Abuso d’ufficio, pressing del governo per la firma del Colle
di Liana MilellaIl capo dello Stato Sergio Mattarella e il ministro della Difesa Guido Crosetto
ROMA - Non c’è ancora il via libera alle norme che aboliscono l’abuso d’ufficio, approvate dal Parlamento, e il governo va in pressing sul Quirinale. È il ministro della Difesa Guido Crosetto, a metà giornata, a ritwittare un post di Enrico Costa di Azione su X: «Ventotto giorni fa è stato approvato definitivamente dal Parlamento il ddl Nordio con l’abrogazione dell’abuso d’ufficio. Non è ancora in Gazzetta Ufficiale», scrive Costa.
Il segnale di un’insofferenza, negli ambienti dell’esecutivo, che è evidente. E che emerge in una giornata in cui si diffonde la notizia - diffusa da una fonte qualificata e che riveste un ruolo politico in via Arenula - che Sergio Mattarella stia elaborando una lettera di accompagnamento. Che starebbe per promulgare la legge ma con forti critiche per le conseguenze che questa potrebbe produrre sulla tutela giuridica degli italiani. La lettera non c’è. E dal Quirinale lo confermano a metà pomeriggio. Quando ormai la notizia è di pubblico dominio e ha …
ROMA - Non c’è ancora il via libera alle norme che aboliscono l’abuso d’ufficio, approvate dal Parlamento, e il governo va in pressing sul Quirinale. È il ministro della Difesa Guido Crosetto, a metà giornata, a ritwittare un post di Enrico Costa di Azione su X: «Ventotto giorni fa è stato approvato definitivamente dal Parlamento il ddl Nordio con l’abrogazione dell’abuso d’ufficio. Non è ancora in Gazzetta Ufficiale», scrive Costa.
Il segnale di un’insofferenza, negli ambienti dell’esecutivo, che è evidente. E che emerge in una giornata in cui si diffonde la notizia - diffusa da una fonte qualificata e che riveste un ruolo politico in via Arenula - che Sergio Mattarella stia elaborando una lettera di accompagnamento. Che starebbe per promulgare la legge ma con forti critiche per le conseguenze che questa potrebbe produrre sulla tutela giuridica degli italiani. La lettera non c’è. E dal Quirinale lo confermano a metà pomeriggio. Quando ormai la notizia è di pubblico dominio e ha generato tutti i retroscena possibili.
Del resto, è noto che il capo dello Stato ha a disposizione un mese intero per valutare i testi. Quindi nessun ritardo può essergli rimproverato. Il ddl Nordio ha ottenuto il via libera della Camera il 10 luglio. Ben 390 giorni dopo il sì del Consiglio dei ministri. Sergio Mattarella ha ancora una manciata di giorni. E certo non si possono ignorare i suoi impegni internazionali di luglio, dalla lunga visita in Brasile alla sua presenza a Parigi per le Olimpiadi.
Nel frattempo gli uffici giuridici del Colle hanno verificato il ddl Nordio riga per riga. Com’era giusto che fosse, poiché si tratta di un testo che non solo cancella un reato - l’abuso d’ufficio - che l’Europa più volte ci ha chiesto di mantenere, ma riduce drasticamente il traffico d’influenze, con la conseguenza, in entrambi i casi, di azzerare processi in corso o già terminati. Gian Luigi Gatta, docente di diritto penale alla Statale di Milano, lo ha dimostrato citando casi concreti, compresi quei 3.632 già chiusi con sentenza definitiva che verranno azzerati.
E dunque sarà un via libera sofferto quello di Mattarella al ddl Nordio. Che se non mostra un evidente “buco” costituzionale - e questo sì avrebbe comportato la mancata firma - tuttavia cela vizi di costituzionalità che via via saranno i tribunali a portare davanti alla Consulta. Ci vorrà tempo, ma per il governo la partita sarà difficile. E dev’essere per questo che ieri è stata buttata in campo la palla della presunta lettera di Mattarella per arrecare un colpo all’abuso d’ufficio.
Chi e perché ha sussurrato la notizia? Di certo una fonte che rivela il concreto timore di un altolà che metterebbe sia il ministro della Giustizia Nordio che i suoi sottosegretari - il forzista Sisto, il meloniano Delmastro, il leghista Ostellari - in un fortissimo imbarazzo rispetto alla premier Meloni. Uno staff che in ormai quasi due anni di governo ha prodotto una sola legge, appunto l’abuso d’ufficio. Dove alla fine proprio il Quirinale ha dovuto “consigliare” come indispensabile un’integrazione, quelle norme sul peculato per distrazione inserito al volo nel decreto per sanare un altro vulnus con l’Europa. Mattarella si è spinto fin lì. «Quel testo non gli piace» dice più d’uno al Quirinale. Da ex giudice costituzionale il capo dello Stato conosce bene però quale sia il margine delle bocciature possibili.