopo Passo”. A fare da cemento è l’account “L’Ora della Verità”, il simbolo è una clessidra con sabbia nera. Recita il post: “2/08/80. Innocenti… c’è ancora un gruppo di amici che non si arrendono mai!”. Lo ripubblicano gli squadristi capitolini di Azione Frontale, mentre la testata online “L’Italia mensile” di Giuliano Castellino — il ras romano ex Forza Nuova condannato a 8 anni e mezzo per l’assalto alla sede della Cgil — va sul già citato brano di Ultima Frontiera. Luigi Bonomo è un consigliere comunale a Villa Santo Stefano, lista civica ma è ritenuto vicino a CasaPound. “Il nemico del mio nemico non è mio amico”, scrive, ricicciando la bufala della pista palestinese. Chiude, tra i tanti, Danilo Fadini, storico militante di Avanguardia Nazionale condannato nel 1973 per aver fatto saltare col tritolo una sede del PSI a Brescia: “È stato lo Stato!”, posta, perché “nessuno di noi era a Bologna”.