Salvini evita il Papeete ma prepara l’autunno caldo su Autonomia e pensioni: “Mollo solo se mi arrestano”
dal nostro inviato Lorenzo De CiccoSei di pomeriggio, Milano Marittima, tramonto, lettini e cabanas. Un tempo questa era l’ora del gin tonic, delle cubiste in bikini e supertacco, del vicepremier in consolle a torso nudo che rovesciava i governi. E ora invece ecco Matteo Salvini, preceduto passo passo da una guardinga Francesca Verdini, solitario con la figlia per mano, rientrare dalla battigia in albergo prima del comizio alla festa della Lega di Cervia. Il Papeete è a un tiro di schioppo, sette stabilimenti di distanza dice Google Maps, ma è come se fosse in un punto remoto del globo terracqueo. Questo qui è il Salvini che sul palco giura fedeltà al governo, che ripete «durerà fino al 2027», che insomma fa la posa dall’alleato fedele «dell’amica Giorgia». Epperò si sa che l’abito non fa il monaco. E dunque il fatto che sia al “Mare Pineta” anziché al Papeete, assurto a simbolo delle crisi balneari da quella pazza estate di 5 anni fa, non fa un Salvini accucciato e mesto.
Autunno arroventato
I “Fratelli” lo sanno. Non…
Sei di pomeriggio, Milano Marittima, tramonto, lettini e cabanas. Un tempo questa era l’ora del gin tonic, delle cubiste in bikini e supertacco, del vicepremier in consolle a torso nudo che rovesciava i governi. E ora invece ecco Matteo Salvini, preceduto passo passo da una guardinga Francesca Verdini, solitario con la figlia per mano, rientrare dalla battigia in albergo prima del comizio alla festa della Lega di Cervia. Il Papeete è a un tiro di schioppo, sette stabilimenti di distanza dice Google Maps, ma è come se fosse in un punto remoto del globo terracqueo. Questo qui è il Salvini che sul palco giura fedeltà al governo, che ripete «durerà fino al 2027», che insomma fa la posa dall’alleato fedele «dell’amica Giorgia». Epperò si sa che l’abito non fa il monaco. E dunque il fatto che sia al “Mare Pineta” anziché al Papeete, assurto a simbolo delle crisi balneari da quella pazza estate di 5 anni fa, non fa un Salvini accucciato e mesto.
Autunno arroventato
I “Fratelli” lo sanno. Non si aspettano scossoni agostani, però hanno capito che sarà un autunno arroventato. Perché il lavorio sottotraccia dei leghisti nell’ultimo anno e mezzo ha già reso l’operazione sgamata. E le tappe segnate sul calendario di Montecitorio e Palazzo Madama fanno già prevedere che da qui a dicembre sarà un rodeo.
Autonomia e ruolo di Zaia
Sul palco di Cervia, l’altro ieri, c’era il governatore del Veneto, Luca Zaia, che insisteva sull’autonomia nonostante le ritrosie dei forzisti (e più di qualche meloniano). Il “Doge” è il primo che cita Salvini: «Lo incontrerò domani», cioè oggi, racconta il vicepremier al condirettore di Libero, Piero Senaldi, che lo intervista davanti agli stand dove vorticano piatti fumanti di cappelletti al ragù. Si gode l’approvazione in Parlamento della legge Calderoli, «dopo trent’anni». Non parla dell’accelerazione di Veneto e Lombardia, che già vorrebbero passare all’incasso, chiedendo subito allo Stato le materie “non Lep”, tra cui il commercio con l’estero, che fa capo alla Farnesina e di cui Tajani non ha alcuna intenzione di privarsi anzitempo. Ma i colonnelli del Carroccio hanno le idee chiare: l’autonomia non può aspettare 2 anni, quanto ci vorrà per finanziare i livelli essenziali di prestazione, ammesso che fili tutto liscio. E dunque un segnale va dato prima. La Lega il tema lo porrà. Anche se FI ha già detto che non se ne parla. Pure FdI, con Musumeci, ha cassato la smania leghista. E Zaia che farà, visto che di terzo mandato non è aria? Il sindaco di Venezia? «Può fare tutto benissimo, ci sono anche le Olimpiadi di Milano-Cortina». E qui sembra aprire all’idea lanciata dal capo dei meloniani veneti, Luca De Carlo, che aspira alla poltrona di governatore: Zaia presidente del Coni. Al posto di Giovanni Malagò, poco amato a destra.
Le spine dei Fratelli
L’altra spina nel fianco dei Fratelli è la Rai. L’intesa in maggioranza non c’è. Se FdI avrà l’ad e FI la presidenza, Salvini pretende la poltrona da diggì, ma Meloni non ne vuol sapere. Il clima è tale che Tajani ha fatto sapere ieri che i leader non faranno un vertice a 3 nemmeno stamattina, dopo il Cdm. Tanto «per la Rai non si vota adesso». «Il vertice se lo sono inventato i giornali di sinistra», sostiene Salvini, prima di riservare altre punzecchiate ai soci azzurri: «Hanno votato von der Leyen col Pd. Ma metteremo Ursula in minoranza». Non si sa come. «Che l’Europa sia democratica fa ridere, come la scritta in tribunale: la legge è uguale per tutti». Del resto per Salvini, «Toti è stato un prigioniero politico». Soffia sul complottismo, attacca i giudici: «La sinistra ha provato in Liguria a fare un test per rovesciare il governo». E i magistrati «se sbagliano devono pagare, la magistratura è l’ultima vera casta». Mezza frecciata pure agli eredi di Berlusconi, che non hanno gradito tempi e modi con cui Malpensa è stato intitolato al padre: «I rapporti con loro sono buoni - sostiene Salvini - ma di Berlusconi ne nasce uno ogni cento anni».
Bad company dell vannaccismo
Intanto il fidato sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, lavora alla riforma delle pensioni, anche se far quadrare i conti in manovra sarà già un lavoraccio, per Giancarlo Giorgetti. «Ma cancelleremo quella schifezza della Fornero», insiste Salvini. Assicura che il generale Vannacci non strapperà: «Avrà un lungo futuro nella Lega». Anche se non ha preso la tessera; a Cervia, invitato, non si è fatto vedere, per andare in Sardegna. E la notizia che si farà un movimento tutto suo inquieta tanti dirigenti del Carroccio, tra gli stand. Perché il rischio è che la Lega diventi una bad company del vannaccismo. Salvini giura che non finirà così. Tenta ancora di rilanciare la sua leadership: lascerebbe da segretario «solo se finisco in carcere». Il congresso annunciato per fine anno però ancora non è stato fissato. Pure quelli locali (mancano 8 regioni, tra cui la decisiva Lombardia) saranno convocati, a questo punto, solo da settembre in poi. Tra le truppe parlamentari c’è chi prevede: «Quello di Matteo prima delle Europee era solo un bluff, per tenerci buoni. Il congresso slitterà all’anno prossimo».