È il periodo più difficile che Beppe Grillo abbia mai vissuto. Non riesce a governare gli eventi, proprio lui che si vantava di essere l’Elevato che con un post sul blog metteva fine a ogni diatriba e imponeva una decisione. Ora il momento è più articolato. Più complesso anche rispetto alla scissione di Luigi Di Maio, che con una nutrita pattuglia di stellati lasciò il Movimento 5 Stelle per sostenere il governo Draghi. Questa volta ad aleggiare è qualcosa che va oltre: è lo spettro della resa dei conti finale.
Un partito de-grillizzato
È isolato il fondatore. Isolato e spaesato. «È una fase che non capisco. Conte sta facendo tutto di testa sua», va dicendo Grillo nelle sue conversazioni telefoniche dalla sua casa a Marina di Bibbona, che prima era il centro della politica estiva e che adesso è un luogo dimenticato. Parla con i suoi più stretti collaboratori, parla anche con Virginia Raggi e di tanto in tanto con Alessandro Di Battista, e con quei pochi agganci che gli sono rimasti de…
È il periodo più difficile che Beppe Grillo abbia mai vissuto. Non riesce a governare gli eventi, proprio lui che si vantava di essere l’Elevato che con un post sul blog metteva fine a ogni diatriba e imponeva una decisione. Ora il momento è più articolato. Più complesso anche rispetto alla scissione di Luigi Di Maio, che con una nutrita pattuglia di stellati lasciò il Movimento 5 Stelle per sostenere il governo Draghi. Questa volta ad aleggiare è qualcosa che va oltre: è lo spettro della resa dei conti finale.
Un partito de-grillizzato
È isolato il fondatore. Isolato e spaesato. «È una fase che non capisco. Conte sta facendo tutto di testa sua», va dicendo Grillo nelle sue conversazioni telefoniche dalla sua casa a Marina di Bibbona, che prima era il centro della politica estiva e che adesso è un luogo dimenticato. Parla con i suoi più stretti collaboratori, parla anche con Virginia Raggi e di tanto in tanto con Alessandro Di Battista, e con quei pochi agganci che gli sono rimasti dentro un Movimento che già somiglia a un partito personale di Conte e che, con l’assemblea costituente in programma a settembre e su cui l’attuale leader stellato punta enormemente, rischia di essere definitivamente de-grillizzato.
Strade divergenti
Conte è pronto a mettere in discussione i capisaldi 5Stelle e Grillo non ci sta, anche perché non è stato interpellato malgrado sia il Garante, come è evidente dalla scambio epistolare tra i due spiattellato sul sito del partito. Il fondatore vuole un «ritorno alla forma fisica del 2018», quando M5s correva da solo e non dichiarava alleanze. L’ex premier invece, oltre a collocarsi saldamente nel Campo largo, è pronto a rivedere il limite dei due mandati, il logo e il nome del partito. La democrazia diretta invece è già stata sostituita dalla «democrazia partecipativa e deliberativa» con il supporto della società Avventura Urbana e non più della piattaforma Rousseau.
“Convivenza impossibile”
La fine di un binomio composto da Grillo e dal Movimento che ha fondato potrebbe essere vicina, ma sarebbe anche l’inizio di una battaglia, di cui molti faticano a vedere l’esito ma tanti non escludono la frattura: «Conte, da tempo, non sopporta le incursioni di Grillo. La pensano in maniera diversa su tutto e la convivenza è impossibile». In questo contesto all’orizzonte appare quindi la diatriba legale. «Guardate che io mi sono blindato», è rassicurante l’avvocato del popolo quando parla con i suoi: «Lo statuto prevede che il logo non appartiene a Grillo, ma all’associazione quindi a me che sono il presidente». Ma la questione potrebbe non essere così semplice. Il Garante rivendica, dal canto suo, la proprietà del nome M5s. È convinto che senza il suo benestare non possa essere cambiato e certamente lui non può essere cacciato, a meno che non decida di farsi da parte. Lo stallo, anche giuridico, può portare a una scissione. O più che altro a un addio in massa considerato che, almeno per ora, l’ex premier può contare sull’appoggio dei gruppi parlamentari.
L’ombra di Elly Schlein
Sono loro ad osservare che Conte ha scippato a Grillo quelli che un tempo si chiamavano «i grillini». E sempre chi ha parlato con il Garante racconta che il comico è in preda ad ogni tipo di sospetto. L’ex leader è soprattutto convinto che dietro le mosse di Conte ci sia Elly Schlein. Nelle sue telefonate è un tema ricorrente: «Ormai Conte fa quello che dice Elly per salvare la sua poltrona e qualche altra dei suoi fedelissimi».
“Triste solitario y final”
Grillo, grande amante da genovese doc della letteratura sudamericana, si sente - come Osvaldo Soriano - «triste, solitario y final». Telefona un po’ a tutti e trova che un po’ tutti sono politicamente poco generosi nei suoi confronti. E c’è anche l’aspetto finanziario. I 300mila euro che Beppe riceve per le consulenze, considerati i rapporti con Conte, potrebbero non essere più garantiti. E anche i fedelissimi del fondatore, che non lo hanno mai mollato, ora che odorano il profumo del terzo mandato sono meno grillini di prima. La politica - dicono gli amici genovesi a Grillo - è fatta così: ti usa e ti getta.