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Autonomia, faccia a faccia tra Salvini e Zaia: il governatore insiste per le deleghe, la Lega teme sgambetti dagli alleati

Matteo Salvini e Luca Zaia (ansa)

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Si prova ad accelerare dopo la pausa estiva: l’obiettivo di trasferire 9 materie già ad ottobre. FdI e Forza Italia freddi. E il rimpallo tra dicasteri potrebbe impallinare la riforma
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Sull’Autonomia la Lega vuole un’altra accelerata. Matteo Salvini ieri mattina, prima del Consiglio dei ministri, ha incontrato nella sede del suo dicastero il governatore del Veneto, Luca Zaia. I due non si erano incrociati a Cervia, alla festa della Lega romagnola a due passi dal Papeete. Ma si erano dati appuntamento a Roma. E il faccia a faccia, raccontano dal Carroccio, è stato incentrato in larga parte sull’applicazione della legge Calderoli, contro cui l’opposizione raccoglie le firme, chiamandola “Spacca Italia”. Zaia, insieme al collega lombardo Attilio Fontana, appena varata la riforma ha chiesto al governo di devolvere subito 9 materie “non Lep”. Quelle che non hanno bisogno del finanziamento dei livelli essenziali di prestazione e che lo Stato, in teoria, può cedere a stretto giro. In teoria, appunto, perché Forza Italia ha già bloccato il piede sul freno, non solo col vice-segretario nazionale Roberto Occhiuto, che da governatore della Calabria anima la fronda interna agli…

Sull’Autonomia la Lega vuole un’altra accelerata. Matteo Salvini ieri mattina, prima del Consiglio dei ministri, ha incontrato nella sede del suo dicastero il governatore del Veneto, Luca Zaia. I due non si erano incrociati a Cervia, alla festa della Lega romagnola a due passi dal Papeete. Ma si erano dati appuntamento a Roma. E il faccia a faccia, raccontano dal Carroccio, è stato incentrato in larga parte sull’applicazione della legge Calderoli, contro cui l’opposizione raccoglie le firme, chiamandola “Spacca Italia”. Zaia, insieme al collega lombardo Attilio Fontana, appena varata la riforma ha chiesto al governo di devolvere subito 9 materie “non Lep”. Quelle che non hanno bisogno del finanziamento dei livelli essenziali di prestazione e che lo Stato, in teoria, può cedere a stretto giro. In teoria, appunto, perché Forza Italia ha già bloccato il piede sul freno, non solo col vice-segretario nazionale Roberto Occhiuto, che da governatore della Calabria anima la fronda interna agli azzurri anti-autonomia. Lo stesso Antonio Tajani si è detto molto cauto sulla corsa del Veneto, anche perché la Farnesina perderebbe un pezzo della delega al commercio estero.

Pure FdI si sta mettendo di traverso, come ha fatto capire il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, linea condivisa con via della Scrofa. Un altro “Fratello”, il ministro dei Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani, ieri alla Camera è stato sibillino. Da un lato ha rassicurato i leghisti, spiegando che “la legge consente da subito l’avvio di negoziati”, dall’altro ha garantito “massimo ascolto a tutti i rappresentanti delle autonomie che hanno manifestato preoccupazioni”.

La Lega però non vuole che la riforma Calderoli rimanga impallinata dal calcolo dei Lep, anche perché il rimpallo tra dicasteri, per gli alleati, sarebbe il modo migliore di affossare l’operazione senza intestarsi la mossa. Zaia spera che il tavolo di trattativa col governo per la cessione delle prime 9 materie parta poco dopo l’estate. Da ottobre. Sarebbe il primo step. Il ministero di Roberto Calderoli è già al lavoro. E Salvini - che da segretario deve governare un partito con più anime, quella tradizionale nordista e la Lega nazionale che ancora resiste al Sud - ha dato il suo placet. Mentre Calderoli nel Cdm di ieri ha parlato della possibilità di riformare anche l’ordinamento delle Regioni a Statuto speciale, dopo le richieste di Friuli, Trentino, Valle d’Aosta e Sardegna (da Cagliari l’istanza era stata spedita prima che si insediasse la presidente contiana, Alessandra Todde).

Con Zaia, Salvini ha parlato anche di altro. Delle infrastrutture per le Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026. Dalle parti della Lega negano che si sia parlato pure di Coni: i veneti di FdI hanno lanciato da tempo l’idea di Zaia alla presidenza del Comitato olimpico nazionale, al posto di Giovanni Malagò, che il grosso della destra di governo non vede di buon occhio. Una frase sibillina del vicepremier a Cervia sembrava aprire a questa possibilità per Zaia, più che alla poltrona di sindaco di Venezia, ma dal Carroccio dopo l’incontro frenano. In ogni caso, prima di finire il mandato, “il Doge” sogna di lasciare Palazzo Balbi con 9 deleghe in più. Alleati permettendo.

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