Oggi lo sciopero dei balneari. La via stretta di Meloni: “Gare inevitabili”
di Giuseppe ColomboROMA - Da paladina “anti Bolkestein” a premier che indirà le gare per le concessioni balneari. La metamorfosi di Giorgia Meloni è questione di giorni. Venti o poco più. Bollenti, nell’estate calda che comincia oggi con lo sciopero degli ombrelloni. Una serrata “gentile”, come l’ha definita Antonio Capacchione, il presidente del sindacato dei balneari che ha promosso la mobilitazione: due ore, dalle 7.30 alle 9.30, con i grandi parasoli chiusi per protestare contro l’immobilismo della destra al governo.
Il segnale di debolezza è evidente e in fondo gli ombrelloni chiusi non sono una protesta di piazza, ma per Palazzo Chigi è una magra consolazione di fronte all’imbarazzo che monta di ora in ora. Perché agli “amici delle spiagge” si erano promesse leggi, prelazioni e indennizzi, mentre ora si prepara la grande retromarcia. In silenzio.
A settembre la Commissione europea è pronta a portare l’Italia di fronte alla Corte di …
ROMA - Da paladina “anti Bolkestein” a premier che indirà le gare per le concessioni balneari. La metamorfosi di Giorgia Meloni è questione di giorni. Venti o poco più. Bollenti, nell’estate calda che comincia oggi con lo sciopero degli ombrelloni. Una serrata “gentile”, come l’ha definita Antonio Capacchione, il presidente del sindacato dei balneari che ha promosso la mobilitazione: due ore, dalle 7.30 alle 9.30, con i grandi parasoli chiusi per protestare contro l’immobilismo della destra al governo.
Il segnale di debolezza è evidente e in fondo gli ombrelloni chiusi non sono una protesta di piazza, ma per Palazzo Chigi è una magra consolazione di fronte all’imbarazzo che monta di ora in ora. Perché agli “amici delle spiagge” si erano promesse leggi, prelazioni e indennizzi, mentre ora si prepara la grande retromarcia. In silenzio.
A settembre la Commissione europea è pronta a portare l’Italia di fronte alla Corte di giustizia dell’Ue: i giochi si stanno per chiudere. E questa volta a Roma toccherà pagare. Soldi e tanti.
La presidente del Consiglio, nervosa, ha scelto di affidarsi al lucido e ultraeuropeista Raffaele Fitto per capire come gestire il dietrofront. Con un’indicazione: bisogna riattivare il negoziato con Bruxelles e portare qualcosa a casa. Anche solo un risultato minimo pur di mascherare la resa. Per riuscire nell’auspicio, però, bisogna cambiare pelle perché ora è l’Europa ad avere il coltello dalla parte del manico. Detto, fatto: il primo autosabotaggio della linea oltranzista è pronto. Ecco il segnale: il sì ai bandi di gara. Tradotto: l’accoglimento della direttiva Bolkestein per la liberalizzazione delle spiagge.
L’idea è affacciare l’impegno nel decreto “Salva infrazioni” che è atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri del 27 agosto, al rientro dalla ferie estive. È lì dentro che il governo inserirà le norme che servono ad attuare gli obblighi previsti dalle procedure d’infrazione attivate dalla Commissione europea. Alla decina di materie già inserite sarà aggiunta anche quella sui balneari. L’indicazione non sarà dettagliata, ma poco conta. Quello che vale è l’addio alla linea dell’intransigenza che ha ignorato due sentenze del Consiglio di Stato, le pronunce dei Tar, le decisioni della Corte costituzionale, persino le indicazioni della Corte di giustizia europea. Per non parlare dei rilievi del Quirinale, disattesi.
Adesso si gioca il secondo tempo. Salvini è per la linea dura. Ieri, da Marina di Pietrasanta, è ritornato ad accarezzare i balneari e a promettere la prelazione per le uscite, indennizzi e proroghe. "Spero che l’Europa su questi principi di buonsenso possa darci l’ok, altrimenti sarà un problema”, ha minacciato il leader della Lega.
Fitto viaggia in direzione opposta. Invoca toni moderati. Già l’Italia è un passo dalla frustata della Corte di giustizia, di certo non si possono sbattere i pugni sul tavolo, è il ragionamento del fedelissimo della premier. Tratterà, da commissario europeo in pectore, perché le ragioni casalinghe non possono essere tradite. Ma lo farà solo con il sì alla Bolkestein in tasca. Sempre che la maggioranza, da Roma, accetti il metodo: prima dare, parecchio, e poi ricevere, qualcosa. Non basterà comunque a nascondere la resa.
E poco serve, alla premier, sapere che il fronte del dissenso tra le associazioni di categoria è diviso sulla protesta di questa mattina: le aziende di Assobalneari, espressione di Confindustria, non aderiranno perché, spiega il presidente dell’associazione Fabrizio Licordari, "non è giusto penalizzare migliaia di consumatori che hanno scelto gli stabilimenti italiani per le vacanze, riconoscendone la qualità”.
Il mondo dei balneari lo dichiara all’unisono: si sente abbandonato dal governo. A Palazzo Chigi è una corsa contro il tempo per provare a riconquistarlo, sapendo di poter fare ben poco.
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