La giudice Cassano: “Il manuale Gazzoni? Studenti non possono formarsi su testo che dileggia la magistratura”
di Liana MilellaMargherita Cassano, primo presidente Corte di Cassazione
(fotogramma)Un libro, il “Manuale di diritto privato” di Francesco Gazzoni, giurista ultraottantenne ed ex docente della Sapienza, da 48 ore scatena una tempesta nella magistratura. Perché contiene giudizi e teorie “offensive e inaccettabili” per l’intera categoria. “Espressioni misogine e di stupido dileggio dell’ordine giudiziario” ha chiosato subito il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia. Ne è scossa la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano che accetta di parlarne con Repubblica. “Esiste il principio costituzionale della libera manifestazione del pensiero, ma mi amareggia pensare che studenti universitari possano formarsi in maniera emotiva e non razionale”. E aggiunge: “Questa è la cosa che mi preoccupa di più”.
Mi dica subito, lei ha mai studiato sul manuale Gazzoni, appena ripubblicato dalle Edizioni scientifiche italiane, che è tuttora un testo base in tante università italiane, usato anche per affrontare i concorsi in magistratura?
“Conosco la produzione scientifica di …
Un libro, il “Manuale di diritto privato” di Francesco Gazzoni, giurista ultraottantenne ed ex docente della Sapienza, da 48 ore scatena una tempesta nella magistratura. Perché contiene giudizi e teorie “offensive e inaccettabili” per l’intera categoria. “Espressioni misogine e di stupido dileggio dell’ordine giudiziario” ha chiosato subito il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia. Ne è scossa la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano che accetta di parlarne con Repubblica. “Esiste il principio costituzionale della libera manifestazione del pensiero, ma mi amareggia pensare che studenti universitari possano formarsi in maniera emotiva e non razionale”. E aggiunge: “Questa è la cosa che mi preoccupa di più”.
Mi dica subito, lei ha mai studiato sul manuale Gazzoni, appena ripubblicato dalle Edizioni scientifiche italiane, che è tuttora un testo base in tante università italiane, usato anche per affrontare i concorsi in magistratura?
“Conosco la produzione scientifica di Gazzoni, ma non ho studiato il diritto privato sul suo manuale. È un professore in pensione che gode di grande credito nel mondo accademico. Proprio per questo mi stupiscono profondamente e mi amareggiano le espressioni contenute nella versione aggiornata nel suo manuale”.
Che cosa l’ha lasciata più stupefatta?
“Ritengo che non corrisponda ai principi basilari di un insegnamento universitario ingenerare nei giovani studenti la convinzione che la magistratura non sia un organo dello Stato in grado di assolvere adeguatamente al suo compito istituzionale. Ciò induce lo studente a non rispettare lo Stato di diritto e delegittima la magistratura che ne è una delle espressioni”.
Nella ventunesima edizione del Manuale ci sono considerazioni che hanno creato un grande allarme tra le toghe. Frasi come questa: “Entrano in ruolo in base a un mero concorso per laureati in giurisprudenza e appartengono in maggioranza al genere femminile che giudica non di rado in modo eccellente, ma è in equilibrio molto instabile nei giudizi di merito in materia di famiglia e figli”.
“Innanzitutto l’allarme non dovrebbe essere solo dei magistrati, ma dell’intero mondo accademico, e più in generale dell’intera società. Perché la prima regola basilare di qualsiasi insegnamento universitario è il rispetto della Costituzione e degli organi da essa previsti”.
E in questo testo il principio non viene rispettato?
“Siamo di fronte a una delegittimazione dell’intera magistratura, perché in quelle pagine si afferma che i giudici appartengono alla categoria degli psicolabili. Per me questo è un grande profilo di allarme, perché si abituano gli studenti a non rispettare gli organi previsti dalla Costituzione, utilizzando generalizzazioni prive di ogni fondamento”.
La critica alle donne è pesantissima: sono “instabili” quando giudicano su famiglia e figli.
