Le chat dei parlamentari di FdI friggono e non è colpa della calura pre-ferragosto. Ci si domanda: su Kiev la linea è cambiata? Oppure, viene da chiedersi, è Giorgia Meloni che non riesce più a tenere i suoi? Dopo il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che tre giorni fa ha parlato dell’incursione ucraina in territorio russo, nella regione di Kursk, come di una mossa che “allontana la pace”, ora è il vice-capogruppo vicario al Senato, Raffaele Speranzon, a prendere parola. Per sostenere che “è inaccettabile che uno stato invada il proprio vicino, vale per la Russia e vale anche in questo caso per l'Ucraina”. E ancora: “Questa iniziativa ucraina rende più difficile e meno efficace l'interlocuzione di parti terze e indebolisce il lavoro degli sherpa per abbassare la tensione”, le parole affidate al sito web Affaritaliani.it. Quanto a FdI, aggiunge il numero 2 dei senatori meloniani, “non possiamo che stigmatizzare l'utilizzo di mezzi e di armamenti dell'Alleanza Atlantica per offender…
Le chat dei parlamentari di FdI friggono e non è colpa della calura pre-ferragosto. Ci si domanda: su Kiev la linea è cambiata? Oppure, viene da chiedersi, è Giorgia Meloni che non riesce più a tenere i suoi? Dopo il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che tre giorni fa ha parlato dell’incursione ucraina in territorio russo, nella regione di Kursk, come di una mossa che “allontana la pace”, ora è il vice-capogruppo vicario al Senato, Raffaele Speranzon, a prendere parola. Per sostenere che “è inaccettabile che uno stato invada il proprio vicino, vale per la Russia e vale anche in questo caso per l'Ucraina”. E ancora: “Questa iniziativa ucraina rende più difficile e meno efficace l'interlocuzione di parti terze e indebolisce il lavoro degli sherpa per abbassare la tensione”, le parole affidate al sito web Affaritaliani.it. Quanto a FdI, aggiunge il numero 2 dei senatori meloniani, “non possiamo che stigmatizzare l'utilizzo di mezzi e di armamenti dell'Alleanza Atlantica per offendere un altro Stato sul proprio territorio”.
Se sul divieto di utilizzo di armi italiane in Russia la maggioranza (e anche un pezzo dell’opposizione) è d’accordo, sull’attacco delle truppe di Zelensky oltreconfine formalmente il governo non si è schierato su una posizione critica. Anzi. Il ministro degli Esteri, il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, giudica l’operazione come “una reazione comprensibile”. In teoria la stessa Meloni dovrebbe essere di questo parere, dato che era stata informata della dichiarazione dell’Unione europea che ha riconosciuto come legittima l’incursione a Kursk. E non ne ha mai preso le distanze.
La dichiarazione di Speranzon non era stata concordata, trapela ufficiosamente dai Fratelli. Però non si tratta di un peone. Al di là dei galloni di vice-capogruppo vicario, è uno degli “uomini-dichiarazione” di FdI. Vicino al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, è uno dei pochi a cui il partito spesso fa dettare la linea, proprio a suon di agenzie. Se è una sortita “riuscita male”, però, stavolta nessuno di FdI si affretta a precisare, come era capitato con Crosetto tramite una seconda fila, il capogruppo agli Esteri di Montecitorio, Giangiacomo Calovini.
Anche la Lega continua ad alzare la tensione, sul tema armi. Per il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, l’Ucraina di Zelensky sarebbe fra i paesi “in mano ad élite tecno-finanziarie che pensano di risolvere il problema del debito pubblico con le guerre. E così facendo scherzano con il fuoco”.