Meloni sente Crosetto: noi con Kiev. Ma la Lega attacca sulle armi
di Lorenzo De CiccoIl presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky
ROMA — Dentro FdI si affrettano a bollare il caso come archiviato. E a chiuderlo è stata una telefonata, l’altro ieri, tra Giorgia Meloni e il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Non una strigliata, quella della premier, anche perché il rapporto tra i due è datato e solitamente privo d’incrinature, piuttosto «un chiarimento», raccontano fonti di governo e di partito. Meloni non la pensa come il suo ministro, però, sull’incursione ucraina in territorio russo, a Kursk. Non crede cioè che «allontani la pace», come ha sostenuto Crosetto venerdì. La premier, che domani partirà per le vacanze in Puglia, non ha voluto comunque esporsi direttamente. Ha lasciato che la linea di FdI venisse ribadita da un deputato non di prima fascia, il capogruppo in commissione Esteri, Giangiacomo Calovini, per non dare alla precisazione il crisma di una reprimenda nei confronti di un fondatore di FdI. Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ieri ha sentito Meloni per concertare la linea su Gaz…
ROMA — Dentro FdI si affrettano a bollare il caso come archiviato. E a chiuderlo è stata una telefonata, l’altro ieri, tra Giorgia Meloni e il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Non una strigliata, quella della premier, anche perché il rapporto tra i due è datato e solitamente privo d’incrinature, piuttosto «un chiarimento», raccontano fonti di governo e di partito. Meloni non la pensa come il suo ministro, però, sull’incursione ucraina in territorio russo, a Kursk. Non crede cioè che «allontani la pace», come ha sostenuto Crosetto venerdì. La premier, che domani partirà per le vacanze in Puglia, non ha voluto comunque esporsi direttamente. Ha lasciato che la linea di FdI venisse ribadita da un deputato non di prima fascia, il capogruppo in commissione Esteri, Giangiacomo Calovini, per non dare alla precisazione il crisma di una reprimenda nei confronti di un fondatore di FdI. Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ieri ha sentito Meloni per concertare la linea su Gaza, è convinto che le mosse di Zelensky siano una «comprensibile reazione» dell’Ucraina, nell’ottica di una manovra di alleggerimento sul fronte interno. Sia Meloni che Tajani erano stati messi a parte della dichiarazione diramata tre giorni fa da un portavoce della Commissione europea. Per l’Ue, l’Ucraina «ha il diritto di colpire il nemico ovunque ritenga necessario». Questa è anche la linea del governo italiano.
Tajani la ribadirà tra oggi e domani in Svizzera, a Locarno, dove parteciperà alla Giornata della Diplomazia. Non è solo l’occasione di un bilaterale con l’ex presidente della Confederazione elvetica, Ignazio Cassis, che oggi guida il dipartimento degli Affari esteri. Si parlerà anche di Kiev. Già ieri, annunciando il vertice, Tajani ha voluto ringraziare il governo svizzero «per l’importante contributo agli sforzi di mediazione per giungere a una pace giusta in Ucraina». La conferenza di pace in Svizzera, per il vicepremier, «è stato un rilevante passo in avanti». Senza citare il collega Crosetto, il segretario azzurro ha voluto rimarcare che «il sostegno italiano a Kiev è incessante e al centro della presidenza italiana del G7».
Un pezzo di opposizione però chiede al governo di esporsi direttamente, sulle parole del titolare della Difesa. Dopo Pd e 5S, ieri è intervenuta +Europa, con Benedetto Della Vedova: «Se l’Italia, come rischia di apparire dalle parole del ministro Crosetto, dovesse abbandonare la linea fin qui tenuta, sarebbe una crepa grave nell’Ue». Il Pd, col responsabile Esteri, Peppe Provenzano, spiega invece di essere per «il sostegno, anche militare, all’Ucraina. Ma la guerra non si deve allargare, deve fermarsi con una pace giusta. Diciamo da tempo che l’Europa, accanto al sostegno a Kiev, deve impegnarsi in un’iniziativa diplomatica sempre più urgente». La Lega intanto continua bersagliare la Commissione europea e Ursula von der Leyen, con cui Meloni sta trattando per la delega italiana. «L’Ue è di un’incoerenza totale - sostiene il generale Roberto Vannacci - Le armi italiane non possono essere utilizzate per colpire in territorio russo, ma gli ucraini ora le stanno usando». Il Carroccio potrebbe sollevare il caso all’Eurocamera. Vannacci non conferma né smentisce: «Sono un generale, conto sull’effetto sorpresa».