✕

Il governo scarica la lobby dei balneari. Sulle gare decide l’Ue

Una spiaggia e stabilimento balneari nel Parco regionale del Conero, nelle Marche, 10 luglio 2023. .ANSA/ALESSANDRO DI MEO.(mare, vacanze, bagnanti, spiagge, lido) (ansa)

Ascolta l'audio

Rinviata sine die la norma per aiutare i gestori, che protestano: “Presi in giro”. Bruxelles avverte: “Via ai bandi o interverrà la Corte europea”
2 minuti di lettura

ROMA - Alla mobilitazione contrappone il silenzio. Alla richiesta di un segnale immediato risponde con il rinvio a settembre. Giorgia Meloni è pronta a scaricare i balneari.

Senza fare rumore, mentre i titolari degli stabilimenti promettono un gran frastuono il 9 agosto, quando terranno chiusi gli ombrelloni per due ore in segno di protesta contro il governo che non li ascolta più. La destra li ha “accarezzati” per racimolare voti e poi li ha abbandonati.

"Smettano di prenderci in giro. Facciano la legge di riordino in Consiglio dei ministri o almeno applichino le norme di Draghi», tuona Antonio Capacchione, il presidente del sindacato Sib dei balneari. Ma la premier non li accontenterà. Resta ferma. Sul tavolo del Cdm di stamattina, l’ultimo prima della pausa estiva, n…

ROMA - Alla mobilitazione contrappone il silenzio. Alla richiesta di un segnale immediato risponde con il rinvio a settembre. Giorgia Meloni è pronta a scaricare i balneari.

Senza fare rumore, mentre i titolari degli stabilimenti promettono un gran frastuono il 9 agosto, quando terranno chiusi gli ombrelloni per due ore in segno di protesta contro il governo che non li ascolta più. La destra li ha “accarezzati” per racimolare voti e poi li ha abbandonati.

"Smettano di prenderci in giro. Facciano la legge di riordino in Consiglio dei ministri o almeno applichino le norme di Draghi», tuona Antonio Capacchione, il presidente del sindacato Sib dei balneari. Ma la premier non li accontenterà. Resta ferma. Sul tavolo del Cdm di stamattina, l’ultimo prima della pausa estiva, non ci sarà nessun provvedimento che venga incontro alle richieste.

Eppure il veicolo ideale è a portata di mano: il decreto “Salva infrazioni” che serve all’Italia per agevolare la chiusura delle procedure pendenti. I tecnici di Palazzo Chigi hanno già preparato una bozza, ma tra la quindicina di materie elencate non c’è nulla che ha a che fare con le spiagge.

Soprattutto il governo ha deciso di approvare il provvedimento solo tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Tra la necessità di non perdere trenta dei sessanta giorni a disposizione per la conversione in Parlamento e trovare una soluzione sulle concessioni balneari, la scelta è ricaduta sulla prima opzione. E senza indugi. Se il via libera arrivasse oggi, la road map risulterebbe azzoppata: il testo arriverebbe in una delle due Camere nel pieno delle ferie estive dei parlamentari, attivando il timer per la trasformazione in legge. In pratica si perderebbe un mese.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Balneari, ombrelloni chiusi per due ore il 9 agosto. Capacchioni (Sib): “Il governo faccia una legge. E se non è in grado di farlo, applichi quella di Draghi”]]

Nè c’è qualcuno nel governo che spinge per integrare le norme alla ripresa dei lavori. "Si potrà fare solo se i toni da stadio dei partiti della maggioranza lasceranno spazio alla responsabilità”, sottolinea una fonte dell’esecutivo di primo livello.

Se ciò avvenisse, è il ragionamento, si potrebbe riattivare la trattativa con Bruxelles per portare a casa qualche risultato in favore dei concessionari uscenti. A una condizione: recepire la direttiva Bolkestein. Una condizione che però viene rigettata dai balneari, oltre che da Fratelli d’Italia e Lega. Per chi ha professato sempre “tutto tranne la Bolkestein”, dire di sì sarebbe un boomerang.

Il timore è legato non solo alla reazione dei propri elettori, ma anche al rischio che l’Europa, incassato il via libera alle gare, chiuda la porta in faccia alle varie richieste, a iniziare da quella di un indennizzo generoso per gli attuali concessionari.

C’è un’altra ragione che spiega la strategia di Meloni. L’indizio è arrivato ieri da un portavoce della Commissione europea: "Ricordiamo - ha sottolineato - che il nostro parere motivato è l’ultimo passaggio prima di un possibile deferimento alla Corte di giustizia dell’Unione europea”. Arrivati a quel punto, i giochi saranno chiusi.

I tempi stringono: il passaggio è atteso a settembre. Nel frattempo a nulla è valsa la contestazione dell’Italia, che al parere dell’esecutivo Ue ha risposto con la mappatura delle spiagge: un documento “anti Bolkestein” in cui si certifica che solo il 33% del litorale è in concessione, tra titoli in vigore e richieste in corso.

Una difesa debole, che il deferimento della Corte annullerebbe del tutto. Né c’è un paracadute all’orizzonte. L’ipotesi delle proroghe, anche in versione mini, verrebbe ribaltata dalla magistratura al primo ricorso, senza considerare che così facendo il governo andrebbe contro i richiami del Quirinale. Meloni tutto vuole tranne che rimettersi contro il capo dello Stato.

E poi ci sono le sentenze del Consiglio di Stato, quelle della Consulta, ancora le pronunce del Tar: gli elementi pro Bolkestein si fanno sempre più numerosi. Difficile opporsi ancora alle gare. L’intervento della Commissione spianerebbe la strada. A Palazzo Chigi c’è chi quasi se lo augura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti