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Campo largo, l’apertura a Renzi piace ai big del Pd. Schlein al lavoro per superare i veti

Matteo Renzi ed Elly Schlein alla partita del cuore 

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I no di M5S e Avs non frenano la segretaria. I dem Franceschini e Guerini lodano la linea unitaria. Il leader Iv: “Sarò al tavolo del programma”
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Calma e gesso. Pazienza e tenacia. Nella cassetta di Elly Schlein sono gli attrezzi più preziosi: utilizzati per unire il Pd, serviranno adesso per costruire il progetto dell’alternativa. La pazienza per tenere a bada gli animal spirits di Giuseppe Conte che, giocando di sponda con i rossoverdi Fratoianni e Bonelli, intende sbarrare il campo progressista a Matteo Renzi, affondatore del governo giallorosso. La tenacia per ricomporre pezzo dopo pezzo un puzzle talmente complicato da aver schiantato altri segretari prima.

Restano due i principi sui quali la leader dem non contempla deroghe. Primo: niente veti, «noi non ne mettiamo e non vogliamo neppure subirne», avvertimento per chi pensa di delimitare l’area del centrosinistra in…

Calma e gesso. Pazienza e tenacia. Nella cassetta di Elly Schlein sono gli attrezzi più preziosi: utilizzati per unire il Pd, serviranno adesso per costruire il progetto dell’alternativa. La pazienza per tenere a bada gli animal spirits di Giuseppe Conte che, giocando di sponda con i rossoverdi Fratoianni e Bonelli, intende sbarrare il campo progressista a Matteo Renzi, affondatore del governo giallorosso. La tenacia per ricomporre pezzo dopo pezzo un puzzle talmente complicato da aver schiantato altri segretari prima.

Restano due i principi sui quali la leader dem non contempla deroghe. Primo: niente veti, «noi non ne mettiamo e non vogliamo neppure subirne», avvertimento per chi pensa di delimitare l’area del centrosinistra in base a rancori o antipatie personali, anziché su temi e contenuti. Secondo: «Io sono testardamente unitaria», nell’avverbio il senso di tutto, lei non è una che demorde. Consapevole di avere davanti non i 100 metri, bensì una maratona. È quel che sostiene pure Dario Franceschini: «Non bisogna correre, che la fretta fa gattini ciechi: tre anni di opposizione e battaglie comuni aiuteranno il percorso futuro». Come a dire, diamogli tempo. Guai a forzare.

L’ha capito anche l’ex rottamatore, ieri a Roma per raccogliere le firme contro l’Autonomia differenziata: «Schlein ha una posizione molto chiara, lei dice “io voglio il tavolo e il confronto programmatico” e quando arriveremo al tavolo e al confronto programmatico noi ci saremo. Nel frattempo, sulle operazioni politiche in ballo stiamo lavorando nella stessa direzione. Per esempio sulla Rai, i nostri due voti in Vigilanza, saldamente all’opposizione del disegno sbagliato di Meloni, sono decisivi». In una gara fra coalizioni che numericamente si equivalgono, Renzi è convinto di poter fare la differenza: «L’ultima volta che Fratoianni, Bonelli e Conte ci hanno escluso era in Basilicata. Risultato? La sinistra ha perso e ha vinto la destra», insiste. «Per cui, se la sinistra vuol mettere veti perde, se il centrosinistra vuol prendere i voti vince. Oggi il centrosinistra è già matematicamente maggioranza ma non lo è politicamente. Perché? Perché va avanti a forza di veti, è questo l’elemento chiave».

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La vera novità è che stavolta Schlein ha dalla sua tutto il Pd: sia chi il capo di Iv proprio non lo sopporta, sia chi pur essendogli amico non lo ha seguito nella scissione. È il caso di Lorenzo Guerini, al quale i furori antirenziani di M5S e Avs sembrano «solo tatticismi: la linea della segretaria per costruire un’alleanza forte e battere la destra è la prospettiva giusta e resta immutata», taglia corto l’ex ministro della Difesa. Ancora più netto Nicola Zingaretti, durante il governo giallorosso rimasto schiacciato nella guerra fra Conte e Renzi: «La cultura dei veti, del meglio pochi ma buoni ha spalancato le porte a Giorgia Meloni», ragiona. «Ora si sta aprendo un processo unitario che deve essere popolare, immerso nel Paese e fondato sui contenuti. Ci vorrà molta coerenza, passione e lavoro per superare il rischio di divisioni preconcette o ammucchiate senz’anima. Ma è tempo di superare gli schemi politicisti».

Cioè di guardare avanti, con gli occhi semmai rivolti al lungo cammino già fatto. «Poche settimane fa in molti Comuni abbiamo vinto con alleanze ampie», riflette Stefano Bonaccini. «Io in Emilia ho vinto e governato con uno schieramento che andava da Iv a SI e Verdi. Ora ci sono le condizioni affinché si allarghi per la prima volta al M5S se si troverà, come mi pare, un accordo sul programma che Michele De Pascale costruirà assieme agli alleati. Come a giugno è già avvenuto a Modena, Reggio Emilia e Cesena, tutte vinte al primo turno. E come potrebbe accadere in Umbria e Liguria. Ecco, intanto concentriamoci sui territori per cercare di centrare la tripletta. Il resto si vedrà. Un passo alla volta».

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