“È un giudizio che si pone in contrasto con un altro principio costituzionale, quello di uguaglianza e di non discriminazione. L’affermazione sottintende l’idea che le donne non siano dotate del necessario raziocinio ed equilibrio per amministrare la giurisdizione soprattutto in materia di famiglia e minori”.
Le donne in toga sono oltre la metà della magistratura. E in queste ore sono in piena rivolta dopo aver letto frasi simili.
“È un giudizio che echeggia alcuni interventi che si registrarono in sede di Assemblea costituente sull’incapacità delle donne di amministrare correttamente la giurisdizione per mancanza di raziocinio o perché troppo facilmente preda di stati emotive”.
Ma che finirono nel cestino.
“Certo. Posizioni che sono state superate grazie all’intervento della Corte costituzionale con la storica sentenza del 1960 e con la legge varata nel 1963 che ha consentito l’accesso delle donne. Per questo ritengo che le valutazioni espresse si pongano in contrasto con la Costituzione”.
Eppure quelle frasi di Gazzoni ormai sono stampate e sono già in vendita. Espressione come questa: “Si è assistito a invasioni di campo, sostanziali se non formali, a opera di giudici i quali, nel silenzio della legge, hanno ritenuto di poter decidere a quali condizioni si possono far morire cittadini incapaci di intendere e di volere”. Forse un riferimento alla giudice della Cassazione Gabriella Luccioli e alla sentenza Englaro?
“È una frase che di certo non aiuta gli studenti a comprendere appieno la complessa attività d’interpretazione da parte del giurista che viene invece banalizzata. Con la conseguenza di non abituare gli studenti a capire quanto sia difficile e faticoso leggere e valutare assieme le molteplici fonti interne e sovranazionali e adeguare il contenuto della norma al divenire sociale. Queste banalizzazioni nuocciono a un’adeguata e approfondita formazione del giurista che invece va aiutato a non schematizzare la realtà giuridica e a comprenderla nelle sue molteplici sfaccettature”.
Sembra quasi che Gazzoni si faccia interprete della politica attuale e di un governo che insiste su giudici che non devono interpretare la legge, ma solo applicarla.
“Il ruolo di un professore è quello di educare lo studente a prescindere dalle contingenze. Il bravo giurista non si forma sulle polemiche ma su studi approfonditi, seri, in grado di ricostruire in maniera razionale le articolazioni dell’ordinamento giuridico”.
Scrive Gazzoni che i magistrati “non di rado appartengono alla categoria degli psicolabili”. Tant’è che cita il disegno di legge dell’allora senatore Francesco Cossiga che voleva introdurre la visita psichiatrica per i candidati al concorso in magistratura. Forse un atout ai test psico attitudinali di Nordio?
“Un testo universitario ha valore se serve a formare intere generazioni di studenti sui principi generali di civiltà giuridica. Se non assolve a questa funzione mi chiedo se si possa considerare un’opera scientifica. Il compito di un insegnante è in generale assai delicato. Quello del professore di diritto consiste nel promuovere la capacità di leggere in modo completo le regole dell’ordinamento cogliendone le linee evolutive. La singola polemica contingente non può mai essere un insegnamento scientifico”.
Ma Gazzoni pare proprio avercela con le toghe italiane. Che soffrono di “ybris” e si sentono “superiori alla legge, a livello di padreterni”. E ignorano “l’obbligo dell’umiltà”.
“È un’affermazione che contrasta con l’attuale assetto dell’ordinamento in cui è la Costituzione, l’articolo 111 al sesto comma, che obbliga il giudice a motivare i provvedimenti e dà a ogni cittadino il diritto di ricorrere in Cassazione contro sentenze e provvedimenti in materia di libertà personale. Due principi che dimostrano come il giudice è tenuto ad argomentare razionalmente le ragioni della sua decisione e a esplicitarle, per consentire i controlli successivi in base ai principi costituzionali di sottoposizione esclusiva alla legge e di amministrazione della giustizia in nome del popolo italiano. Due principi che dimostrano come il ruolo del giudice non è sopra la legge, ma è sottoposto a essa”.